Se il mondo sembra un videogioco manipolato, bisogna carpirne i segreti a chi è nella zona grigia Inside

Davide Tomat di SPIME.IM

Con quali immagini è possibile raccontare il contemporaneo? Per SPIME.IM letteralmente tutte. Le loro opere transmediali racchiudono i linguaggi e le estetiche delle realtà digitali riportando il caos sistemico del mondo attuale. Ogni performance è una fusione di immagini, di suoni e di luci la cui sovrapposizione prepotente espone la realtà nei suoi aspetti più viscerali, toccando i nervi scoperti della politica e della società. Il collettivo, nato nel 2018 a Torino e composto da Davide Tomat, Gabriele Ottino, Matteo Marson e Marco Casolati, utilizza la musica elettronica e frammenti da found footage, elaborando quest’ultimi attraverso data bending, data moshing, sintesi video assistita da AI e grafica 3D. La tensione odierna viene dunque processata contemporaneamente sotto gli aspetti sia sonori che visivi tramite il montaggio audio-video automatizzato. Il risultato è la creazione di progetti musicali (Grey line, 2023; Zero EP, 2020; Exaland, 2019) con le loro relative realizzazioni video (come Heliotrope, 2023 o Zero 19, 2020), poi insieme rielaborati ed espansi in performance (tra cui Zero A/V Performance, 2020 e Exaland A/V Performance, 2019) e in installazioni (la più recente è Infomania, avvenuta a Città del Messico nel 2025). 


Il loro ritmo ipnotico e schietto e la loro resa coerentemente schizofrenica della realtà li hanno accompagnati in giro per il mondo come ospiti in festival come Mutek (Montreal, Tokyo e Barcellona), Club to Club (Torino) e L.E.V. Festival (Madrid), e, il 7 maggio 2026, si sono esibiti al LIFE Festival di Milano con Grey Line A/V Performance (2023). Nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore il pubblico è stato immerso nel mondo di Grey Line, dove per quasi un’ora ininterrotta è stato inondato dai video e dai suoni manipolati in tempo reale. Da come si evince dal titolo, il progetto esplora ciò che si muove tra le polarizzazioni sociali e politiche attuali, senza tralasciare nessuna sfumatura e senza lasciar tempo per battere ciglio o per prendere il respiro. Conclusasi questa valanga sono proprio queste le prime azioni che si fanno, ma è possibile anche pensare: “Cosa farebbero loro in Grey Line?”.

Ed è proprio quello che è stato domandato a Gabriele Ottino (O) e Davide Tomat (T), facendoli catapultare con questa intervista all’interno delle ambientazioni della loro opera: vediamo ora come si muoverebbero.

INSIDE GREY LINE


H: Ciao! Volete giocare? (Se continuate accettate automaticamente i termini e le condizioni) 


O e T: Sì.


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0. — Benvenuti nell’Era Oscura —


H: Perfetto, eccoci qui! Vi trovate ora nello screen di personalizzazione dell’avatar: prendete il vostro tempo per preparare i vostri cavalieri ad affrontare ciò che incontrerete dopo…


H: Intanto, una domanda: Grey Line è costellato di elementi appartenenti all’immaginario videoludico sci-fi medieval, in primis dalla cavaliera che apre il video. Tutto ciò mi ha portato a pensare al neo medievalismo che stiamo vivendo oggi, dove la proprietà e la libertà personale sono camuffate all’interno di un sistema tecno-feudale. Questa scelta estetica è data dal volersi unire a questa lettura del presente e del futuro?


T: Lo show che hai visto mette insieme Grey Line con l’installazione Infomania da cui arriva questa parte medievale. Ciò che ci ha dato dei punti di riferimento per iniziare è stata la lettura di “Nuova Era Oscura” di James Bridle, uno dei miei scrittori preferiti, che prefigura questa nuova era un po’ medievale. Sembra di entrare di nuovo in un'epoca feudale perché il potere e i soldi sono sempre più accentrati verso poche figure e le persone comuni ne hanno sempre meno. Questo periodo ha tante cose che in qualche modo ci riportano un po' a quell'immaginario.

O: Funzionava anche come contrasto a un futuro che non vuol dire per forza progresso, anzi la direzione che sta prendendo è più di regresso. Quindi era un po' una metafora del fatto che stiamo andando avanti, però da un certo punto di vista stiamo anche tornando indietro riguardo le questioni sociali e la scarsa attenzione verso un ambiente democratico. C'era anche l'idea di creare un'ambientazione stile videogame: abbiamo creato una sovrastruttura in cui poi siamo andati a raccontare una storia, ma tante delle cose che ci siamo raccontati in questo world building non sono poi dentro lo spettacolo.

T: Il progetto esteso è Infomania, dove il protagonista è un cavaliere, quindi al servizio dei potenti, e in realtà è una fake news. 

O: Nel finale questo anti-eroe prende coscienza di sé grazie a una tempesta solare e si trasforma in un eroe. Questo glitch nel sistema è un po' la speranza un po’ bambinesca che in questi giorni si ripone nell'idea dell’intelligenza artificiale. Secondo me in realtà il problema è che sia un'entità superiore all'essere umano che in qualche modo possa o salvarci o condannarci a morte. È una tecnologia che potrebbe essere un lieto fine, ma forse siamo arrivati un po' impreparati dal punto di vista dell'eguaglianza sociale. Questo tipo di tecnologia nelle mani dell'ideale del turbo capitalismo è un'arma devastante.


H: E proprio per questo prima di entrare in Grey Line dovete scegliere un’arma e una protezione, vi serviranno!


O: Io voglio un VPN, una specie di teletrasporto. E poi un’alabarda!

T: Io voglio invece una barriera firewall tipo gli scudi in “Dune” di David Lynch. E per arma una AI superiore a tutte le AI. 


H: Ok, quindi abbiamo un guerriero e un mago. Ultima domanda prima di cominciare, proprio quella che chiedete al pubblico all’inizio dello spettacolo: vorreste essere amati o aver ragione?


O e T: Amati. La verità è anche un po' il limite, è un po' inattiva quindi sì, amati. 


H: Entrambi essere amati quindi… ottima risposta, avete guadagnate una vita in più! Pronti ora a giocare?


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1. — Il Data Castello —


Vi trovate in mezzo al deserto di Grey Line e camminando sotto al sole scorgete in lontananza un castello. Riuscite a raggiungerlo con molta fatica, e, aperto il portone, venite catapultati in una dimensione di immagini soggette a data moshing: continuate a ricadere all’interno dei loro pixel in uno zoom infinito e correte a tentoni tra le loro frammentazioni. Dovete trovare l’uscita o rimarrete bloccati! 


H: Per la realizzazione delle vostre opere lavorate quotidianamente su queste inondazioni di immagini, ma a livello personale come fate a non perdervi in esse? 


O: In realtà, nel mio caso, forse il fatto di essere attivo nel momento in cui le gestiamo mi dà un certo senso di controllo rispetto a quello che sto vedendo. Do il giusto peso e la giusta importanza a livello spaziale di quello che quotidianamente mi penetra e mi inonda. Quel tipo di resa estetica, e anche di coinvolgimento emotivo, che suscita sia il nostro show sia il fatto di lavorare a quel tipo di immagini, in un certo senso mi cura. Mi cura dal fatto di esserne, invece, inondato in maniera molto più sottile, molto meno controllabile. Nella risultante dello show invece l'obiettivo è riproporre la violenza che in verità questo flusso dovrebbe avere. 

T: A me succede una cosa strana che inconsciamente ho sempre avuto: un’autoselezione di quello che vedo e che non vedo. Vedo spesso più quello che mi interessa, però, in realtà, un po' ci sguazzo nel delirio visivo, mi piace avere tanti stimoli. E a volte credo di abbandonarmi, un po' come quei vecchi giochi visivi che c'erano dove devi lasciare liberi gli occhi davanti a delle texture e poi vedi delle cose. Ho un approccio un po’ così alle cose, sia riguardo il suono che le cose visive. 


H: Ma poi, effettivamente, nella realizzazione di tutto ciò, quando è che ritenete siano abbastanza immagini? Quando è che riuscite a mettere il punto? 


O: In realtà non lo facciamo mai, lo show è sempre in continua evoluzione, te hai visto uno show che due mesi fa non esisteva. Anche perché lavorando con materiale del contemporaneo abbiamo sempre bisogno di alimentarlo per tenerlo attuale. Ad esempio abbiamo creato una versione di Hint, che è quel video in cui passi attraverso le città distrutte, di Milano, proprio perché eravamo lì. Con le grandi città lo facciamo sempre.

T: Io credo che ogni cosa che abbiamo fatto prima ci fa un po' capire nella successiva quando fermarci, che è sempre un po' più avanti, aggiungiamo sempre qualcosa. Noi arriviamo sempre a un punto in cui diciamo ok, questo è SPIME.IM, però secondo me aggiungiamo sempre dei tasselli, dei gradini, degli scalini a quello che abbiamo fatto prima.


Siete riusciti a trovare l’uscita, complimenti! 


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2. — Stiamo Marciando nella Direzione Giusta —


Attraversata la soglia cadete in mezzo a una piazza enorme dove si sta svolgendo una colossale parata militare. Vista la vostra gentile interruzione migliaia di soldati dalle molteplici nazionalità si voltano verso di voi. Un soldato vi punta contro una tastiera, proprio come in Heliotrope. Cosa fate? 


T: Beh, se è puntata in modo che posso schiacciare qualche tasto vedo se funziona. Amo le tastiere. 

O: La colleghi al tuo computer se è una tastiera USB e cerchi di fare una melodia bellissima che li convinca: andiamo a conquistare l'ammirazione dei battaglioni per farli passare dalla nostra parte. Alla fine li convinciamo e li portiamo insieme a noi.

T: Non sono convinto al 100% perché sarebbe esagerato, ma credo che con determinata musica è difficile sparare alla gente o combattere con qualcuno. 


H: La politica sta abbracciando sempre di più l'utilizzo delle piattaforme digitali e dell'intelligenza artificiale a scopi propagandistici, creando anche i relativi errori e orrori, però anche nella sua scadenza riesce comunque ad avere successo. Dov'è che secondo voi ci sarà l'errore fatale della politica in questo approccio dilettantistico a una tecnologia del genere? 


T: Secondo me un po' lo stiamo vedendo anche adesso in Italia: un problema reale della politica, oltre a non saper utilizzare bene l'aspetto tecnologico, è proprio essere schiava di questo feedback immediato del gradimento delle persone. E questo sta rendendo i politici dei pupazzi per le persone che vogliono votarli. Più che altro si stanno rivelando dei pupazzi in mano di chi ha il potere economico dei Paesi. I politici dovrebbero ripartire dal basso, dalla realtà. Ripartire veramente nei posti dove si incontrano le persone, i giovani, ripartire proprio fuori dai social, che ormai è il territorio dei bot.

O: Comunque c'è un potere della piattaforma in sé ed è di quelli che detengono il vero potere. Quello è il problema più grosso in assoluto: sono questi cinque colossi che hanno in mano anche un po' le sorti del mondo, almeno dell'Occidente, con la centralizzazione del potere in poche aziende e la sua totale deprivazione agli Stati democratici. Qualsiasi tecnologia si tramuta in un ulteriore mezzo tecnico per condizionare il pensiero della gente. Oppure se pensi anche all'utilizzo dell'intelligenza artificiale: potrebbe essere effettivamente una rivoluzione scientifica positiva, ad esempio in campo medico o anche in campo di uguaglianza economica e sociale, ma invece la maggior parte degli impieghi sono in ambito militare per avere supremazia politica e militare. 


Purtroppo la vostra affascinante melodia non ha convinto i battaglioni dei soldati davanti a voi. Perdete una vita. Meglio scappare!


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Gabriele Ottimo di SPIME.IM

3. — Nuotando nella Spazzatura —


Nella fuga arrivate in una traboccante discarica e, trovato rifugio dietro a una piramide di Roomba in disuso, vi accorgete di aver perso la vostra arma. Cominciate a cercare tra i vari rifiuti quando vi accorgete che lo smartphone a cui avete dato un calcio viene risucchiato da una pozzanghera lì vicino. Vi avvicinate specchiandovi dentro l’acqua nera. 


H: In Grey Line affrontate gli effetti globali dell'inquinamento e dell'emergenza climatica, però in primis utilizzate tra i vostri strumenti anche l'intelligenza artificiale. Qual è il vostro compromesso etico in questo approccio? 


O: Riconosciamo soprattutto che quelli che potrebbero essere i tipi di investimenti nell'industria dell'intelligenza artificiale saranno sempre più impattanti dal punto di vista ambientale. Ad esempio la maggior parte delle compagnie che stanno investendo nella bolla dell’AI stanno facendo retromarcia rispetto ai propri impegni ambientali precedenti. Noi ci siamo approcciati in maniera totalmente avanguardista all'inizio dell'intelligenza artificiale, soprattutto dal punto di vista della sperimentazione con un nuovo mezzo: abbiamo iniziato con gli open source e molti dei video che abbiamo fatto inizialmente giravano su delle macchine proprietarie con dei modelli free. Adesso utilizziamo anche i modelli proprietari, però ovviamente con una certa cautela e anche sapendo quello che stiamo facendo. Secondo me l'intelligenza artificiale ha il potenziale di portare alla luce ancora di più il problema della crisi climatica, ma io la vedo quasi una via un po' pessimistica senza uscita. È davvero difficile invertire la rotta. Non penso che possa passare attraverso la decisione di un singolo, ma dovrebbe passare attraverso una sensibilizzazione dal punto politico, però ovviamente la politica versa in una situazione abbastanza drammatica. Da parte nostra una delle idee per continuare il discorso di Infomania sia dal punto di vista concettuale che etico è approcciare un nuovo lavoro con l'idea di utilizzare solo la discarica dei rifiuti: per esprimere un concetto non c'è la necessità di aggiungere altre immagini a questa discarica di immagini spazzatura che esiste. Lo abbiamo sempre fatto da un certo punto di vista. L'unica fiducia che ripongo davvero ancora, che sarà stupida perché comunque viviamo in questo mondo che è corrotto dal punto di vista del consenso politico, è il potere del voto democratico. Se tutti iniziassero a votare chi si preoccupa della questione ambientale le cose cambierebbero. C'è ancora la possibilità di salvarsi da quel punto di vista. 

T: Il discorso dell'inquinamento dell'intelligenza artificiale comunque ha molto a che fare anche con l'utilizzo dei device. Un modo che potrebbe essere interessante è continuare a fare quello che facciamo senza essere connessi. Inoltre l’AI potrebbe essere utilizzata in maniera importante per ridurre gli sprechi nella produzione di qualsiasi tipo di materiale di consumo. Sono d’accordo con Gabriele che purtroppo siamo in un momento che il cambiamento del singolo non contribuisce a un vero cambiamento globale: sono necessarie delle politiche che vanno prese a livelli alti e che obbligano le persone a rinunciare a quello che sono abituate. La consolazione che ci diamo è che tutta l'energia che impieghiamo è almeno per parlare di quello che succede. 

O: Nella lavorazione di Infomania, che è stata forse la volta in cui abbiamo utilizzato di più l'intelligenza artificiale, ho tracciato quelli che potevano essere i consumi solo dal punto di vista della CO2 e ho fatto un abbonamento a Treedom. A livello di impatto di emissioni siamo andati alla pari. Quello che ha buttato giù tutto è stato il nostro viaggio di andata e ritorno per Città del Messico dove era esposta l'installazione. Ci sono tanti elementi che concorrono al nostro vivere in questa discarica. L’AI da capo espiatorio potrebbe portare alla luce le mostruosità della dimensione che stiamo vivendo, e ha tantissimo potenziale se utilizzata per il bene, ma viene utilizzata per altro. Forse effettivamente un'idea che potrebbe funzionare, come dice Davide, è il fatto di smettere di regalare dati che possano alimentare la macchina: smettere di postare cose che abbiano dati sensibili e nutrire le intelligenze artificiali proprietarie.


Nota: Questa intervista di due ore realizzata tramite Google Meet con fotocamera accesa ha consumato circa dai 4 ai 24 litri d’acqua e prodotto dai 300 ai 2000 grammi di CO2.


Siete troppo curiosi e provate a immergere un dito nella pozzanghera: venite risucchiati dentro. Peccato. Perdete un’altra vita.


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4. — La Città dei Sogni —


Venite rigettati fuori da un’altra pozzanghera, ritrovandovi così in mezzo a una strada di una città distrutta. Attorno a voi si stagliano palazzi in macerie, accampamenti improvvisati di sfollati e negozi McDonald's dalle insegne nuove e splendenti.


H: Il mito del progresso tecnologico porta avanti la promessa dell’emancipazione personale, ma come è evidente nei vostri lavori si allarga invece sempre di più la forbice tra le varie classi sociali. 


T: Sì, in base a quello che ci viene venduto come strada per il successo, per stare bene, per essere realizzati, in realtà è una strada verso una fossa, lo sta dimostrando ampiamente il sistema. Queste città che noi mettiamo in scena in realtà esistono, sono intorno a noi e le enfatizziamo solo un po' per renderle più visibili. È la realtà che rimane una volta che uno non si rende conto di dove e come vive, è una realtà che fa comodo a quelli che te la raccontano.

O: È anche un'illusione di libertà: in realtà siamo condizionati un po' anche psicologicamente. C'è il discorso dell'auto schiavismo, ci prostriamo nella speranza di raggiungere il grande successo dei pochi fondamentalmente. Stranamente ad un certo punto nel mondo c'è stata una rottura e un'inversione del paradigma e abbiamo smesso di pensare al bene comune. È il turbo capitalismo, quindi l'unica speranza è quella di sopravvivere tu, per il tuo bene e per il bene dei tuoi. Se ce la fai sei un figo, se non ce la fai sei l'ultimo, e non ti meriti niente. 


Mentre vagate per la città notate due droni di sorveglianza che stanno volando un po’ troppo bassi. Riuscite ad aggrapparvi a loro per poter osservare la città dall’alto. Come si dice, che coincidenza! Buon volo!


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5. Livello finale — Festeggiando Fino alla Fine — 


Sospesi in aria, vi accorgete che i droni si stanno dirigendo verso una villa di lusso dove si sta tenendo una festa. Scorgete da lontano i maggiori milionari mondiali intenti a divertirsi: riconoscete tra di loro Peter Thiel, Elon Musk, Larry Ellison e Jeff Bezos, così come notate la sicurezza della villa intenta a cercare il modo per eliminarvi. Che coincidenza! Saltate giù e atterrate con grande classe tra gli ospiti della festa.


Mentre scappate tra gli invitati però cominciate a laggare: la villa è piena di bug etici e la vostra intrusione ha solo peggiorato la situazione, ma ciò non fa comunque demordere chi vi sta inseguendo. State varcando la soglia tra la villa e il giardino posteriore quando un altro bug vi trasporta in una stanza senza finestre. I vostri piedi atterrano sulla moquette rossa di un bunker mentre si presenta davanti a voi un piedistallo con sopra un pulsante. Vi avvicinate e leggete che premendolo cancellereste l’intera produzione di immagini degli ultimi 25 anni. La società rimane uguale, ma avviene un reset dell’immaginario iconografico che torna all’inizio del nuovo millennio. Cosa fate? 


T: Cioè, ma aspetta, cancella solo tutte le immagini o cancella tutti i sistemi di creazione di immagini? Se cancella solo le immagini, magari le cose buone che potevano essere fatte...

O: Io comunque per curiosità lo premo. Ma sì, tanto comunque non c'è mai limite. Se ci penso davvero, nel 2003-2004 facevo le stesse cose, ma con mezzi diversi.

T: No, l'unica cosa che mi dispiacerebbe cancellando sono magari quei due, tre processi in atto che magari tramite immagini qualcuno alla fine paga qualcosa. 

O: È anche vero che comunque ormai l'immagine non può neanche più essere utilizzata come prova contro qualcuno, quindi… io cancellerei tutto perché tanto è spazzatura la maggior parte della produzione. Gli studi sull'intelligenza artificiale e i big data si teorizzavano già all'inizio di Internet. Cancellerei tutto e inizierei a cercare di fare una creazione e una produzione di immagini che abbiano un minimo di controllo di senso comune per il mondo e non veicolate dal capitalismo e dal profitto. Sarebbe dovuto essere un processo più nelle mani della scienza che delle Big Corp e dei loro CEO.

 

Complimenti, ora che avete premuto il pulsante potete cambiare il futuro! Avete finito il gioco, anche perché non ci sono più le immagini per continuare… 


6. Epilogo — E Poi? — 


Schermo buio. Da lontano compare una chiara sagoma maschile che, ricurva, vi si avvicina piano piano con il capo chino ed è sempre più nitida man mano che avanza. Arrivata davanti a voi alza la testa mostrandovi il viso: porta dei grandi occhiali dalla montatura vintage su cui si erge un’alta fronte. È il filosofo Jean Baudrillard. Con un sorriso vi chiede: “Cosa fate dopo l’orgia?”


O: Questa sensazione è racchiusa nell'unica risoluzione testuale che c'è nello spettacolo di Grey Line, che è presa da “Silenzio” di John Cage. Questo testo ci sembrava perfetto perché effettivamente dopo tutto quello che abbiamo visto, dopo tutto quello che abbiamo digerito e rivomitato dopo questa valanga, cosa facciamo? Dove andiamo? Torniamo indietro? Andiamo avanti?

T: Una volta io mi sarei fumato una sigaretta guardando le nuvole…

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