451 F, che sia la temperatura della rivoluzione social che sta bruciando la cultura? Metti Bradbury in Sotterraneo

'Il fuoco era la cura' si riconoscono Cristiana Tramparulo (sollevata da Davide Fasano, Fabio Mascagni e Radu Murarasu) e Flavia Comi (foto di MasiarPasquali)

Abbiamo proprio bisogno di una boccata di aria fresca. Da Bradbury capostipite a Truffaut, con la loro versione di 'Fahrenheit 451' (riproposta dal Piccolo Teatro quasi in apertura di stagione) i Sotterraneo aprono una finestra.

Che poi, “451” fosse una temperatura simbolica che un pompiere aveva comunicato al telefono a Bradbury, a comunicarlo è uno dei due grandi schermi che campeggiano sul fondo del Teatro Studio Melato. Questa informazione che fa ridacchiare tutta la platea pone fin da subito una questione etica: quanto può la realtà essere condizionata dalla “verità” che ci raccontano?

I cinque interpreti: Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu e Cristiana Tramparulo, interpretano ognuno un personaggio della storia originale, che però prendono, frammentano, rimodellano e montano in maniera nuova. In una sorta di montaggio delle attrazioni accostano nuovi linguaggi dei social a quelli teatrali. Muovendosi in 2x raccontano di una storia che va velocissima: immergere anche la scena nella follia dello scrolling rende ancora più chiaro e spaventoso ciò che la nostra società sta vivendo. Quello che la rivoluzione social sta infliggendo all’informazione, alla condivisione, alla cultura e addirittura alla collettività.

Fuori dal Piccolo le rivolte divampano nel centro di Milano, e i Sotterraneo aggregano nella sala circolare del Melato una collettività che forse crede ancora nel potere della cultura.

Se nel ‘53 Bradbury scriveva di un futuro distopico in cui c’erano persone che comunicavano con gli schermi e altre che bruciavano libri, il suo pubblico, reduce dalla ferita della seconda guerra mondiale, vedeva l’immagine dei roghi dei libri come minaccia terribilmente concreta e tangibile, mentre la comunicazione con gli schermi un’assurda utopia.

Oggi il pubblico 'alto' del Piccolo inorridisce all’idea di un rogo di libri, eppure è costantemente immerso negli schermi.

Ogni volta che assisto a uno spettacolo al Melato mi rammarico di quanto l’impianto centrale non sia stato sfruttato quanto avrei voluto.

In ogni caso, nell'intreccio di fili arancioni dei microfoni che amplificano le voci dei cinque, i Sotterraneo riescono a districare la matassa del presente. Sotterraneo sbatte in faccia una realtà che già conosciamo. Incontrare la collettività a teatro e parlare di questo dimostra quanto la cultura sia ancora gesto politico, uno spiraglio forse, di sicuro una necessità.

Se non ci farà mangiare, almeno ci darà modo di tenerci lontani dall’autoritarismo.

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