Introduzione

 Per parlar subito chiaro, quelli che…’il festival LIFE a noi piace tanto, perché di questo genere di teatro, arti performative, fotografie e approfondimenti vari, internazionali e impegnati, pensiamo che oggi ci sia bisogno…’, non sono semplici spettatori appassionati.  

 Alla base del rapporto che si stringe in questa comunità ‘vaporosa’ di nome e di fatto, intorno e dentro al luogo deputato di Milano - che non per caso è/era una Fabbrica, non una sala per lo spettacolo -, c’è come una convenzione utopistica.

 Questa è l’idea che, nonostante tutto, il teatro e l’arte possano ancora esprimere un ruolo civile, ‘funzionando in modo diverso dalla società, dalla politica e dall’economia, per aiutarci a immaginare un futuro che non vogliamo che si realizzi e per aprire la strada a nuove idee’. 

 Sono parole del drammaturgo Miguel A. Melgares, nome che magari ai più suona nuovo, diversamente dagli artisti alle cui creazioni contribuisce in modo determinante: per dire solo di quelli che passano a LIFE, dai giocolieri del linguaggio partecipato Ontroerend Goed al disturbatore militante Julian Hetzel, il cui ultimo spettacolo segna di fatto il tema questa seconda edizione del festival, e ancora a Dries Verhoeven, che ha aperto la prima con un’installazione di critica radicale al consumismo e che quest’anno è stato chiamato dall’Olanda a Biennale Venezia.

 Che il teatro e l’arte possano ancora servire a qualcosa, se possibile, lo è solo a condizione di accettare che siano, come dice ancora Melgares, ‘un terreno di gioco radicale, uno spazio per spingere i limiti della realtà e della finzione’. 

 E, ben aldilà dell’intendimento degli organizzatori, garantire questo statuto di alterità agli artisti è in fondo il nostro dovere di spettatori e fruitori, che raccolgono le sfide anche quando paiono irritanti.

 Perché alla fine siamo noi, tutti noi, artisti e organizzatori e spettatori, ‘siamo noi a far ricca la terra’ lasciando maturare una nuova consapevolezza, nella vita di tutti i giorni, dopo e oltre LIFE, o le occasioni analoghe che i più fortunati possono cogliere scavalcando le Alpi. 

 Forse, addirittura, chissà, nonostante questi tempi tristi per la politica-politicante, un giorno qualche barba folta comincerà il suo manifesto con la frase: uno ‘spettr-atore’ s’aggira per l’Europa…

Iscriviti
alla newsletter

Ultimi Articoli

Iscriviti
alla newsletter

-->