Applausi per Lady Marianna del Ring, e per le altre 'sedute a guardare il mare' (o la Vettabia, fa lo stesso)
14.10.2026
Vento, acqua e gravità sono le forze invisibili che muovono e fanno risuonare la Cattedrale di Fabbrica del Vapore dal 17 giugno di quest’anno fino al 14 ottobre. La mostra personale Il Cosmo, curata da Shingu Atelier e coprodotta dal Comune di Milano, celebra oltre sessant’anni di instancabile ricerca di Susumu Shingu (Osaka, 1937), maestro indiscusso dell’arte cinetica contemporanea.
L’esposizione giunge nella significativa occasione dei 160 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone e dei 45 anni di gemellaggio tra Osaka e Milano. Ma al di là della ricorrenza istituzionale, Il Cosmo rappresenta un bilancio spirituale ed estetico dell’artista giapponese, il cui legame con l’Italia affonda le radici nel 1960, quando giunse a Roma su una nave cargo con una borsa di studio per studiare pittura all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Franco Gentilini (Faenza 1909 – Roma, 1981).
Come rievocato durante i recenti incontri pubblici tenutisi nel contesto della mostra, il percorso di Shingu non nasce dalla scultura, ma dal superamento della bidimensionalità pittorica. Affascinato dalla grande pittura murale e dagli affreschi del Rinascimento italiano – come Piero della Francesca, Masaccio e Giotto –, Shingu ha presto intuito che l’opera d’arte non può rimanere confinata all’interno di una cornice o ancorata a una parete.
Tagliando la forma con le forbici e staccandola dal muro, la materia incontra le forze invisibili del pianeta: il vento, l’acqua, la gravità e le variazioni atmosferiche. Nelle sue opere, del tutto prive di motori elettrici, la tecnologia non serve a dominare la natura, ma a renderne percepibile l’energia originaria.
L’allestimento in Cattedrale accoglie 9 sculture monumentali fondamentali del suo percorso e 21 sculture di vento appartenenti al celebre ciclo Wind Caravan (2000 - in corso).
Quest’ultimo ha attraversato i paesaggi più estremi del pianeta – dalle risaie del Giappone ai laghi ghiacciati della Finlandia, dalle steppe della Mongolia fino alla Nuova Zelanda – dimostrando come il vento non conosca confini né barriere nazionali.
Progettare Sogni
A inaugurare il ciclo di incontri che ha accompagnato le ultime settimane di esposizione è stato il talk 'Progettare Sogni', svoltosi il 2 ottobre 2026. L’appuntamento – come tutti i successivi dibattiti della rassegna – è stato introdotto e moderato da Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale presso l’Università degli Studi di Milano e Project Director per la cultura del Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka.
In questo primo confronto, Susumu Shingu e il designer Makio Hasuike (Tokyo, 1938) – Compasso d’Oro alla carriera nel 2016 e fondatore di MH Way – hanno tracciato un ponte concettuale tra due declinazioni di progetto contemporaneo, entrambe capaci di superare i canoni di una “giapponesità esplicita” o folkloristica per approdare a un linguaggio di portata universale.
La comune matrice nipponica riaffiora nella memoria infantile di una natura potente e insidiosa, vissuta all’interno di architetture tradizionali in legno in cui l’idea di riparo convive da sempre con la percezione della vulnerabilità di fronte agli agenti atmosferici. Da questa consapevolezza della fragilità originaria nascono due traiettorie parallele: laddove il design di Hasuike modella la materia per rispondere alle esigenze funzionali ed ergonomiche della vita quotidiana, la ricerca cinetica di Shingu ne rappresenta il controcanto poetico.
Se l’oggetto industriale si confronta inevitabilmente con i cicli di consumo e i mutamenti dei mercati, le sculture di Shingu si configurano invece come dispositivi permanenti di sintonizzazione con le forze inesauribili dell’universo.
Discorsi tra Stelle
Nel successivo incontro, intitolato 'Discorsi tra Stelle' e tenutosi il 7 ottobre 2026, la ricerca scientifica ed esplorativa di Amalia Ercoli-Finzi (Gallarate, 1937) si è intrecciata con la sensibilità poetica di Susumu Shingu, delineando una riflessione condivisa sul significato dell’esistenza e del Cosmo.
Ricostruendo la genesi dell’universo, l’astrofisica ha descritto la comparsa della vita sulla Terra come un autentico “miracolo probabilistico”. «Inizialmente era una palla opaca; la luce è nata solo quando la temperatura si è abbassata e l’universo è diventato trasparente. Tutti noi siamo fatti delle materie presenti all’inizio del Cosmo».
In questo scenario di sterminato spazio-tempo, Shingu individua il senso stesso della propria ricerca artistica e di vita: il fatto stesso che noi viviamo nello stesso momento su questo pianeta è un evento prodigioso.
Lettore appassionato di testi scientifici e grande estimatore di Albert Einstein – da lui riconosciuto come «il vero artista» per la capacità di formulare l’invisibile –, Shingu condivide con la fisica teorica un’attitudine conoscitiva basata sull’esplorazione di ciò che non si vede: l’aria, le forze gravitazionali, la luce, le correnti.
Di fronte alla vastità astronomica (oltre 200 miliardi di galassie) in cui la certezza matematica di altre forme di vita si scontra con l’impossibilità fisica di un contatto diretto a causa delle distanze cosmiche, l’artista risponde sul piano dell’immaginazione con la figura di Sandalino.
Questo personaggio alieno, privo di bocca e dotato di grandi occhi e grandi orecchie, viene inviato sulla Terra per osservare la gentilezza e mettersi in ascolto della natura.
Come sottolineato da Ercoli-Finzi, Sandalino diventa così la traduzione figurativa dei dispositivi scultorei di Shingu: strumenti d’ascolto e di cura volti a risvegliare nell’essere umano la consapevolezza del proprio legame con il pianeta.
Immaginare Nuovi Cosmi
A concludere il ciclo di incontri, l’8 ottobre 2026, è stato il dialogo 'Immaginare Nuovi Cosmi' con l’architetto Michele De Lucchi (Ferrara, 1951); un momento di confronto che ha messo in luce la profonda dimensione etica e filosofica sottesa all’intera opera di Susumu Shingu.
De Lucchi ha evidenziato l’autenticità e il candore dello sguardo dell’artista giapponese, il quale per tutta la vita si è posto una domanda fondamentale: «Quello che faccio è davvero arte?».
L’opera di Shingu si colloca all’intersezione tra due visioni del mondo: da un lato la tradizione occidentale e italiana, storicamente radicata sulla proporzione aurea e sulla costruzione di un’armonia ideale e misurabile; dall’altro, la sensibilità panteista nipponica e la poetica del wabi, in cui la bellezza risiede nell’imperfezione e nel mutamento costante.
Le sculture cinetiche di Shingu diventano così dispositivi poetici capaci di scandire il “tempo circolare” dei cicli naturali, contrapposto al tempo lineare e sequenziale della produzione umana.
Un momento centrale dell’incontro ha riguardato la recente evoluzione della ricerca dell’artista verso la dimensione narrativa e la trasmissione pedagogica rivolta ai bambini. Dopo decenni dedicati all’aria e al movimento inorganico, Shingu apre la sua produzione alla vita animata e alle nuove generazioni.
Richiamando la suggestione visiva del celebre cortometraggio Powers of Ten dei coniugi Eames, Shingu ha osservato come, a differenza di altre specie guidate da un istinto immediato, l’essere umano si trovi costantemente smarrito nel tentativo di decodificare la propria posizione nella scala dell’universo.
Di fronte a tale complessità esistenziale, l’arte di Shingu non offre risposte dogmatiche, ma una pratica di rigore, leggerezza e armonia.