Omar Rajeh con 'Dance People' da Venezia al Festival Aperto di Reggio Emilia, e il ballo diventa anche riscatto

Omar Rajeh guida 'Dance People' (foto di Tommy Ga Ken Wan)

 Sarà molto interessante rivedere ‘Dance People’ di Omar Rajeh e Maqamat in piazza Prampolini a Reggio Emilia, nel tardo pomeriggio di sabato 19 settembre, una settimana dopo che avrà inaugurato nel Teatro del Maggio Fiorentino il festival Fabbrica Europa 2026.

 Lo spettacolo viene da una prima italiana alla Biennale Danza di Venezia, dopo il fortunato esordio al Festival d’Edimburgo nel 2025 e una rappresentazione centrale nella tre giorni di festival omonimo, Dance People appunto, organizzata dal vivace centro artistico Les SUBS di Lione, dove il coreografo libanese è di casa dal 2020.

 Si può immaginare che nel clima ormai di fine luglio, in piazza Divisione Acqui a Mestre, nello spazio accanto al Teatro del Parco della Bissuola, per una rassegna internazionale che è segnata dalla presenza di numerosi addetti ai lavori e critici, una festa partecipata e insieme impegnata come questa di ‘Dance People’ fatica a prendere compiutamente forma, nonostante la pur entusiasta partecipazione di una parte del pubblico. 

 Ben diverso il contesto che attende la compagnia al Festival Aperto (vedi il ricco programma a seguire), nel cuore dell’Emilia, dove la Fondazione I Teatri vanta un notevole radicamento nel territorio e un pubblico sedimentato: fa decisamente parte delle culture del luogo anche la consuetudine appassionata con la danza contemporanea.

Da questo punto di vista, come noto, Reggio Emilia è una città pressoché unica in Italia, considerando anche solo che è la sede del Centro Coreografico Nazionale CCN Aterballetto (che il 7-8 novembre arricchirà il Festival con un'attesa doppia prima: Marcos Morau con 'Ceneri' da Pasolini e Philippe Kratz con 'Doppiogioco', drammaturgia e scene di Fabio Cherstich).  

 Omar Rajeh è un ballerino e coreografo libanese, ormai pure solidamente europeo, che dai primi anni Duemila ha costruito con le sue compagnie più di venti lavori presentati sui palcoscenici internazionali e particolarmente nell’area mediterranea. L’ultimo progetto è stata la collaborazione con l’Opera di Tunisi per un nuovo allestimento di ‘Dido & Aeneas’ di Henry Purcell con l’ensemble francese di musica barocca Les Épopées

 Come spiega nella presentazione online del suo sito ufficiale, ‘Rajeh sviluppa una pratica che mette in discussione la politica degli incontri e delle relazioni. Tratta lo spazio come una composizione vivente di significato: il modo in cui è organizzato, occupato e negoziato modella la natura delle relazioni. La recente produzione ‘Dance People’ rappresenta un punto di riferimento nella sua traiettoria: un lavoro impegnato e festoso che sfida le strutture di potere e attira il pubblico in una situazione coreografica condivisa, in cui la partecipazione diventa un modo per ripensare la presenza, la gerarchia e l'incontro’.

 Centrale per il suo approccio è il maqam, una pratica di composizione istantanea e creazione nel momento da cui il nome della nuova compagnia Maqamat. ‘È un processo continuo di piegarsi, crescere e divenire che sta organizzando lo spazio attraverso le relazioni piuttosto che la forma’, spiega ancora Rajeh. ‘MAQAM si avvicina al corpo come una costellazione vivente di centri mutevoli e un’architettura emergente di impulsi interni. Interagiscono per modellare lo spazio in tempo reale. È radicato in un approccio concettuale e fisico che concepisce il corpo come multi-corpi - una costellazione di centri di significazione in dialogo costante’. 

 La sua poetica si propone alquanto ambiziosamente di far muovere ‘la danza oltre la forma e l'intelletto e di farla espandere in un viaggio di canali sensoriali, dove il movimento si svolge al di fuori della rappresentazione, verso la generazione di situazioni di urgenza e di essere. Il corpo si organizza, si accumula e si trasforma pure costantemente’.

 ‘Dance People’ è un lavoro insolito fin dai primi minuti, quando i ballerini molto informalmente vanno in mezzo al pubblico che attende dietro a una linea rossa al margine della piazza, si presentano e chiacchierano invitando uno per uno, o quasi, gli spettatore a prendere parte alla rappresentazione.

La costruzione è complessa, con musica dal vivo, deejay set, balli partecipati e vari assoli di danza, nonché parti recitate e addirittura scritte, di forte caratura sociale e politica. Diciamo anche che non rispetta gli standard tradizionali di costruzione drammaturgica a cui siamo abituati e questo a Venezia ha disorientato gli addetti ai lavori più tradizionalisti.

 Senza voler troppo spoilerare ai molti che vorranno vivere ‘Dance People’ nei prossimi appuntamenti, lo spettacolo si paga il prezzo del biglietto (peraltro mai eccessivo, a Reggio Emilia 10 euro) anche semplicemente per l’assolo spettacolare con cui il catanese Nunzio Perricone irrompe nel clima festoso del ballo collettivo per raccontare la sua storia di riscatto dalla strada. Il danzatore siciliano è oggi tra i collaboratori più vicini a Rajeh, lo ha seguito anche a Tunisi con la prima ballerina Elise Bruyère

 Ovviamente, prima ‘inter pares’ come condirettrice artistica di Maqamat, e anche co-autrice di ‘Dance People’, è Mia Habis, singolare figura di performer, nata a Londra ma cresciuta artisticamente tra Libano e Francia, dopo più di vent’anni passati nello studio e nel perfezionamento della danza classica, con incursioni nella recitazione, nel canto e pure nelle arti marziali.kt

Già, non bisogna farsi ingannare dai sorrisi e dalla cordialità con cui Omar, Mia e soci tirano dentro il pubblico a ‘Dance People’: sono veri combattenti, di una danza e di uno spettacolo che possono pure sembrare imperfetti p di certo non vogliono essere inutili o banali.

'Dance People' a Mestre nel piazzale Divisione Acqui per Biennale Venezia: si distingue, a sinistra, tra due colleghi ballerini, il profilo di Nunzio Perricone

FESTIVAL APERTO XVIII EDIZIONE

Reggio Emilia, 10 settembre – 15 novembre 2026

«Benvenuti in tempi interessanti» (Slavoj Žižek)
Oltre 30 spettacoli, più di 60 repliche, 15 tra produzioni e coproduzioni, prime assolute e prime italiane. Musica e danza contemporanea, performance, jazz, circo contemporaneo.
Tra Teatro Municipale Valli, Teatro Ariosto, Teatro Cavallerizza, Sala Verdi, Collezione Maramotti, Reggiane Parco Innovazione, Teatro Piccolo Orologio, Palestra della Scuola Aosta e altri luoghi della città.

“Benvenuti in tempi interessanti” è il titolo di un libro di Slavoj Žižek, che riprende quella che viene spesso citata come un’antica maledizione cinese: possa tu vivere in tempi interessanti.  Eppure, in quella formula, convivono minaccia e promessa.

Augurio e maledizione, interessante e inquietante, sono come il sorriso e il ghigno: lo scarto è minimo, ma grande è la differenza che esso innesca, quella fra una chiusura e un’apertura di prospettiva. 

L’arte, il pensiero, il teatro, scorgono e abitano quel piccolo spostamento d’asse fecondo di conseguenze, visioni, immaginazione: il destino non è scritto, l’impossibile accade.

Il programma del nuovo Festival Aperto di Reggio Emilia è costruito tra musica, danza, arti performative, una fitta rete di partner italiani ed europei, e una schiera di artisti — italiani e internazionali — che attraversano le frontiere dei linguaggi e delle geografie.

Le Reggiane, dentro la città

Aperto esce dai teatri. Quest'anno con più decisione che mai. Il Parco Innovazione delle ex Officine Meccaniche Reggiane — area in cui convivono archeologia industriale e rigenerazione produttiva — diventa palcoscenico in tre tempi. 

A settembre, in collaborazione con Dinamico Festival e con il sostegno di Fondazione Nuovi Mecenati, arriva a Reggio Emilia la compagnia francese Rasposo. Un grande chapiteau sarà montato accanto al carroponte, dove andrà in scena "Hourvari", spettacolo capolavoro di circo contemporaneo per undici acrobati.
Poi, Square di Lorenzo Bianchi Hoesch — passeggiata sonora ideata all'IRCAM / Centre Pompidou e riadattata per il sito reggiano in coproduzione con Festival Aperto, in collaborazione con STU Reggiane — fruita via cuffia, trasforma l'area in cinema acustico a cielo aperto, dove la parte visiva è il reale.

Ma è al Capannone 15 che si gioca uno degli appuntamenti più rari del calendario europeo. Cinquanta pianoforti e un ensemble da camera circondano il pubblico investito dal suono da ogni direzione: 11.000 Saiten di Georg Friedrich Haas, eseguito dal leggendario Klangforum Wien insieme a cinquanta giovani pianisti selezionati tra i conservatori del territorio e attraverso una call pubblica. Una produzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri nell'àmbito di Reggio Parma Festival 2026, in collaborazione con STU Reggiane. Debuttata a Bolzano nel 2023, l'opera è stata eseguita finora solo a New York, Berlino, Vienna, Praga, Anversa e Amsterdam e sarà l’unica occasione di vederla in Italia.

Il monumentale concerto installazione 11,000 Strings di Klangforum in Park Avenue Armory in New York nell'autunno del 2025 (foto di Stephanie Berger)

Voci dal Mediterraneo e dalle Afriche

Aprire una stagione con Les Amazones d'Afrique non è scelta neutra. È dichiarazione. Il collettivo tutto al femminile nato a Bamako nel 2014 — sul palco Mamani KeïtaFafa RuffinoAdeola Soyemi — porta al Teatro Municipale Valli le voci, le lingue (bambara, fon, mooré, bètè) e i groove di un'Africa contemporanea che fa della musica un atto di rivendicazione politica. Non è la prima volta che il Festival sceglie questa porta d'ingresso: prima di loro Oumou Sangaré, prima ancora Nneka, hanno inaugurato edizioni precedenti. Il segnale è preciso: questa è una stagione che apre al mondo, e che alle Afriche — al plurale — riconosce una pluralità di voci che continueranno ad attraversare il programma.

Le sue molte facce tornano con The Gathering Project, prima italiana, una giornata interamente dedicata al Mediterraneo: si comincia con una colazione libanese, si chiude in Piazza Prampolini con Dance People del libanese-francese Omar Rajeh, coproduzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri – LAC Lugano Arte Cultura, finalista del FEDORA – Van Cleef & Arpels Dance Prize 2025. Nel mezzo, Prelude to Violence di Ghida Hachicho sui meccanismi della violenza collettiva, e Soul(s) Power del tunisino Hamdi Dridi, immersione tra danza urbana e contemporanea.

A ottobre il progetto BAMBU ideato da Roberto Castello / ALDES porta a Reggio tre voci della scena coreografica africana — la keniota Diana Odhiambo con Thin Line, la nigeriana Linda Sarki Johnson con MAHAKA, la congolese Stéphanie Mwamba con Kizazi — in un dispositivo costruito per rovesciare lo sguardo: sono le reti africane a proporre, le italiane a scegliere. Dialogo paritario, non predatorio.

Les Amazons d'Afrique al Festival Aperto de I Teatri di Reggio Emilia

Musica, le linee del presente

Due centenari segnano la programmazione. Miles Davis, riletto nella sua fase elettrica (1968-1975) dal Wayne Horvitz Electric Circus Miles in the Sky: Horvitz alla conduction di un grande ensemble interamente di solisti italiani; e Hans Werner Henze, con Voices, ciclo di ventidue canzoni del 1973 su testi di Brecht, Ho Chi Minh, Ungaretti, Enzensberger: un mezzosoprano, un tenore, quindici strumentisti e oltre cinquanta strumenti da ogni parte del mondo riuniti in NEUE – New European Ensemble, diretto da Carlo Boccadoro, in collaborazione con Romaeuropa Festival.

Il cineconcerto Scarecrow porta alla Cavallerizza tre mediometraggi di Buster Keaton con la partitura originale del compositore argentino Martin Matalon, eseguita dall'Ensemble Multilatérale diretto da Léo WarynskiFilippo Perocco firma una nuova composizione liberamente ispirata alle Metamorfosi di Ovidio per Ensemble L'Arsenale con i video di Lillevan, prima assoluta in coproduzione con il Teatro Del Monaco di Treviso. Da Yerevan arriva il Naghash Ensemble del compositore armeno-statunitense John Hodian, che mette in musica i poemi del sacerdote medievale Mkrtich Naghash tra duduk, oud, dhol e tre voci femminili. Dall'Ucraina, Katarina Gryvul con Spomyn lavora la memoria come materia instabile — voce, violino, elettronica. nuvolario di Filippo Andreatta / OHT è teatro-da-camera in miniatura, su Melodie di Louis Andriessen — flauto dolce e pianoforte. 

Arto Lindsay debutta con The Ghost of Unity, nuovo progetto che riunisce la sua band con l'Icarus Ensemble e il Coro Interculturale di Reggio Emilia diretto da Gaetano Nenna, in coproduzione con Angelica | Centro di Ricerca Musicale. Tornano in città, dopo quarantasei anni di carriera, gli Einstürzende Neubauten — Blixa Bargeld in testa — con Rampen: apm: alien pop music, in collaborazione con Festival Barezzi.

PianIstmi, e i contrabbassi di Ludus Gravis

Un ciclo a parte è dedicato al pianoforte con i quattro appuntamenti di PianIstmiAgnese Toniutti porta in concerto le Sonate e Interludi per pianoforte preparato di John Cage e la Suite for Toy Piano, dopo l'integrale incisa per Neuma Records. Erik Bertsch disegna Echi e Risonanze tra Henze, Saariaho, Kurtág e Stroppa. Il cubano Aruan Ortíz in Cub(an)ismo attraversa il jazz cubano, la classica europea, le radici africane e la ricerca free. Andrea Rebaudengo chiude il ciclo con Improvisers / Composers — Horvitz, James W. Newton Jr., Matt Mitchell, Uri Caine.

Lo stesso lavoro di scavo sul suono attraversa Cerchi concentrici di Ludus Gravis: quattro contrabbassi — Daniele RoccatoGiacomo PiermattiRocco CastellaniYvonne Scarpellini — partiture di Cage, Andriessen, Steen-Andersen, una nuova commissione di Oscar Bianchi, e i disegni dal vivo di Stefano Ricci.

Danza, il corpo come spazio comune

Il fronte internazionale della danza si dispiega su una nozione precisa: il corpo come spazio condiviso, strumento di memoria, oggetto politico. Crystal Pite — voce tra le più riconoscibili della coreografia contemporanea, coreografa associata del Nederlands Dans Theater dal 2008 — firma per la prima volta un progetto site specific. Lo fa alla Collezione Maramotti, uno dei luoghi più significativi per l’arte contemporanea, un tempo sede della fabbrica di Max Mara, in una commissione di Festival Aperto / Fondazione I Teatri in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara. In scena, insieme, la sua Kidd Pivot e il Nederlands Dans Theater: prima assoluta e nuovo capitolo di una collaborazione con Collezione Maramotti che dal 2009 ha portato le coreografie di Trisha BrownWayne McGregorShen WeiHofesh ShechterPeeping TomAnne Teresa De Keersmaeker.

Equilibrio Dinamico — fondata da Roberta Ferrara, oggi ai propri quindici anni di attività — porta in scena People used to die, riallestimento di un lavoro originario del 2014 di (LA)HORDE. Il collettivo francese alla direzione del CCN Ballet national de Marseille è inserito da ArtReview tra i cento artisti più influenti al mondo nel 2025.

MM Contemporary Dance Company diretta da Michele Merola costruisce una serata su Sidi Larbi Cherkaoui ed Enrico MorelliFaunLa morte del cigno (prima assoluta in esclusiva per la MMCDC, nuova creazione di Cherkaoui) e Atto bianco di Morelli, in coproduzione con Festival Aperto e in collaborazione con Eastman, la compagnia anversese di Cherkaoui. CCN Aterballetto torna sul palcoscenico del Teatro Municipale Valli con due prime assolute. Dopo il successo internazionale di Notte MorriconeMarcos Morau firma con Ceneri una nuova creazione per l’intera compagnia, omaggio a Pier Paolo Pasolini ispirato alla raccolta Le ceneri di Gramsci e attraversato da una domanda: che cosa significa, oggi, appartenere a qualcosa. Con DoppiogiocoPhilippe Kratz insieme a Fabio Cherstich trasforma un campo da basket in spazio performativo: scena nera, segni bianchi, un pallone e due canestri come unici elementi, otto danzatori e un dualismo sonoro che intreccia classica, contemporanea e hip hop. La compagnia torna poi con MicroDanze @RE, format che dissemina brevi creazioni itineranti in luoghi non convenzionali fuori e dentro dal Teatro Ariosto.

Da New York, Kyle Abraham con la sua compagnia A.I.M presenta Cassette Vol. 1 e il solo Show Pony su musica di Jlin, accolto da una festa anni Ottanta affidata a Vino e Vinili per Festival Aperto. Da Rennes, il Collectif FAIR-E del CCN diretto da Saïdo Lehlouh porta Témoin, venti danzatori che intrecciano break, krump, electro, popping, whacking. Daniele Ninarellocon il sassofonista Dan Kinzelman costruisce Rise, prima assoluta in coproduzione con il network RING (Festival Aperto, Bolzano Danza, FOG Triennale Milano, Torinodanza), esercizio pratico di coesistenza scenica.

Raffaella Giordano rimette in scena Tu non mi perderai mai, suo assolo del 2005 ispirato al Cantico dei Cantici, vent'anni dopo affidato a Stefania Tansini, Premio Ubu 2022, in collaborazione con Il rumore del lutto festival. La stessa Tansini firma poi un proprio nuovo lavoro, Madeleine, sul cortocircuito sensoriale proustiano. La belga Lisa Vereertbrugghen conWhile we are here attraversa il confine tra performance e rave, in collaborazione con Acid Tank Sound Medium nella rinnovata palestra della Scuola Amedeo d’Aosta, con deejay set a seguire.

(dal comunicato stampa de I Teatri di Reggio Emilia)

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