Si prepari il capoclaque Antoine, ci saranno altre due sorprendenti Biennali McGregor a Venezia. E a Bolzano è Ruda-mania

Wayne McGregor alla presentazione del suo 'We are movement' a Venezia (foto di Andrea Avezzù)

8+

Reale ma non troppo

Un po’ a sorpresa Sir Wayne McGregor si è guadagnato la nomina per un altro biennio alla direzione della rassegna che cura dal 2021. Anche a suon di 17mila presenze dichiarate per i 60 appuntamenti della Biennale Danza che si è appena chiusa, con un bel 90 per cento di posti in sala sempre occupati. Numeri a parte, anche quest’anno ha spiazzato tutti, il coreografo contemporaneo che per primo è stato ‘sussunto’ al nobile e classicissimo Royal Ballet di Londra, (che sarebbe appunto la compagnia reale britannica e pure dell’ex impero del Commonwealth): ha imbastito una rassegna tanto woke e anti-colonialista militante da distribuire ben due Leoni di lotta e di palcoscenico, l’Oro agli aborigeni australiani Bangarra Dance Theatre e l’Argento alla nera sudafricana Mamela Nyamza, con relativi indimenticabili spettacoli in prima europea. 

8+

Avanti Sami alla riscossa

Impossibile indovinare come si muoverà McGregor per le edizioni del 2027 e del 2028 perché i suoi programmi sono stati sempre sorprendenti e particolari. Per fortuna. E va nuovamente notato quanto sia lodevole l’intento costante da direttore, di un protagonista pur così bene inserito nell’industria culturale pesante della Vecchia Europa, di andare in cerca sempre anche di autori e spettacoli impegnati, fuori dalle gabbie dorate dell’intrattenimento ‘markenting oriented’ che domina il nostro mondo. Da cui i talenti di prim’ordine, peraltro, cercano in ogni modo di sfuggire, e a volte ci provano anche le istituzioni: vedi il caso del balletto della Norvegia, impegnato nel meraviglioso ‘Láhppon / Lost’ (firmato dalla regista Elle Sofe Sara con l’islandese Hlín Diego Hjálmarsdóttir) sulla rivolta dei Sami del 1852, con tanto di joik tradizionale di questo orgoglioso popolo indigeno della Fennoscandia.

N.B.

Antoine asso nella manica

Ad alimentare il clima di successo delle rappresentazioni quest’anno ha giocato spesso un ruolo particolare l’entusiasmo e la partecipazione quasi da capoclaque, con applausi, grida e particolarissimi fischi d’incitamento, di Antoine Vereecken. Nota Bene: soltanto un giovane maori comparso in platea accanto a Oli Mathiesen ha saputo far di meglio, guidando una ‘haka’ improvvisata. Belga di Gent, compagno di vita - e fino al 2011 anche di lavoro come primo ballerino - del direttore, Vereecken è stato citato anche durante la presentazione in Ca’ Giustinian del nuovo volume ‘We are movement’ firmato da Sir Wayne, una mix tra saggio, autobiografia e manuale sul linguaggio del corpo. McGregor ha raccontato che il padre, scozzese e tradizionalista anche nei gesti, non ha mai accettato l’idea che il suo compagno, l’extraversatile Antoine appunto, possa salutarlo con abbracci o effusioni filiali…

7+

L'altra Scotland in Venice

Per spiegare quanto la cultura del corpo s’impari già da piccoli, McGregor ha ricordato la rigidità e il self-control dei movimenti che veniva imposto dall’ambiente familiare scozzese da cui proviene. Da piccolo (è nato nel 1970) gli raccomandavano di limitare i movimenti del corpo a un determinato canone considerato maschile, mentre la sua propensione naturale era verso una maggiore libertà di gesti, che lo ha portato poi alla scelta di diventare un ballerino. I tempi cambiano in fretta e in qualche modo il passato viene rielaborato, come si poteva notare visitando, all’Olivolo in Castello, dietro l’Arsenale, il padiglione Scotland in Venice, forse il più dichiaratamente queer della stessa Biennale Arte, che ospitava l’insolita ’Shame Parade’ di Bugarin + Castle, eccentrici artisti e performer che usano ‘il concetto di parata come obiettivo per esplorare le complesse eredità emotive di vergogna, suono e voce’.

N.G.

Ah, l'invidia del gene...

In più di un’occasione McGregor ha di nuovo lasciato intendere quanto ami tenersi le mani libere, come curatore, anche rispetto alle presunte barriere disciplinari della danza e quanto poco si preoccupi di accontentare - e perciò sempre sia lodato! - puristi e conservatori. Ha ammesso senza particolare livore che ci sono critici che ancora non capiscono il senso della sua ricerca sul corpo. C’è da dire che tanti specialisti hanno una pur strana idea del ‘contemporaneo’, ferma agli anni Novanta del Novecento o giù di lì. Per esempio tra i decani ‘cattivisti’ in servizio permanente effettivo si sente liquidare McGregor addirittura come uno che si crede il nuovo William Forsythe senza averne il talento e l’intelligenza. Un feroce blogger inglese, Nicholas Minns, era arrivato a sentenziare: McGregor è ormai vittima del proprio ‘gene autoindulgente’, ‘in overdose di ispirazione e sottodimensionato in termini di invenzione coreografica’. Diciamo pure che, volendo, si potrebbero applicare giudizi analoghi ad altri nomi eccellenti, magari meno invidiati…

8

Ayelen rivelazione a Bolzano

Si è chiusa con notevole successo anche la 42ma rassegna di Bolzano Danza, la seconda diretta dai francesi Anouk Aspisi e Olivier Dubois che sono ora attesi, dopo ‘Insurrection’ e questa ‘Horizon’, ad allestire nel 2027 la terza parte intitolata ‘Reconciliation’. Pur in un programma fitto di grandi nomi e proposte consolidate, ha sorpreso tutti il nuovo lavoro ‘Irresistible Revolution’ della compagnia belga Ruda, fondata dalla coreografa d’origine argentina Ayelen Parolin. Lo spettacolo che ‘reinterpreta alcuni generi musicali tipici del Sudamerica (come la murga e la cumbia) per immaginare un vortice di movimenti selvaggi, un'utopia in cui l'eccesso collettivo e la gioia tracciano i contorni di un'altra possibilità’ è stato definito ‘un'esplosione di energia e di ritmo’. Accolto da un grande successo al Teatro Comunale di Bolzano, e poi a Opera Estate di Bassano del Grappa, ‘Irresistible Revolution’ ha debuttato ad aprile nel Teatro della Vallonia a Bruxelles ed è ora atteso al Kampnagel festival di Amburgo.

‘Irresistible Revolution’ della compagnia Ruda di Ayelen Parolin, a Bolzano Danza (foto di Andrea Macchia)

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