Banushi si commuove solo a Milano, Cortés fa il poeta e Sciarroni scende dalle scale del PAC...Ecco i primi voti per FOG

'Mami' (foto di Pinelopi Gerasimou)

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No, lui non è 'hipster-ico'

Ci vorrebbe un autentico stakanovista per commentare adeguatamente tutto quanto messo in campo nei primi giorni di FOG da Umberto Angelini, il direttore di Triennale Teatro. Perciò la scelta cade sulla forma breve della pagella e per primo si merita un apprezzamento proprio chi ha inventato, propone e segue attentamente questo festival. Anche perché Angelini mostra sempre un'invidiabile calma e una disponibilità al dialogo. A quanto pare non s'accontenta di aver ormai fidelizzato un pubblico di nicchia, molto hipster e 'triennalista', accanto alla messe di addetti ai lavori che non mancano mai. E cerca sempre di trovare le proposte 'post-teatrali' per richiamare anche una fetta di giovani che altrimenti non entrerebbero nemmeno nella Sala dell'Arte.

N.G.

Andrée, m'ami o non 'Mami'?

A proposito di Triennale e di relative querelle politiche e istituzionali, si è vista subito, per l'attesa prima di 'Mami' di Mario Banushi anche Andrée Ruth Shammah. Candidatissima al dopo-Boeri per il vertice dell'istituzione culturale dell'architettura, indicata dall'asse post-fascista tra Ignazio La Russa e il ministro Alessandro Giuli, la regista e anima instancabile del suo Teatro Franco Parenti, chissà se potrebbe mai approvare la programmazione così sofisticata e 'up to date' di FOG... Forse per questo è uscita di gran carriera alla fine di 'Mami', senza apparentemente dar cenno di un commento. Dai tempi recenti in cui il Teatro dell'Arte produceva ancora spettacoli classici italiani, si ricorda un suo giudizio con tono sprezzante, dopo la prima de 'Il Giardino dei ciliegi' di Alessandro Serra: 'non sentivamo certo il bisogno di un nuovo Strehler...'. Peraltro, letto così, oggi, sembra un gran bel complimento.

8+

Fuori casa con Edipo o Antigone?

Il successo assolutamente più imprevedibile di Mario Banushi è stato quello di aver riempito persino la grande Biblioteca a piano terra del Palazzo di viale Alemagna, in un bel sabato 28 febbraio alle 17.30. Per questo suo 'Meet the artist', a un certo punto, non è stato nemmeno più possibile alle maschere di Triennale controllare le prenotazioni. C'era questo e c'era quello, di addetti ai lavori anche noti, ma c'era soprattutto un pubblico adorante, a cui l'autore greco-albanese ha regalato alcune confidenze. Prima tra tutte che lui stesso, nonostante anche in 'Mami' abbia creato una toccante messa in scena della propria storia di famiglia, si è commosso davvero per la prima volta proprio solo nelle due repliche milanesi. En passant, non ha escluso che in un prossimo futuro potrebbe dedicarsi alla regia di qualche classica tragedia.

N.B

Poeta fanciullo, canta di più!

La novità più spiazzante dell'inizio di FOG 2026 è arrivata sicuramente da Alberto Cortés, con i 65 minuti di 'Analphabet', un racconto omoerotico di sapore orgiastico in cui corpo e parola dell'autore sembrano fusi. Tra l'altro, notava bene un osservatore di prim'ordine, il performer di Malaga sa cantare divinamente e dovrebbe farlo di più. In ogni caso, già la presentazione del direttore di 'Dramàtica' Alvaro Vicente era tutto un programma, costellata di aggettivi come 'hauntologico' (relativo all'ossessione appunto per il mitologico Analphabet) e 'prassitelico' a proposito del corpo di Alberto (ovvero come il sinuoso ed efebico Apollo Sauroctono di Prassitele). Con tanto di spiegazione del riferimento al saggio di José Bergamin 'La decadencia del analfabetismo', scritto nel 1933 per celebrare Federico Garcia Lorca come nuova incarnazione del 'fanciullo poeta'...

7+

I dieci diabolici Alberti

Aldilà delle diverse considerazioni sullo spettacolo, colpisce il livello poetico deI testi di Alberto Cortés, che sono stati appena pubblicati in italiano da Luca Sossella, nella collana di Emilia Romagna Teatro, con il titolo 'Le diaboliche parole'. Il libro è stato presentato la sera della prima di 'Analphabet' a Milano, con entusiasmo da fan, dalla direttrice di ERT Elena Di Gioia, insieme con la traduttrice Teresa Vila e l'autore, che aveva appena smesso gli abiti di scena, cioè si era rivestito. Unica anche la chiusa della scheda di autopresentazione di questo personaggio ormai già 43enne: 'Oggi vive la propria identità come creatore, performer, regista, drammaturgo, docente, figlio, fratello, zio, amante, amica'.

F.Q.

Marta e Alessandro, si cambia

Quella ventina di rarefatti minuti al PAC con Marta Ciappina, replicati per quattro slot pomeridiani del 5 marzo, hanno segnato davvero il giro di boa dell'inizio di FOG, dal post-teatro queer alla danza contemporanea, che dominerà anche la prossima settimana con presenze straordinarie come Ali Chahrour o Benjanim Khan. Questo lavoro intitolato 'Op.22 No.2', per via del riferimento musicale con citazioni al poema sinfonico di Jean Sibelius, confermano il livello della ballerina-coreografa-insegnante formatasi a New York nello Studio di Trisha Brown (ma stavolta sembrava un po' Anne Teresa De Keersmaeker negli assoli museali), e pure la posizione Fuori Quota di Alessandro Sciarroni, presente al PAC in modo molto discreto, seminascosto sotto il cappellino da baseball, sulle scale. È un creatore talmente originale che la sua essenzialità sembra quasi sempre in bilico con l'opposto della superfetazione.

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La competenza al potere

Piccola nota 'en passant' sulla chicca di Ciappina-Sciarroni: 'Op.22 No.2' è nato da un'idea di Emanuele Masi, a lungo validissimo animatore di Bolzano Danza: un altro direttore di quelli bravi-bravi e pure senza casacca né conflitti d'interesse, come Anna Cremonini di Torino Danza, Paolo Cantù de I Teatri di Reggio Emilia e lo stesso Umberto Angelini di Triennale Teatro. In un Paese davvero meritocratico sarebbero contesi tra le grandi istituzioni. Se per esempio uno dei grandi poli pubblici con più sale a disposizione, a Milano o a Roma, volesse imitare l'assetto virtuoso di programmazione ad ampio spettro interdisciplinare di un Théâtre de la Ville di Parigi...Se per le grandi manifestazioni di richiamo internazionale vigesse davvero un criterio 'sovranista'...

'When I Saw the Sea' di Ali Charhour, evento dell'11 marzo a FOG (foto di Christophe Raynaud De Lage)

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