La necessità e il dovere di prendere la parola: una sana lezione dalla Francia per il 25 aprile dei lavoratori dello spettacolo
19.04.2026
A Milano non si tira mai il fiato, no: da un festival all’altro, il dubbio sorge anche nella mente degli appassionati di emozioni artistiche. Non si fa nemmeno in tempo a definire gli ultimi dettagli dell’agenda per FOG di Triennale Teatro, e già tutti si devono arrabattare per prenotarsi gli appuntamenti internazionali più intriganti del secondo festival LIFE di Zona K, al via il 30 aprile.
Viene persino il dubbio, in questi tempi di ostentata nostalgia per la città che fu gentile e ospitale del Miracolo cinematografico di De Sica e Zavattini, che in realtà Milano sia rimasta la città del celebre Carosello di fine anni Sessanta con Ernesto Calindri.
Parliamo di quella pubblicità che schiacciò per sempre l’immagine di un grande attore nel volto del distinto 'cumenda' in baffi bianchi che si siede serenamente a leggere il giornale in mezzo a una strada trafficatissima del centro e sorseggia impassibile il suo bel bicchierino di liquore al carciofo, ‘contro il logorio della vita moderna’.
Per prenderla così, alla larga, la questione di LIFE invero poteva essere quasi da Calindri pre-Cynar, ovvero il Carosello della chiacchiera con Franco Volpi in costumi ottocenteschi per la celebre China (omonima, ahimè, dello scrivente).
Tanto era stata davvero notevole, per livello artistico e intensità politica, la prima rassegna allestita dalla piccola e vivace associazione culturale nata in un vecchio garage del quartiere Isola, che a molti veniva da pensare: ‘düra minga, düra no!’, come nella chiusa dei siparietti di cui sopra.
Anche perché, alla fine, non parliamo di un'istituzione potente e ricca, ma di un gruppo di lavoro composto da sette ‘ragazze cattive’ - di quelle che, per stare ancora agli slogan facili, non andranno magari in paradiso, ma sanno coraggiosamente andare dappertutto.
E, invece, tra un viaggio in camper e una tisana, pur sempre trafelate come i milanesi intorno a Calindri, le sette sorelle di Zona K sono riuscite a presentare un nuovo progetto, per il fatidico secondo atto di LIFE, che pare ancora più interessante del precedente.
Merito certo delle ben due 'austrungariche' Valentine team-leaders (V. Kastlunger da San Vigilio di Marebbe, Ladinia tirolese, e V. Picariello dalla tormentata Istria slavizzata), che si compensano pure perfettamente venendo una proprio dal teatro e l'altra dagli studi storici e internazionali.
Il risultato del lavoro di Zona K è dunque nuovamente di offrire alla città di Milano una bella occasione per comprendere quanto il teatro e le arti performative possano ancora svolgere una funzione di autocoscienza per la polis, ovvero appunto ‘politica’ in senso profondo.
Per questa seconda edizione di LIFE sono andate a pescare un tema che, purtroppo, è ‘il’ tema per eccellenza del momento presente. Ma non l'ho hanno fatto con una riflessione astratta, bensì a partire da un’occasione teatrale davvero unica, che vale la pena di precipitarsi a prenotare per il 3-4 maggio: ‘Three Times Left is Right’ dello Studio Julian Hetzel di Utrecht.
Questo lavoro è stato scelto non a caso da Milo Rau come pezzo forte d’apertura per l’ultima edizione di Wiener Festwochen, dedicata all’incrocio alquanto singolare di temi tra amore e democrazia.
Lo spettacolo, che Hetzel ha costruito esplicitamente come ‘un invito a esplorare i conflitti ideologici che hanno normalizzato la violenza’, parla di una coppia che vive sul filo del rasoio (‘Mi piace odiarti. Odio amarti’) dell’assoluta incompatibilità culturale e politica. I due sono una teorica della nuova destra-destra e un canonico sociologo ‘ottimista e di sinistra’.
Tra l’altro, il singolare autore, di origine tedesca e già musicista con la band dei Pentatones, ora animatore di un laboratorio di ricerca nella Randstand Holland che ha scelto come nuovo slogan 'Make Art Great Again', sarà a Milano anche per un interessante talk su questi nostri ‘Tempi polarizzati’, come pure altri dei principali protagonisti degli spettacoli affronteranno poi approfondimenti a seguire.
Applaudito e accolto da critiche entusiaste sia a Vienna sia in altri festival, sulla carta questo ‘Three Times Left is Right’ è sicuramente uno dei pezzi forti della primavera teatrale milanese, ma non è affatto l’unico colpaccio di LIFE.
Con un programma alquanto articolato - racchiuso in 22 densi fogli A4, 22!, compulsati prima della conferenza-stampa da Renata Viola - LIFE 2026 mette a fuoco il tema delle contrapposizioni radicali che stanno minando alla base la democrazia e la convivenza civile stessa, con un’offerta di concerti, mostre, performance, dibattiti e appunto spettacoli teatrali d’incalzante attrattiva.
Si consiglia prima di tutto di sfogliare bene il calendario di appuntamenti, dal 3 maggio fino al 21, ora disponibile online.
Dopo una pre-apertura musicale itinerante di fine aprile, il festival si svolgerà perlopiù alla Fabbrica del Vapore, e conviene accennare agli altri spettacoli prevedibilmente FOMO, giusto per la sacrosanta funzione di servizio agli appassionati che non vogliono provare la delusione di arrestarsi di fronte ai sold-out.
Dunque, oltre a Hetzel, per essere brutali e sintetici conviene assolutamente pre-acquistare almeno gli altri due spettacoli internazionali di maggior richiamo che vanno dritti al cuore del problema della democrazia.
Il primo, annunciato per il 9-10 maggio, è ‘Ritual 4: Le Grand Débat’, ultima parte di un progetto di lunga gittata allestito a partire dal 2015 da Émilie Rousset e Louise Hémon, che ricrea un dibattito televisivo sul ballottaggio alle elezioni presidenziali francesi (è stato accolto come uno spettacolo che riesce a ‘deliziare, intellettualmente e scenicamente, tutti gli amanti della politica... e del teatro’).
Il secondo, per il 12-13 maggio, è l’incursione del collettivo belga Ontroerend Goed, magistrali creatori di teatro partecipato, con ‘Summit Milano’, un lavoro che coinvolge gli spettatori per ‘mettere in discussione il potere del linguaggio e il nostro desiderio incessante di significato’, direttamente giocato sul terreno oggi così decisivo delle ‘post-verità’.
Attenzione anche alla corsa al biglietto per le due performance direttamente legate alle situazioni di crisi e di guerra più cogenti, ovvero a:
‘Un champ brûlé’ (5-6 maggio) di Elina Kulikova e Dima Efremov, teatranti e dissidenti fuggiti dalla Russia dopo l'invasione dell'Ucraina, che stanno allestendo una vera ‘Trilogie de la Guerre’ per andare al cuore anche del cortocircuito culturale dell’ex impero zarista e sovietico;
e ’Badke(remix)’, il 16-17 maggio, con i palestinesi Amir Sabra e Ata Khatab che riprendono un celebre spettacolo allestito per laGeste di Alain Platel, ovvero uno dei maestri della danza contemporanea, e rilanciato oggi con Stereo48 come vero e proprio atto di gioia contro il genocidio a Gaza, la violenza dei coloni e l’intensificarsi degli sfratti a Gerusalemme.
Non che si possa stare tanto tranquilli di trovare ancora posto all’ultimo minuto per tutti gli altri momenti forti del prossimo LIFE, aldilà di questi primi cinque spettacoli assolutamente da non perdere.
E giusto per arrivare al fatidico numero di sette, tanto quante le ‘sorelle’ di Zona K che hanno contribuito all’ideazione e all’allestimento di questo festival, ecco altri due spettacoli da rassegna internazionale d’alto livello:
l’8 e 9 maggio ‘Kms of Resistance’ di Mehdi Dahkan, coreografo e ballerino autodidatta di Tangeri, già noto breakdancer, che attraverso il linguaggio della danza prende parte attiva nella vita sociale, in questo caso ai movimenti di protesta contro la censura e per la libertà d’espressione;
l’11 e il 12 maggio, quasi a pendant dello spettacolo-chiave del festival ‘Three Times Left is Right’, ecco ancora dai Paesi Bassi, con tanto di firma come produzione dei prestigiosi Berlin, l’ironico racconto ‘Swiping right’ di Sophie Anna Veelenturf, che parte dagli incontri occasionali - come suggerisce il titolo da gesto digitale su Tinder et similia - della stessa artista dichiaratamente di sinistra con uomini di destra.
Giusto per fare la solita figura dei ficcanaso pettegoli, viene quasi da chiedersi se non sia ‘inKappata’ in un qualche rapporto disagevole ideologicamente anche una o l’altra delle sette sorelle, già ragazze cattive, di Zona K...
Scherzi a parte, non c’è spazio, in questo primo spot sugli spettacoli da non perdere di LIFE 2026, per comprendere bene anche il ricco palinsesto degli appuntamenti artistici e culturali.
Ma una raccomandazione ancora è necessaria: ricordatevi di arrivare per tempo, ovvero prima delle 19, giovedì 7 maggio, nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore, per la ‘lectio magistralis’ intitolata ‘Democrazia nell’era dell’accelerazione. Nuovi spazi del “noi”’ e affidata a Joan Subirats.
Studioso di politica e già ministro dell’Istruzione, teorico ‘municipalista’ e insieme europeista di quella sinistra spagnola a cui tanti oggi guardano con ammirazione, Subirats avrà l’arduo compito di conferire il tocco programmatico in positivo al problema delle contrapposizioni così ben messo a fuoco dal festival stesso: ‘è possibile, e come, ricostruire esperienze condivise in cui le persone tornino a sentire che l'azione collettiva può ancora cambiare qualcosa?’