Metti Wagner contro Wagner, l'Opera contro l'Oberklasse e la Germania contro Israele: il nuovo caso Rau a Berlino (e noi)
26.10.2026
Che non fosse il solito appuntamento di routine per ricchi melomani, o supponenti tali, la prima il 24 ottobre alla Deustche Oper Berlin del nuovo Der fliegende Holländer wagneriano, lo garantiva anche soltanto la firma come regia teatrale di Milo Rau.
Si sapeva già di un lavoro di preparazione sul campo di Rau and Co., addirittura in Israele e nei territori palestinesi occupati, per le parti video di questo suo 'L’Olandese Volante' presentato come 'un road movie attraverso la storia del senso di colpa tedesco, dalla Seconda guerra mondiale all’attuale conflitto a Gaza'.
'L’Olandese Volante di Wagner è condannato a navigare per sempre, senza mai approdare, senza mai trovare redenzione', recitava una presentazione alla stampa: 'Milo Rau mette un’intera nazione su quella nave: la Germania! E lo fa attraverso la messa a fuoco del rapporto più carico di tensione della storia mondiale: quello tra Germania e Israele'.
Ancora: 'Dall’Olocausto ai dibattiti sull’antisemitismo che dividono la vita culturale tedesca: il senso di colpa tedesco è un dovere, un alibi o un’arma? Può trasformarsi in responsabilità? Tutto questo si svolge all’interno della più iconica delle opere tedesche, sul palcoscenico di uno dei suoi teatri più iconici. E arriva proprio mentre l’estrema destra torna a crescere in Germania e la rabbia nei confronti della politica israeliana si diffonde in tutto il mondo'.
Tradotto in titolo da 'The Guardian': Uno scandalo in agguato. Già, ed erano perciò quasi 'chiamati' i fischi di una parte della platea, per non dire di certe stroncature feroci a mezzo stampa, addirittura di critici che scrivono: meglio rifiutarsi di parlarne che dar seguito a una tale assurdità.
Resta poi ovviamente che non mancano voci entusiaste di apprezzamento del tentativo di ribaltare Wagner contro se stesso, l'Opera contro la Oberklasse che ne fruisce come un bene di lusso da ostentare, le correnti più oscure dell'identità tedesca contro chi contesta anche il perbenismo del dopoguerra.
Ma ciò che è più interessante far subito notare, in attesa di qualche riscontro dei pochi fortunati che andranno a vedere l'opera dall'Italia nelle prossime rappresentazioni (28 e 31 ottobre; 5, 8 e15 novembre; ripresa nel '27: 13 e 20 febbraio), è una questione di fondo legata agli assetti istituzionali del mondo dello spettacolo.
Ci vuole coraggio a osare tanto, che piaccia o meno l'attitudine alla provocazione che Rau ama coltivare sempre e comunque. E gran parte del merito va ascritto al nuovo Intendant che è stato chiamato alla Deustche Oper Berlin, Aviel Cahn.
Quarantenne svizzero tedesco che si è fatto notare dal 2018 per la ventata di rinnovamento radicale portata nel Grand Théâtre di Ginevra, Cahn ha anche lavorato a Pechino, Helsinki e Berna ed è stato direttore dell'Opera Vlaanderen ad Anversa, con cui ha vinto il premio per il miglior teatro del mondo agli Opera Awards londinesi nel 2019, a 33 anni.
Quando ad aprile ha presentato i piani per la sua prima stagione a Berlino, 'Make Love...', con sette grandi prime, Khan ha annunciato di voler tenere aperto il teatro dell'opera per 30 ore ininterrotte, da sabato a mezzogiorno a domenica sera, a fine agosto, trasformando il palco di notte in un club, per una festa curata dall'artista Rirkrit Tiravanija.
E così, con il dichiarato intento di uscire dal solito orticello dei melomani per riportare all'opera il più vasto pubblico delle emozioni artistiche, Khan ha scelto di collaborare con registi teatrali di tendenza, oltre a Rau anche l'ungherese Kornél Mundruczó, i belgi di F.C. Bergman, la tedesca Susanne Kennedy, conosciuta per il suo teatro sensoriale innovativo, l'artista fotografico Wolfgang Tillmans e via elencando.
Ora, così funziona la lottizzazione al contrario nel mondo delle istituzioni culturali europee degne di tale rango, e questo è solo uno dei tre grandi teatri d'opera di Berlino, esattamente come è solo uno dei teatri di prosa la Volksbühne dove il nuovo direttore artistico Matthias Lilienthal si è presentato allestendo nella piazza davanti una piscina estiva aperta alle minoranze disagiate della città, grazie a un lavoro di coordinamento con le associazioni sociali.
E, giusto per prendere un esempio nostrano corrispettivo al caso Rau-Khan (senza andare sui disastri dei nuovi direttori le cui nomine sono riconducibili alla destra), in questi giorni al Maggio Fiorentino è stata allestita una nuova opera lirica di Nicola Piovani, 'Romanzo criminale', su libretto di Giancarlo De Cataldo e con la regia di Massimo Popolizio.
Non aono mancati subito recensioni entusiaste, per la classicità dell'opera e la bellezza dell'allestimento, cronache del consenso unanime del pubblico, con dovizioso conteggio degli otto minuti di applausi, titoli ineffabili come quello de 'La Repubblica': 'è iniziata l’ascesa della banda della Magliana nel regno della lirica'.
Uno scandalo annunciato, appunto, come da titolo sul Wagner di Rau, ma fate voi in che senso.
Tre nomi di prim'ordine della sinistra culturale di lotta e di governo, il musicista premio Oscar, il romanziere ex magistrato, l'attore feticcio di Luca Ronconi: va considerato anche il traino della fama della serie televisiva omonima, ed ecco l'eveeento al Maggio.
Ad accompagnare cotanta trovata si è schierata prontamente anche la Rai, che ha comunicato con enfasi la straordinaria messa in onda televisiva non su Rai5, ma addirittura su RaiTre, il 23 ottobre.
Va ricordato che al Maggio, che degli enti lirici italiani è in cima alla classifica storica delle perdite milionarie di soldi pubblici, è arrivato Carlo Fuortes come 'nuovo' Sovrintendente, dopo una controversa vicenda politica e una carriera di porte girevoli grazie all'appoggio del Pd e dell'ex ministro Franceschini.
Fuortes a suo tempo aveva prontamente consegnato, con le dimissioni dalla carica di direttore generale della Rai, il servizio pubblico radiotelevisivo al fiduciario scelto da Giorgia Meloni, Giampaolo Rossi, ma queste sono le solite bazzecole all'italiana.
La sostanza è che ce li sogniamo noi i Khan all'Opera come a Berlino, con la destra e con la sinistra anche nel mondo dello spettacolo istituzionale ad abbaiare finora sono sempre i cani del potere.
P.S.: l'opera 'Romanzo Criminale' su RaiTre ha raccolto 126.000 spettatori, lo 0.68%, nella prima parte; 73.000 spettatori, lo 0.5%, nella seconda. Il programma precedente ha mantenuto una media di 1 milione e 406mila spettatori, con il 7,3% di share. Per quel che vale il risultato Auditel, anche questa è una vera pagina da 'true crime'.