Che Vinka sempre la frammentazione, se fa rima così bene con la commistione dei generi nel circo contemporaneo

L'immagine del manifesto di Fuori Asse Focus 2026

 Fa sinceramente piacere poter considerare 'dramaholico ad honorem' Filippo Malerba, che è poi in primis è il direttore artistico di Quattrox4, realtà milanese di ‘circo contemporaneo’ dove è nato anche il festival Fuori Asse Focus, quest’anno ’promosso’ dall’Anfiteatro Martesana alla Triennale.

 Quando sale sul palco della Sala dell’Arte, la sera di domenica 18 gennaio, per ringraziare tutti al termine dello spettacolo ‘Fragments’ che ha chiuso la rassegna, Malerba si fa riconoscere subito per il tratto distintivo dell’entusiasmo dello spettatore appassionato. 

 Agli habitué capita d’incontrarlo puntualmente, affabile e sorridente, all’ingresso o al termine dei migliori appuntamenti internazionali, e a volte anche alle prime italiane più artistiche, fuori da questo o quel teatro. 

 Dunque, non è solo e tanto un acrobata, che insegna regolarmente ‘attrezzi aerei’ ormai dal 2011 per la scuola del centro di cui è stato co-fondatore: Malerba (latore suo malgrado di un cognome decisamente sviante, dato che invece è cresciuto nei 'verdi prati' delle famiglie che frequentano abitualmente l’arte e la cultura), si è concentrato per lavoro sulle discipline in cui il corpo gioca un ruolo preponderante.

Ma questo conta relativamente persino nei 400 metri quadrati di locali ex industriali che Quattrox4 ha trasformato in laboratorio-scuola circense, in via Ezio Andofalto, al confine con Sesto Marelli. Lì dove sfumano anche i confini delle discipline dello spettacolo. Siamo dentro al mondo performativo, anche se per definizione questo gruppo di professionisti dichiara di praticare ‘il circo contemporaneo’, e cioè con quell’aggettivo in più che fa sorgere spontanea la domanda: che vuol dire esattamente?

 Ecco la risposta dall’homepage di Malerba e soci: ‘nato in Francia negli anni ’70 da una commistione di generi tra il teatro fisico, le discipline circensi e la danza contemporanea, il circo contemporaneo è un linguaggio artistico che genera un forte livello di interazione, riproponendo con forza il legame originario dello spettacolo dal vivo. In linea con Leo De Berardinis che definisce il teatro ‘uno spazio unificato che contamina attori e spettatori per sperimentare in un tempo compresso ed extra-quotidiano la vita’, il circo aiuta a provare questa dimensione in chiave metaforica, ad accogliere la realtà attraverso il suo rovescio, a credere all’impossibile che diventa accogliente. Perché la condivisione umana ne è il vero emblema. 

 Artiste e artisti condividono la ricerca tecnica, gli spazi e le ore di allenamento; chi insegna pianifica insieme le ore di lezione e gli obiettivi didattici da raggiungere. Siamo consapevoli che la presenza altrui è sempre necessaria, dato il rischio intrinseco della pratica: bambini e bambine si affidano ai propri insegnanti, l’artista alla sua compagnia, allievi e allieve creano nuovi legami di fiducia tra loro. La scena diventa un luogo di esperienza artistica prima di tutto umana, dove il rischio viene superato insieme. Così l’atto fisico e scenico diventa esperienza di ‘compassione’ nel senso latino del termine: con il circo contemporaneo artista e pubblico ‘soffrono insieme’ (cum – patior) di fronte al pericolo, e se ne meravigliano sempre’.

 Voilà! Interazione, vivezza, condivisione, rischio e fiducia, addirittura compassione: anche con la magia della parola, i circensi contemporanei milanesi non scherzano. Nella nuova edizione della rassegna Fuori Asse Focus, non a caso la 'quarta' di Quattrox4, che ha richiamato in Triennale addetti ai lavori e appassionati non solo italiani, quest’anno hanno anche presentato alcuni spettacoli di richiamo, e senza dubbio il gioiello del Festival è stata la prima italiana, con due repliche, di questo ‘Fragments’ con Vinka Delgado.

 Non sono poi mancati altri eccellenti rappresentanti del settore, a partire dal francese Guillaume Martinet, considerato l’artista ‘che ha reinventato i codici della giocoleria contemporanea’. Ancora, l’italiana esperta Marianna De Sanctis ha presentato una creazione site-specific per lo Scalone d’Onore di Triennale, intitolata ‘Lavatrix’, rivisitando la solennità architettonica del luogo con il moto centrifugo dell’hula hoop, ‘dove resistere non è scontrarsi con la gravità, non è staccarsi da ciò che è rigido, ma trasformare tutto in circolarità’.

 Incontri, tavole rotonde e anche la proiezione del film documentario ‘Sospesi’ di Cordata F.O.R., vero e proprio viaggio in Italia alla ricerca delle poetiche e delle pratiche del circo contemporaneo, hanno arricchito la tre giorni del festival. 

 ‘Fragments’ è il terzo titolo che figura tra gli ‘espectàculos’ della compagnia La Víspera, composta dalla straordinaria performer Vinka  con l’autore e regista Diego Hernando, che entra in gioco anche nel ruolo di videomaker in diretta. Viene presentato come ‘un’indagine sull’identità e sulla frammentazione dell’io che combina le discipline del circo contemporaneo (acrobatica, palo cinese) con il teatro di figura e le arti plastiche’.

Lo spettacolo, vincitore di CircusNext, si gioca molto sulla sperimentazione di forme ibride in cui si è specializzata nella sua carriera artistica Vinka Delgado, che viene dall’accademia di Belle Arti di Salamanca.

 In effetti ‘Fragments’ lavora sulle emozioni del pubblico a 360 gradi, molto bene ovviamente, come anche solo si poteva intuire dall’entusiasmo degli spettatori presenti all’ultima replica milanese. Tra gli altri, sembrava davvero coinvolto anche un personaggio di spettacolo come Giovanni Storti, in fila E, seminascosto dentro la poltrona 12, ché poi si faceva pur ben riconoscere ogni tanto, per sollevarsi a scrutare certi dettagli o per certe risate aperte che non suonano certo nuove ai tanti fans del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

 (Storti è uno che di ‘circo contemporaneo’ se ne intende parecchio, dopo una vita di collaborazione e amicizia con il trasformista per antonomasia Arturo Brachetti. ‘The Legend of quick change’ firma anche la regia visionaria di questo ‘Lunga vita agli alberi’, lo spettacolo teatrale che Storti sta portando in giro - appena presentato al Teatro Grande di Brescia, sarà il 23 e 24 al Lirico Gaber di Milano - accompagnato dallo scienziato e divulgatore Stefano Mancuso, per raccontare i misteri del mondo vegetale, ‘un ideale viaggio in tre tappe tra natura, comicità e conoscenza, alla scoperta delle tre parti fondamentali di una pianta: radici, fusto e chioma’, come recita la scheda). 

 In tema di ‘quick change’ anche Vinka sa decisamente il fatto suo ma non ha mancato di mostrare subito anche una grande vis comica, proprio in un sorridente e dissacrante inizio ‘anti-maternalista’ dello spettacolo.

Ma a creare la magia tutt’altro che frammentaria di questo ‘Fragments’ è soprattutto la forza della commistione di linguaggi, dal comico al tragico, con tanto grottesco ben sottolineato dall’indicazione di genere ‘circus thriller’ che compare in quella sorta di titoli di coda proiettati dopo la sottotitolazione del monologo finale. 

 E’ davvero contemporaneo anche il contenuto di fondo che viene comunicato con levità in questi intriganti sessanta minuti di spettacolo dove commedia e dramma, maschere e circo, protesi di gambe e di braccia, si mescolano in un’accattivante versione post-moderna del teatro di figura per ricordarci che riguarda tutti noi in prima persona il problema dell’identità, tra quello che pensiamo di essere e come gli altri in effetti ci vedono.

Una scena di 'Fragments' con Vinka Delgado (foto di Alessio Ferreri)

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