Che cosa può fare il teatro mentre il mondo è fiamme e l'odio impera? Il nuovo LIFE prova a rispondere con 7 spettacoli cult e...
06.03.2026
‘I’d rather be at the theatre’, come ripetono gli inglesi, con un’espressione ormai così proverbiale che campeggia anche nei gadget tipo spilline e quadernetti, magari con accanto due piccole icone di maschere.
E preferirei essere a teatro, sorpresa!, è una battuta che si sente circolare a Milano in questi giorni di delirio turistico-sportivo.
Preferirei essere a teatro, dunque, ma non solo tanto per dire, ‘vess al teater’ o chissà come in dialetto milanese: con varie sale già belle piene, gli appassionati hanno approfittato di una sorta di quasi lockdown da invasione olimpionica per decretare a priori che dall’ultima settimana di febbraio si celebrerà la grande riscossa del teatro.
E sia ben chiaro che rischia di restare a bocca asciutta chi non si è premurato di far caso per tempo alle migliori novità in cartellone, per esempio la notevolissima doppia apertura del nuovo FOG di Triennale Teatro, che riprende possesso dei suoi spazi dopo l’espropriazione olimpica del palazzo di viale Alemagna per ‘Casa Italia’ del CONI.
Tutto esaurito da settimane per la nuova perfomance ‘Credere alle maschere’ di Romeo Castellucci, pubblicizzata con un ritratto virato blu di Stan Laurel, alias Stanlio, e le solite quattro righe ermetico-esoteriche del superlativo guru cesenate della Societas(1). Resteranno fuori persino i ‘raccomandati’ piuttosto che vari critici dei giornali internazionali che non si erano prenotati con largo anticipo.
Non c’è stato verso, riferiscono i bene informati, di convincere il Creatore ad ammettere più persone nel suo nuovo piccolo Paradiso teatrale: tre volte al giorno, nella Galleria al piano terra di Triennale, una trentina di spettatori per volta saranno ammessi ad assistere, in piedi per 45 minuti, alla nuova perfomance che pare davvero incantevole, almeno stando ai passaparola dei pochissimi che ne sanno già qualcosa.
‘Credere alle maschere’, con un’incursione sul tema della magia stessa dello spettacolo, sarebbe insomma di tutt’altro registro rispetto alle ultime performance abbastanza inquietanti, come il rituale tricologico allusivo ‘Senza Titolo’ presentato nel Salone d’Onore di Triennale due anni fa, piuttosto che ‘I mangiatori di patate’, creazione site-specific all’Isola del Lazzaretto Vecchio di Venezia, allestita da Castellucci per Biennale Teatro 2025, a metà tra evocazione del Van Gogh pauperista compassionevole e dell’Angelo della Storia di Benjamin.
Con quell’azzardo che rende Umberto Angelini di Triennale Teatro (e di Teatro Grande di Brescia) il giocatore più invidiabile e invidiato al tavolo da poker del botteghino italiano, il FOGhista non bleffa certo nei giorni d’apertura della rassegna. Anzi.
Sceglie proprio di calare, insieme al tris d’assi quotidiano del nuovo Castellucci, anche l’asso di quadri del nuovo inizio: ovvero una novità che ha subito incantato la scena europea di tendenza, come il trentenne greco-albanese Mario Banushi, con il suo ultimo ‘Mami’, che ha debuttato all’ultimo Festival d'Avignone.
Se, tanto per capirci, la prima assoluta di uno dei riveriti maestri più amati d’Europa, ‘Credere alle maschere’, è coprodotta dalle Wiener Festwochen di Milo Rau, dal famoso Grec Festival di Barcellona, dal piccolo chicchissimo Transart che Peter Paul Kainrath organizza a Bolzano e già in trattative pure per il Kunsten di Bruxelles…Banushi è considerato la promessa di quella sorta di post-teatro che potrebbe segna la pagina dopo il ‘post-drammatico’ castellucciano.
E’ bastato qualche assaggio in Italia, compreso un seminario e la rappresentazione di ‘Goodbye Lindita’ in viale Alemagna a Milano, per far partire subito la caccia al biglietto: al momento sono rimasti un pugno di posti in fondo alla Galleria della Sala dell’Arte, fila X o giù di lì.
Se l’andazzo è questo, alla biglietteria di Triennale avranno un bel daffare a gestire le liste d’attesa. Figurarsi che non c’è quasi più uno strapuntino neanche per altri appuntamenti davvero particolari di marzo, come le perfomance ‘Op.22 No.2’ di Alessandro Sciarroni o ‘Handle with Care’ di Ontroerend Goed.
Se ci precipita, è ancora possibile assicurarsi la poltrona per il sorprendente dopo-apertura con Alberto Cortés, il 4-5 marzo: con il suo toccante ‘Analphabet’ esplora un tema tutt’altro che frequentato nello stesso mondo LGBTQ+, che le note di regia indicano come ‘la violenza intra-genere nelle relazioni queer, segnate dall’eredità patriarcale’.
A proposito di performer raffinati, attenzione a puntare per tempo l’appuntamento con un personaggio di punta della scena francese, che ora risiede in Belgio, Benjamin Khan. Porta a Milano la sua nuova ‘The Blue Hour’ con Théo Aucremanne in scena.
L’ora blu, o del crepuscolo, è quel momento di sospensione tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, ‘che diventa metafora del contemporaneo: i nostri occhi - recita ancora la nota di presentazione - , ancora arrossati dalla stanchezza di un presente sospeso tra crisi ecologiche, emergenze politiche e sociali, faticano ad accogliere il bagliore di un futuro possibile’.
Sarà un inizio marzo col botto, e non soltanto per la straordinaria apertura internazionale e innovativa del solito FOG (mai logo fu più antifrastico: FOG non è nebbia, ma il festival che la fa diradare, portando una ventata internazionale nella ‘scighêra’ teatrale milanese). C’è tanto altro in programma anche fuori dalla Triennale.
Dal 4 marzo svetta notoriamente in cartellone al Piccolo Teatro, nella grande sala dedicata a Giorgio Strehler, nientemeno che ‘Miracolo a Milano’, con il re delle fiction televisive Lino Guanciale ‘miracolato’ in scena da Giulia Lazzarini, adorabile 91enne icona dell’istituzione teatrale milanese, da quando fu calata dall’alto come Ariel ne ‘La Tempesta’.
Lo Strehlerone è un contenitore grandioso, arriva quasi al migliaio di posti disponibili, e lo spettacolo sa di kolossal anche solo per la durata oraria prevista, si dice intorno ai 200 minuti: eppure, aldilà del facile sold-out alla prima, per le repliche immediatamente seguenti sono ancora libere giusto pochissime poltroncine negli angoli in fondo alla galleria!
Per quanto cult possa essere, sulla carta, l’operazione di riportare in uno spettacolo teatrale il meraviglioso film del 1951 firmato da De Sica con Zavattini, il regista e direttore artistico Claudio Longhi sembra che stavolta abbia quasi voluto…'dormire tra due guanciali’: il suo Lino e 'Totò il buono' riveduto e corretto in salsa strehleriana.
Niente paura per i ritardatari del pre-acquisto: ‘Miracolo a Milano’ è programmato in quella che si suol dire una lunga tenitura, di quasi un mese, peraltro con numerose repliche sottotitolate in inglese.
E chi proprio non riuscisse a vederlo entro l’ultima rappresentazione del 1° aprile, può sempre farsene un’idea precisa grazie alla ripresa televisiva che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere mandata in onda dalla Rai un mese dopo, forse addirittura la sera di Pasqua.
Pregevole è anche il tentativo del nuovo Teatro Fontana di farsi largo, tra cotante proposte local e global, con una programmazione italiana innovativa di alto livello: il calendario di marzo è davvero intrigante e anche qui è bene premurarsi già con le prenotazioni, per esempio per l’atteso ritorno in scena a Milano di Federica Rosellini, a poche settimane da uno strepitoso ‘Ivan e i cani’ proposto nella sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini.
Rosellini animerà un suo nuovo complesso e ardimentoso lavoro performativo, tratto da ‘i-Girl’ dell’irlandese Marina Carr, con il contributo artistico di Rä Di Martino per il video e di Daniela Pes per le musiche. Presentato l’8 e 9 ottobre al Mattatoio per RomaEuropaFestival e poi per altre due date al Festival delle Colline Torinesi, ‘i-Girl’ sarà a Milano nella seconda metà di marzo, in casa dello stesso coproduttore Elsinor.
Ma i primi segnali di questo intrigante cartellone di marzo del Fontana sono il musical teatrale contemporaneo ‘La Diva del Bataclan’ con Claudia Marsicano e l’insolito spettacolo interattivo ’Dieci modi per morire felici’ di Emanuele Aldrovandi con il palcoscenico che diventa un ring sulla vita e la felicità per una pattuglia di spettatori. A seguire la novità del ‘Romeo e Giulietta’ di Roberto Latini, presentato come ‘cinque quadri di una suite rock, che mescola Shakespeare al canto e alla musica dal vivo’.
A proposito di novità italiane, i dramaholici più avvertiti si preparano già anche alla classica gita a Torino per la riproposta di 'Mirra' di Vittorio Alfieri, firmata da Giovanni Ortoleva, sicuramente uno dei più colti e coraggiosi registi delle ultime generazioni.
Questa storia mitologica di Mirra condannata da Venere a innamorarsi del proprio padre Ciniro, con l'affondo sul tema sconcertante dell'incesto, per Ortoleva svela addirittura che 'Alfieri sia il nostro Shakespeare'...Dopo il debutto al Teatro Metastasio di Prato, lo spettacolo arriva al Gobetti del Teatro Stabile di Torino, che coproduce, dal 24 febbraio al 1° marzo.
Ci mette del suo, naturalmente, anche Andrée Ruth Shammah che dal 3 marzo rispolvera il classico allestimento che aveva fatto del ‘Il Misantropo’ di Molière, protagonista il nuovo personaggio di punta del Teatro Franco Parenti, l’attore e regista Fausto Cabra. E, come ammette la stessa Shammah, è una bella scommessa la riproposta in chiave tradizionale di un Molière, mentre chiunque affronti un classico vuol subito mettere in jeans gli attori e far dire loro qualche ‘cazzo!’
Ultimo, ma certo non per ultimo, il lodevole scarto d’inizio marzo del Teatro Menotti che programma dal 5 il ‘Pinocchio - Che cos’è una persona’ che Davide Iodice ha creato nella Scuola Elementare del Teatro - Conservatorio Popolare delle Arti Sceniche di Napoli, con ragazze e ragazzi con sindrome di Down, autismo, Asperger, sindrome di Williams, ma anche giovani in uscita dal carcere e adulti, genitori e amici.
Un’esperienza toccante, che ha commosso persino il pubblico di addetti ai lavori dell’ultima Biennale Teatro di Venezia.
Con questo bel disgelo post-olimpionico all’orizzonte e tante serate di teatro di cui discutere non resta che seguire l’invito del Maestrone Francesco Guccini che, nella sua ‘Canzone dei dodici mesi’, al quadro di Marzo regala la chiusa: ‘Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana,/ l'ala del tempo batte troppo in fretta,/ la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana…’
(1) PICCOLA TAVOLA ALCHEMICA DEL NUOVO ATTO DELLA GRANDE OPERA
"Descrizione degli attrezzi maggiori di Credere alle Maschere.
C’è una stanza, a volte è bianca, a volte nera, a volte è drappeggiata con del tessuto bianco se la stanza è nera, a volte è drappeggiata di tessuto nero se la stanza è bianca. Dipende.
Non ci sono attori.
C’è una poltrona in fondo al muro che ricorda Andy Warhol.
Ci sono parole. Bianche. Nere. Rosse.
È richiesto il silenzio.
È previsto un certo numero di spettatori, ma non ci sono sedute.
La stanza contiene un certo numero di maschere rigide.
La maschera appartiene solo a una persona e sarà sua per tutta la vita."
R.C.