Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
In Kms of resistance Mehdi Dahkan e Mohamed Bouriri si muovono a ritmo di respiri. Traendo ispirazione dall’antica tradizione marocchina dell’Aïta i due interpreti mettono in scena il respiro come atto universale e rivoluzionario.
L’Aïta è un insieme di canti e musica popolare radicata nelle zone rurali del paese. La voce delle donne dà vita a questa tradizione secolare che racconta la resistenza del popolo nella storia della liberazione del Marocco durante il protettorato francese. Aïta è il lamento, il grido di dolore che oggi si traduce nella diaspora.
Il centro generato dall’unione dei due cerchi, che la rappresenta simbolicamente, si annulla fino a non esistere più. La forza dei respiri e la resistenza dei corpi eliminano i confini prestabiliti. Due cerchi, due corpi e due respiri si uniscono.
Due corpi originariamente estranei iniziano a sfiorarsi. Si toccano e si scoprono. Prima delicatamente e poi violentemente si trascinano, cadono, simulano una lotta di forze. I respiri si alternano e sembra che l’aria stia per esaurire.
Silenzio. Il silenzio diventa un atto di resistenza.
I sospiri cominciano ad armonizzarsi, i confini cominciano a confondersi.
Nasce una musica. Uno dà il respiro all’altro e viceversa, come se gli stesse ridando vita. I corpi si muovono, prima pesanti e poi leggeri, così leggeri che sembrano volare. Finalmente liberi, diventano un corpo unico.
Accade poi qualcosa di magico.
Il pubblico, invitato dai performer, comincia con i suoi respiri a guidarne i movimenti, a coreografarli. Qualcuno si diverte a rendere sempre più movimentati i passi, prima lenti e poi veloci. Mehdi e Mohamed smettono di sospirare e cominciano a sorridere.
Il respiro diventa così un atto collettivo di umanità e speranza.