Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
'Would you prefer to be loved or right?', preferiresti essere amato o essere nel giusto? Questo è il problema.
Il dilemma non ammette sfumature. Bianco o nero, acceso o spento, positivo o negativo, - forse addirittura, pillola rossa o pillola blu.
'Grey line', a dispetto del titolo, non concede alcun grigiore né compromessi: non c’è tempo! Il collettivo SPIME.IM ingloba il pubblico per quasi un’ora dentro un mondo privo di qualsiasi addolcimento.
Nessun compromesso, né nella scelta così hard della musica elettronica, né nei contenuti, e - se vogliamo dirla tutta - nemmeno in una possibilità di riposo per occhi e orecchie di spettatrici e spettatori.Il ritmo è ossessivo e martellante. O si è amati o si è nel giusto. Le strade sono due, quasi perpendicolari tra loro, e l’incrocio è Grey line.
Amati vuol dire abbracciare in maniera complice e anestetizzata tutto ciò che si vede sullo schermo per la durata della performance: propaganda politica d’odio, produzione incontrollata di rifiuti al solo scopo di nutrire un capitalismo usa e getta, degenerazione totale dei contenuti sui social, immagini di guerra attuale da ignorare silenziosamente.
Essere nel giusto invece significa fermarsi in silenzio per 45 minuti ed essere bombardati dalla verità visiva, e sonora, di quello che sta succedendo. Non solo quanto detto prima, ma anche quello spettro che è la possibilità che quella guerra attuale ma lontana diventi attuale E vicina.
Non basta più la scusa un po’ sbilenca per cui si tratta di un’ipotesi, solo uno scenario immaginario, iscritto nel futuro, magari uno abbastanza lontano da non generare alcun tipo di preoccupazione perché oggi, qui, c’è qualcosa di più urgente a cui pensare. SPIME.IM mostra scenari di città devastate dalla guerra, spazi deserti, strade piene di tende con dietro insegne di famosi fast-food che svettano luminose, o negozi abbandonati.
Ho visto qualcuno sussultare quando ha riconosciuto che alcuni degli spazi rielaborati dall’intelligenza artificiale in questi scenari di guerra erano proprio le strade di Milano, dal Duomo fino al Castello Sforzesco.
La performance continua ma verso la fine un pensiero si riaggrappa alla mia mente. Sedendoci vicini sugli spalti, la mia amica Veronica mi aveva chiesto un po’ sorpresa: “Quindi oggi non si balla?”. In effetti, se ci fossimo ritrovati in piedi, bombardati dalle immagini e dalla musica di SPIME.IM, avremmo avuto il coraggio di ballare? Non un ondeggiare il capo come tanti di noi hanno fatto durante la performance nei momenti di musica più concitata, ma proprio dimenarsi sul ritmo dell’elettronica proprio come ad un rave.
Forse in realtà, anche se fermi, stiamo tutti ballando in questo infernale rave, dove le luci sono così forti da tenere gli occhi aperti a stento per la maggior parte del tempo. E quando finalmente riusciamo a vedere, quello che si presenta davanti a noi è proprio questo: soldati, guerre e rifiuti.
( Alessandro Maruccia)