Ritratto di famiglia in un interno della Sala Cisterne: coraggio, mamma e papà, avvicinatevi che ci ibridiamo subito

L'autrice si cimenta con le opportunità di selfie deformati offerte dalla mostra

Prima di scrivere dell'installazione di Pier Giorgio De Pinto 'Ritratti di famiglia of VNP - Very Normal People' e intanto che attendo di scegliere un aulico titolo, come 'Tra memoria personale e genealogie postumane', non riesco a non pensare che mi hanno sempre trasmesso una certa tristezza, i ritratti di famiglia che mi è capitato di osservare.

Saranno le pose statiche, i volti seri, il bianco e nero degli abiti e degli ambienti, ma guardare quelle immagini smuove in me qualcosa di malinconico che non sono mai riuscita a definire con precisione.

Mentre comincio a scrivere, poi, penso che io, un vero e proprio ritratto di famiglia, non ce l’ho proprio. Conservo innumerevoli fotografie e video perché, da quando ho memoria, mio padre segue me e mia sorella con la macchina fotografica, la videocamera, il cellulare.

Eppure, se dovessimo presentarci a qualcuno, non avremmo un’immagine da offrire. Se, per esempio, volessimo farci conoscere da una persona dall’altra parte del mondo, quale fotografia potremmo inviare?

Presto, allora, immaginiamo una posa che ci rappresenti: io vorrei tenere mia sorella seduta sulle gambe. Dietro di noi, in piedi, mamma e papà con le mani appoggiate sulle nostre spalle. E i nonni? In quattro siamo pochi, è vero. Allora, i nonni potremmo sistemarli dietro i genitori. Ma no, no. Sono anziani, farli stare in piedi non sarebbe opportuno. A questo non avevamo pensato.

Rifacciamo tutto. I nonni seduti, noi dietro ad abbracciarli. Pronti? Al “tre” scattiamo. Uno. Due. Mia sorella mi fa ridere. Tre. No, così non va: la foto è mossa. Il nonno si è girato verso di noi, distratto dalle risate; la mamma è sfocata, forse a causa di un mio movimento che l’ha fatta vacillare; papà ha un bottone della camicia slacciato, sulla pancia. L’unica venuta bene è la nonna.

Scusi, possiamo rifarla? Il fotografo sembra infastidito – lo si intuisce – ma annuisce con un sorriso tirato. 

Nel frattempo, altre ottantanove famiglie si sottopongono alla medesima fatica. Nella sala Cisterne della Fabbrica del Vapore di Milano, l’installazione 'Family Portraits of VNP' presenta allo spettatore i ritratti di ottantanove nuclei familiari composti da entità ibride, transmorfiche, creature simbiotiche e presenze spettrali.

L’artista, nato a Civitavecchia e oggi residente in Svizzera, ha dato vita a un archivio espanso, abitato da famiglie generate con l’Intelligenza Artificiale che si alternano su due diversi schermi. Nel primo si presentano formalmente, ritratte nel rituale solenne della messa in posa; nel secondo infrangono la staticità fotografica: interagiscono, parlano, sussurrano, si spostano, gridano, cantano, ridono.

Il visitatore si ritrova così immerso, a sua volta, nei loro movimenti. Si sente chiamato a partecipare, a entrare in relazione con loro. L’immagine artificiale non è più una superficie ingannevole da guardare con sospetto, ma diventa uno specchio in cui riflettersi.

Tra rettili e anfibi ho riconosciuto me e mia sorella, e in quella genealogia postumana, tra genitori e figli, risuonava anche la nostra. Il progetto di De Pinto invita a interrogarsi su cosa sia la normalità, suggerendo che, forse, non è altro che una configurazione temporanea, qualcosa che si costruisce nel tempo attraverso trasformazioni continue e che, proprio per questo, non può mai dirsi davvero stabile.

Se a un primo sguardo le famiglie ritratte possono apparire inquietanti, sostando accanto a loro si impara a riconoscere tratti, gesti e atteggiamenti simili. Si impara, in fondo, a vedere se stessi, a riconoscere nell’altro qualcosa che già appartiene anche a noi. 

E per rendere questo slittamento ancora più evidente, la sala mette a disposizione del visitatore un piccolo schermo che trasforma chi si avvicina in molteplici creature dell’universo VNP. L’immagine riflessa inizia a mutare in tempo reale, cosicché ciò che vediamo non è più soltanto un volto o un corpo, ma una proliferazione di possibilità.

Chi si osserva si altera, si ibrida, diventando parte della genealogia immaginata da De Pinto, priva di confini netti tra umano, animale e artificiale.

Ecco, allora: mamma, papà, avvicinatevi. Scattiamo qui. 

Pier Giorgio De Pinto 'Ritratti di famiglia of VNP - Very Normal People' in Sala Cisterne

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