Che cosa può fare il teatro mentre il mondo è fiamme e l'odio impera? Il nuovo LIFE prova a rispondere con 7 spettacoli cult e...
06.03.2026
Per la danza contemporanea è sempre festa. Anche grazie a un pubblico di appassionati entusiasti, che non mancano mai nelle occasioni migliori, con uno spirito appunto di accoglienza calorosa. Il punto è, casomai, che diventa sempre più un’impresa riuscire a vedere le chicche migliori.
Già, e il motivo è anche legato al fatto che la danza e in generale le ‘performing arts’ che ruotano intorno al movimento del corpo, hanno man mano riempito quel certo vuoto creativo del teatro di prosa tradizionale - anche perché naturalmente e necessariamente aperte al nuovo e ai giovani, nonché meno sottoposte alle tradizionali dinamiche patriarcali.
Così la caccia al biglietto comincia appena arriva notizia di una nuova chicca, a volte con quel largo anticipo che caratterizza le dinamiche d’acquisto del pubblico francese rispetto alle proposte forti sulla scena della danza, che del resto è di casa a Parigi e in Francia, persino per una questione nominalistica, almeno dal XII secolo.
Venendo all’oggi basti pensare che da giorni non si trova quasi più uno strapuntino al raffinato 104 Paris per ‘Sequence dance 2026’, rassegna di tre settimane, dal 4 aprile, che ambisce al rango di Focus internazionale della danza contemporanea e ha un programma ovviamente notevole.
Guardando poi anche solo sul sito del prestigioso Théâtre de la Ville di Parigi - che nella danza ha uno dei fulcri, con tanto di sala dedicata, Les Abbesses, ai piedi di Montmartre - negli stessi giorni segnala ovunque ‘complet’ per la programmazione, addirittura di quasi un mese, del nuovo balletto di Shechter II, che sarebbe la compagnia giovane, che si rinnova ogni 2 anni ed ora è annunciata di casa a Montpellier, del raffinato coreografo con base a Londra Hofesh Shechter.
A proposito di figure magistrali della ‘dancing London’, quali altri complementi si potranno mai aggiungere ai tanti che si è già meritato Sir Wayne McGregor come direttore artistico della Biennale Danza di Venezia?
Anno dopo anno è sempre sorprendente, a partire dalla scelta dei premiati: come appena annunciato da Biennale, sarà assegnato il Leone d’Oro alla carriera a Bangarra Dance Theatre, la principale compagnia di danza delle Prime Nazioni australiane nonché in assoluto la prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni a ricevere il premio.
E, quasi a eco, il Leone d’Argento andrà a Mamela Nyamza, danzatrice, coreografa, regista e attivista sudafricana. Prima ancora di entrare nel merito delle scelte (1), il comunicato registra con legittimo orgoglio: ‘Con Bangarra Dance Theatre e Mamela Nyamza la Biennale Danza premia artisti che hanno saputo trasformare, evolvere e dare nuova urgenza al linguaggio della danza attraversandolo con la forza vitale delle rispettive culture originarie, in connessione profonda con ritmi, paesaggi, simboli di tradizioni ancestrali’.
Non poteva esserci annuncio migliore e meno prevedibile di queste scelte che incorniceranno il quadro del 20mo Festival Internazionale di Danza Contemporanea, in programma a Venezia dal 17 luglio all’1° agosto 2026. In attesa di scoprire le altre sorprese targate McGregor, e dell’apertura ufficiale delle prevendite, si può già tranquillamente aggiungere un premio ideale al Curatore esemplare di una rassegna di grande respiro (come del resto fu, qualche stagione fa, Antonio Latella per il teatro).
Per fortuna anche in Italia non ci sarà bisogno di aspettare l’estate per le nuove feste della danza: si comincia alla grande già dal 1° marzo, nella Fonderia di Reggio Emilia, grazie al CCN Aterballeto che organizza un’imperdibile Dance Week di omaggio alla creatività femminile, con il titolo ‘Girls just wanna have…’.
Sarà una settimana interamente dedicata alle artiste e alle coreografe che interrogano il presente attraverso il corpo e il movimento, con linguaggi diversi e sensibilità eterogenee, dalla delicata maestria di Antonella Bertoni con il suo nuovo ‘EPIPHANĪA’ alla forza quasi irruente dei giovani guidati da Lara Guidetti, nel duetto al maschile ‘Enough’ da Narciso e Boccadoro.
Il programma, disponibile online con tutte le informazioni del caso prevede in apertura la prova aperta di ‘Body Sweets’, nuovo progetto cult di Giorgia Lolli dedicato alla Baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven, artista femminista e ‘madre’ del Dadaismo.
Segue, il 2 marzo, la prima italiana di uno spettacolo ibrido molto applaudito nelle precedenti rappresentazioni in Germania, ‘Sabotage’ di Sara Angius e Johanna Ehlert, dove ‘danzatori e marionette si manipolano a vicenda, attraverso un ironico e profondo gioco di movimento, in una rete vivente di controllo, libertà e poetica ribellione’.
Dopo una cavalcata tra le varie proposte di Roberta Pisu, Simona Bertozzi, Guidetti, Monica Casadei, Abbondanza Bertoni, Emanuela Dell’Aglio, l’8 marzo chiude la rassegna ‘Breathing Room’ di Salvo Lombardo con Luna Cenere.
(2) IL GIRO DEL MONDO DEI RUGGITI
BANGARRA DANCE THEATRE
LEONE D’ORO ALLA CARRIERA
“Con i suoi diciotto duttili e vitalissimi danzatori aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres, Bangarra (che significa “accendere il fuoco”) è una delle maggiori formazioni artistiche australiane nota a livello internazionale. Ognuno dei danzatori, fiero della propria appartenenza, attinge a un patrimonio culturale che attraversa le generazioni lungo 65.000 anni creando opere potenti che uniscono danza, musica, poesia. Fin dalla sua fondazione nel 1989, Bangarra ha avuto un impatto significativo sulla scena teatrale australiana e mondiale, portando in tournée produzioni che raccontano le storie dei popoli delle Prime Nazioni. Stephen Page, membro dei popoli Quandamooka Nunukul/Ngugi e della nazione Yugambeh Munaldjali, è stato direttore artistico di Bangarra per oltre trent’anni. Dal 1991 al 2022 ha plasmato la compagnia e un corpus storico di oltre ventisette opere, trasformando il panorama delle arti performative australiane e catapultando la compagnia sulla scena mondiale come narratore contemporaneo delle Prime Nazioni. Un lascito che dal 2023 raccoglie la pluripremiata coreografa Frances Rings, discendente della tribù Mirning della costa occidentale dell'Australia Meridionale. Sotto la sua guida come direttrice artistica “la compagnia continua la missione di promuovere consapevolezza e valorizzazione delle culture indigene” (dalla motivazione).
Al 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea la compagnia Bangarra Dance Theatre presenterà in prima europea Terrain (25 e 26 luglio, Teatro Malibran). Esplorando il rapporto dei popoli delle Prime Nazioni con il Paese e il modo in cui il paesaggio diventa una seconda pelle, Terrain si ispira alla bellezza senza tempo del più grande lago salato dell’Australia, il Kati Thanda-Lake Eyre nell’Australia meridionale. Coreografato da Frances Rings, lo spettacolo si sviluppa in nove quadri evocando la forza del corpo e della terra che convergono per dare vita al luogo. “Guardate le acque salire e scendere mentre ci riconnettiamo con l’energia della terra e lo spirito resiliente delle persone che hanno a cuore il loro futuro” (dalla presentazione).
MAMELA NYAMZA
LEONE D’ARGENTO
“Un pensiero del corpo che affonda le radici nella memoria collettiva ed è attraversato dalle correnti della storia, del genere, della società, della politica sottende l’opera della danzatrice, coreografa e attivista sudafricana Mamela Nyamza. Le sue radici afro discendenti si fondono con una formazione nella danza classica, moderna, jazz, gumboot e butoh parlando una nuova lingua. Dall’emozionante assolo del 2008 Hatched, che la rivela al mondo, poi rielaborato anche per ensemble, ad Afro-fusion, Isingqala e Amafongkong, I Stand Corrected e 19-born-76-rebels, Black Privilege e GroundeD, Nyamza crea le sue narrazioni profondamente personali e politiche accendendo i riflettori su questioni traumatiche come lo stupro correttivo inferto alle lesbiche sudafricane o le rivolte e il massacro di Soweto del 1976, attingendo alla sua vita e alla sua educazione a Gugulethu. Promotrice di iniziative a favore della giustizia sociale e di sensibilizzazione verso tematiche di genere, Nyamza è stata co-direttrice e collaboratrice del Progetto Move 1524 dell’Università di Stellenbosch, che utilizzava la danza terapia per affrontare l’HIV/AIDS, la violenza domestica e l’abuso di sostanze” (dalla motivazione).
Mamela Nyamza debutterà sul palcoscenico del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea il 19 e 21 luglio al Teatro Piccolo Arsenale con la prima europea di The Herd/Less, un’opera sulla fallacia di un mondo meraviglioso che evoca violente realtà e un’infinita vulnerabilità esplorando il doppio significato di “gregge”: simbolo di armonia collettiva, ma anche di controllo e sottomissione.
(dal comunicato di Biennale Danza del 19.2.2026)