Lo sguardo sul mondo del secondo atto di FOG 2026, nell'aria sottile delle alte quote della differenza artistica

Lina Lapelytė (foto di Rasa Juškevičiūtė)

 Non è stato un controcanto dichiarato, la conferenza stampa di presentazione della seconda parte di FOG 2026 in Triennale Teatro Milano, il giorno dopo la solenne celebrazione dell’Ottantesima stagione del Piccolo Teatro. Ma quella certa aria sottile che si respirava, poteva un po’ dare alla testa e suggerire pure l’inevitabile confronto. 

 Al Grassi erano schierati il Primissimo Cittadino con Presidenti illustrissimi e Direttorissimi, ed è arrivato pure tanto di volto popolarissimo, ovvero Lino Guanciale, un po’ in ritardo, con moglie e pargolo in carrozzina.

 Nella sala Cuore al Palazzo dell’Arte, invece, con un’artista performativa di peso internazionale, la lituana Lina Lapelytė, s’è visto giusto l’Assessore alla Cultura, per pochi minuti: il nuovo Presidente dell’istituzione stessa, Vincenzo Trione, ha mandato i saluti con un video messaggio (invero di sperticato elogio: ’vorrei che la mia Triennale diventasse proprio come FOG, dal riconosciuto profilo interdisciplinare e internazionale’).

 Ben aldilà dei giochetti Lino o Lina, Vip o Nip, si potrebbe continuare a pesar differenze con la sfilata degli sponsor e partner da una parte, a fronte dell’accorato appello di Triennale Teatro per avere più attenzione. O, ancora, da una parte citazioni e riferimenti aulici, dall’altra invece un direttore come Umberto Angelini che girà così alla larga dai paroloni di rito che si nota se gliene scappa anche uno solo, come ‘società asservativa’.

E sarebbe la logica dominante che ci vuole tutti schierati da una parte o dall’altra, invece che liberi di partecipare a 'comunità temporanee', seguendo 'connessioni e rifugi' che queste proposte teatrali creano 'esplorando possibilità di convivenza'.

 Del resto, che bisogno c’è di volare alto con i discorsi se sei già arrivato agli ultimi campi base di un K2 da élite artistica internazionale?

Spira già l’aria rarefatta della seconda e più piccola stagione di FOG 2026, per l’inaugurazione con una nuova opera da Leone d’Oro alla Biennale dell’Arte, che mescola canto e scultura lì nel Giardino di viale Alemagna, con Titolo da definire perché in fondo Lapalyté ha appena terminato d’allestire ‘We Make Years Out of Hours’ nel grandioso capannone dell’Hamburger Banhof a Berlino.

 E che dire dell’esclusività di una settimana d’inizio ottobre dove nella Sala dell’Arte arrivano prima il Premio Pulitzer per la Musica Caroline Shaw e poi un maestro della danza contemporanea europea come Boris Charmatz con un nuovo solo-choc?

Bisogna ancora star lì a notare che metà degli artisti, come di consueto nel palinsesto di FOG, sono autentiche novità internazionali? Vedi per esempio, la coreografa e danzatrice sudcoreana Yanghee Lee, che arriverà per la prima volta in Italia. O che tra i nuovi associati si può leggere il nome dell’iraniano Amir Reza Koohestani, che ha accettato di creare un nuovo lavoro con artisti italiani? 

 Bisogna forse aggiungere - perché merita pur sempre un capitolo a parte - il caso Romeo Castellucci. Dismessi i panni comodi del guru post-drammatico, l’autore e regista cesenate pare aver imboccato una sorta di coraggiosa traiettoria di ridefinizione teatrale, per giungere a una nuova essenzialità che restituisca la forza intatta del suo segno stilistico unico.

Fa sicuramente parte di questo singolare itinerario ‘a ritroso’ la riflessione che Castellucci sta elaborando sul suo stesso percorso e il 10 novembre verrà a parlarne in Triennale. Lo farà dopo la proiezione del suo fondamentale ‘Amleto. La veemente esteriorità della morte di un mollusco’, creato nel 1992.

E’ la ripresa video appena montata da Societas Raffaello Sanzio, realizzata in occasione di alcune repliche del 2004 all’Odéon di Parigi. E a quegli stramaledetti appassionati che stanno per comprarsi i biglietti del nuovo attesissimo ‘Faust’ di Castellucci a quello stesso Théâtre de l’Europe - o ancor prima per il debutto al REF di Roma o le due date con ERT -, i bene informati garantiscono che è ancora tutto in alto mare e che sarà un autentico ‘work in progress’.

Ovvero, meglio attendere la versione che a Milano - guarda caso - aprirà FOG 2027. 

 Tra i segreti delle alte quote che Angelini ha imparato a conoscere c’è la regola di non aver mai fretta di arrivare per primi con i primi: a volte può emozionare più del titolo fresco appena sfornato di un maestro di grido europeo, il nuovo piccolo spettacolo di uno sconosciuto di talento, che arriva dal Messico o dalla Corea del Sud.

A proposito: occhio ad ‘Haribo Kimchi’ di Jaha Koo, una sorta di chioschetto notturno multimediale che sarà allestito in Triennale Teatro il 28-29 ottobre. 

'Haribo Kimchi' di Jaha Koo, attesa novità di FOG2026 (foto di Bea Borgers)

34 REPLICHE DAVVERO GHIOTTE

(dal comunicato stampa di FOG Triennale Milano Performing Arts)

Lo sguardo sul mondo. Nona edizione: 19 settembre – 15 novembre 2026

Dopo la chiusura ad aprile della prima parte di programmazione, la nona edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts torna dal 19 settembre al 15 novembre con 14 appuntamenti per 34 repliche, tra i quali 6 produzioni e coproduzioni, 4 prime assolute, 4 prime nazionali e 1 anteprima italiana.
Con la programmazione autunnale, il cartellone della nona edizione di FOG arriva a coinvolgere complessivamente 51 artisti e compagnie da 25 paesi d’Europa (Spagna, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Norvegia, Regno Unito, Svizzera, Italia, Grecia, Albania, Belgio, Serbia, Lituania) e del mondo (Iran, Canada, Australia, Uruguay, Giappone, Messico, Cina, Palestina, Corea del Sud, Libano, Stati Uniti), per un totale di oltre 100 repliche, per dare vita a un percorso unico tra ricerca, produzione e ospitalità. 

I grandi nomi della scena mondiale e i più interessanti giovani artisti italiani della ricerca teatrale e coreografica, metà dei quali per la prima volta a Milano, si esibiranno in autunno sul palcoscenico teatrale, negli spazi del Palazzo dell’Arte e in altri luoghi cittadini.

Lina Lapelytė, Boris Charmatz, Kyle Abraham, Amir Reza Koohestani, Caroline Shaw / Attacca Quartet, Lee Yanghee, Jaha Koo, Dewey Dell, Agnese Banti, Gaetano Palermo e Michele Petrosino, Radio Raheem/R.ocks, Chiara Bersani, Romeo Castellucci sono i protagonisti di questa inedita sezione autunnale del festival che segna l’inizio di un nuovo formato festivaliero distribuito in due momenti dell’anno.

FOG si conferma così tra i principali appuntamenti con le live art a livello nazionale ed europeo, grazie a una proposta articolata capace di contenere i linguaggi di teatro, danza, performance e musica in un unico movimento. Una scelta dettata anche dalla volontà di offrire una programmazione internazionale distribuita lungo tutto l’arco dell’anno, per collocare Milano in linea con le grandi capitali europee dello spettacolo dal vivo.

Dalla musica barocca alla musica contemporanea, dal pop alla dance, dalla coralità alla sperimentazione sonora, la musica attraversa gli spettacoli e le performance interagendo da protagonista con i corpi e le immagini. Un affresco di gesti, voci e suoni alternati a silenzi che evocano una tenera e radicale complicità tra spazio scenico e pubblico.

La programmazione autunnale di FOG Triennale Milano Performing Arts 2026 prende il via sabato 19 settembre con una prima assoluta firmata da Lina Lapelytė: tra gli artisti più promettenti dell’ultima generazione (Leone d’Oro nel 2019 alla Biennale d’Arte di Venezia come migliore Partecipazione Nazionale per Sun & Sea (Marina), realizzata insieme a Rugilè Barzdziukaitè e Vaiva Grainylè), nel suo ultimo lavoro – commissionato da Triennale Milano nell’ambito del progetto europeo PIT Perform Transform Inform: Participatory Performance in Art Museums – l’artista lituana, per la prima volta a Milano, dà vita nel Giardino di Triennale a una durational performance di cinque ore che unisce canto e azione scultorea in un’opera partecipata e collettiva.

Sabato 3 e domenica 4 ottobre in Teatro l’anteprima italiana di Dido and Aeneas segna il ritorno di Dewey Dell: dopo l’acclamato Le sacre du printemps (presentato in prima assoluta nella settima edizione di FOG), la compagnia guidata da Teodora e Agata Castellucci prosegue nel suo originale percorso di ricerca su temi e strutture narrative dell’antichità, confrontandosi direttamente con il melodramma barocco di Henry Purcell, una delle visioni più cristalline della tragedia latina.

Martedì 6 ottobre, sempre in Teatro, uno dei più straordinari appuntamenti del festival. Ancora una prima italiana, e un altro ritorno a FOG per il Premio Pulitzer per la Musica Caroline Shaw, che presenta insieme agli storici sodali del pluripremiato quartetto d’archi newyorkese Attacca Quartet un percorso attraverso l’album Evergreen, vincitore tre anni fa del prestigioso Grammy Award per la migliore interpretazione di musica da camera.

La danza internazionale ritorna al centro del programma del festival sabato 10 e domenica 11 ottobre: sul palco del Teatro arriva infatti Muette, ultima opera firmata da Boris Charmatz, già direttore del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch e tra i principali interpreti della disciplina a livello internazionale. Immaginata come seguito del suo precedente solo SOMNOLE, presentato in prima italiana a FOG nel 2022, con Muette Charmatz continua a esplorare la danza come atto essenziale e radicale con il pubblico. 

Mercoledì 14 e giovedì 15 ottobre ancora la danza grande protagonista con Cassette Vol.1, acclamata creazione del coreografo americano Kyle Abraham, per la prima volta a Milano, con la sua compagnia A.I.M: un omaggio alla cultura dei video musicali degli anni ’80, da Suzanne Vega, Salt-N-Pepa, LL Cool J e Prince, che vuole mostrare come la musica pop abbia contribuito a plasmare l’immaginario collettivo attraverso un’esperienza al tempo stesso personale e universale. Dopo lo spettacolo, Voce, lo spazio di Triennale Milano dedicato al suono e alla sua sperimentazione, ospita lo speciale dj set Dance Jam di R.ocks su musiche anni ‘80 a cura di Radio Raheem, con un’incursione performativa dei danzatori della compagnia.

Un’altra prima italiana targata FOG, sabato 17 e domenica 18 ottobre a Triennale Milano, per Pour la Fin du Temps, installazione immersiva firmata da madalena reversa: il progetto artistico fondato da Maria Alterno e Richard Paresch, tra le realtà più originali della scena italiana, prende ispirazione per l’occasione da una delle partiture più originali del novecento, Quatuor pour la fin du Temps  di Olivier Messiaen, scritta dal compositore e pianista francese nelle latrine del campo di prigionia nazista di Görlitz e qui eseguita per la prima volta il 15 gennaio 1941 con strumenti rotti davanti a una platea di trecento prigionieri e soldati nazisti.

Venerdì 23 e sabato 24 ottobre la coreografa e danzatrice sudcoreana Yanghee Lee arriva per la prima volta in Italia con un suo spettacolo e presenta Shimmering, ultimo capitolo della sua trilogia Dance’s Pleasure (dopo Gesamtkunstwerk e Hail): un’opera intensa e viscerale, che fonde la danza tradizionale coreana dello Shinmuyong con l’energia pulsante della cultura rave e da discoteca degli anni ’90, trasformando la scena in un luogo di memoria culturale e fisicità condivisa, dove tradizione e contemporaneità si incontrano in un’esperienza rituale ed estatica.

Negli stessi giorni gli spazi di Voce Triennale ospitano Voice Box, progetto site specific in prima assoluta firmato dalla sound artist Agnese Banti, che prende spunto dalla performance Speaking Cables presentata nell’ambito della settima edizione di FOG. Un progetto accessibile anche al pubblico cieco e ipovedente, pensato appositamente per il soundwall di altoparlanti e l'architettura di Voce, uno studio radicale sulla voce umana nello spazio che apre un nuovo capitolo della ricerca dell’artista.

Mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre in Teatro prima presenza assoluta in città per il regista e compositore sudcoreano Jaha Koo, che ha saputo imporsi sulla scena internazionale grazie al suo stile ibrido e personalissimo. Vincitore pochi mesi fa del prestigioso Premio Internazionale Ibsen – uno dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo per le arti performative – in Haribo Kimchi Jaha Koo conduce lo spettatore in un viaggio culinario intimo e surreale ambientato in un pojangmacha (tipico chiosco notturno di street food della Corea del Sud), dando vita a una malinconica e agrodolce riflessione sull’identità e sull’assimilazione culturale.

Progetto sostenuto da Triennale Milano Teatro nell’ambito del network blOOm, sabato 7 e domenica 8 novembre la nona edizione di FOG presenta in prima italiana Stanza di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, originale performance one-to-one che invita lo spettatore a entrare in una stanza abitata per otto ore al giorno da un performer in uno stato di volontario abbandono. Un lavoro di grande intensità emotiva, che tra intimità ed esposizione interroga il sonno come condizione di vulnerabilità condivisa.

Venerdì 13 novembre, chiudono il programma 2026 di FOG i debutti firmati da due degli artisti associati di Triennale Milano Teatro per il triennio 2025-2027. Amir Reza Koohestani, tra i più rilevanti registi e drammaturghi iraniani contemporanei, presenta in prima assoluta il suo nuovo lavoro UN/SENT, creato appositamente per il festival (13–15 novembre), mentre il Salone d’Onore di Triennale Milano è il palcoscenico di The Lovely Gears, installazione site-specific in prima assoluta di Chiara Bersani (13–14 novembre): un paesaggio di oggetti – creati insieme agli studenti e alle studentesse dell’Accademia di Architettura dell’Università di Mendrisio e presentati in una prima versione al LAC Lugano Arte e Cultura – sospeso tra umano e non umano, nel quale lo spettatore è invitato a entrare, attraversandolo, sostando, perdendosi e ritrovandosi.


Public Program e accessibilità

FOG 2026 affianca come sempre a spettacoli, performance e concerti il public program curato da Damiano Gullì, che permette di entrare in contatto diretto con i protagonisti del festival e di approfondire i loro percorsi artistici: una serie di incontri, laboratori e masterclass gratuiti e aperti a tutti in cui teatro, danza e musica dialogano con altre discipline della cultura contemporanea. Ampio spazio ai progetti sull’accessibilità rivolti a persone cieche e ipovedenti, sorde e ipoudenti.

Tra gli appuntamenti da segnalare il laboratorio di ceramiche curato da Lina Lapelytė insieme a Officine Saffi; la visita tattile dedicata alle persone cieche nello spazio scenico di Dido and Aeneas di Dewey Dell (4 ottobre); gli incontri che vedranno protagonisti Boris Charmatz (10 ottobre) e Jaha Koo (28 ottobre); i workshop di Kyle Abraham (15 ottobre), Yanghee Lee (24 ottobre) e quello co-condotto da Chiara Bersani e dall’artista americano Brandon LaBelle dal titolo Accessibiliy crips the Institution (15 novembre).

All’interno del public program trova spazio la proiezione dello storico capolavoro della Socìetas Raffaello Sanzio Amleto, la veemente esteriorità della morte di un mollusco (1992) – nella versione video realizzata nel 2025 a partire dalle riprese effettuate al Théâtre national de l'Odéon di Parigi in occasione del Festival d’Automne 2004 –, seguita da un incontro con Romeo Castellucci, regista dello spettacolo e già Grand Invité di Triennale Milano per il quadriennio 2021-2024 (10 novembre).

Online da settembre sul sito triennale.org il calendario completo degli appuntamenti in programma.

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