Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
Il comunicato stampa distribuito dal Piccolo Teatro al termine della Grande Presentazione del 15 giugno, spiega quasi subito il motivo forte della Stagione dell’Ottantesimo, intitolata non a caso Gioco del tempo: ‘Il tempo è, prima di tutto, quello dell’origine: quell’anno, 1947, che ancora vacillava tra le rovine della guerra e che, grazie all’immaginazione di Giorgio Strehler e Paolo Grassi e a un’idea rivoluzionaria di teatro pubblico, poneva, con la fondazione del Piccolo Teatro di Milano, la cultura come cardine della rinascita e scintilla di una nuova coesione sociale e civile.
Intorno a questo nucleo celebrativo si aggregano alcuni spettacoli della Stagione 2026/2027, a partire da Il signor Puntila e il suo servo Matti (14 maggio-13 giugno), terza produzione diretta da Claudio Longhi, all’indomani dello straordinario successo di Miracolo a Milano. Nel segno di Bertolt Brecht, uno dei numi tutelari del Piccolo, e a oltre vent’anni dal loro ultimo incontro in palcoscenico, si ritrovano, insieme al regista, Franco Branciaroli e Lino Guanciale che, in quello stesso periodo presenterà, in collaborazione con il Teatro Gerolamo, nella sua storica sala di piazza Beccaria, un reading ispirato ai testi di Brecht del periodo finlandese.
Inoltre, nell’anno dell’Ottantesimo è cruciale il legame con il Teatro alla Scala. Tra il 1946 e il 1947, il cuore della lirica e quello della prosa milanese rinascevano o nascevano dalle macerie del periodo bellico. La nuova e comune progettualità si ripresenta, ora, in forma di chiasmo, portando, per la prima volta, il Corpo di Ballo scaligero, diretto da Frédéric Olivieri, sul palcoscenico del Teatro Strehler, con Mont Ventoux (17-21 marzo), lavoro coreografico ispirato all’Ascesa al monte Ventoso di Petrarca, ideato da Mattia Russo e Antonio de Rosa per la compagnia KOR’SIA; riportando, d’altra parte, sul palcoscenico del Piermarini, dal quale mancava da vent’anni, Arlecchino servitore di due padroni, nel mese in cui anche lo spettacolo-simbolo del Piccolo festeggia i suoi ottant’anni, in un nuovo allestimento affidato ad allieve e allievi del corso ‘Luca Ronconi’ della Scuola del Piccolo, guidati dal regista Stefano de Luca e da Enrico Bonavera, interprete protagonista (Teatro alla Scala, 4 luglio 2027).
Infine, Faust che Strehler mise in scena, quasi 40 anni fa, nell’emiciclo del Teatro Studio, da poco inaugurato, rivive in quello stesso spazio (prima assoluta, 21 gennaio-21 febbraio), nelle mani di Antonio Latella, con Lino Guanciale nei panni di Faust e Mefistofele.
Sempre intrecciato con la speciale ricorrenza è il saggio di fine corso della Scuola, una creazione d’ensemble, dal titolo della “Passione teatrale” , che evoca, naturalmente, Elvira, o la passione teatrale – a quarant’anni dalla sua messa in scena (1986). Per concludere, alla vigilia del compleanno del Piccolo, l’11 e 12 maggio 2027, Logorante, ma vivo, omaggio a Paolo Grassi (Teatro Studio)’.
Ecco, con belle parole, il programma ’storico’.
Ma forse non può risolversi così un Anniversario tanto importante. E’ pur vero che il Piccolo sia un 80enne da trattare con tanta cura: meglio farlo a dormire sereno tra due Guanciale (per un vaudeville di Brecht o per la monumentale sfida di kultur, Lino-star fa sempre il pieno), portarlo a vedere il solito Arlecchino promosso alla Scala, da dove arriverà pure l’omaggio di un gran bel balletto ispirato a Petrarca, già presentato a Bolzano Danza nel 2024.
Ah, ci sarà pure la lettura recitata di prose del povero Grassi, e chissà se qualcuno avrà cura d’emendare, come nella Grande Presentazione, ogni riferimento all’antifascismo e alla critica radicale del teatro borghese.
Si spera comunque d’avere una prossima occasione per ascoltare un’altra spiegazione omiletica del Professor Direttore artistico Claudio Longhi - magari non tradotta in sottotitoli inglesi dall’AI con esilaranti equivoci -, quando sarà messo a punto un nuovo programma specificatamente commemorativo e celebrativo, di cui corre voce si stiano definendo ancora contorni e finanziamenti straordinari.
Intanto ci si può accontentare - e non è poco - di annotarsi diversi altri appuntamenti da non perdere della prossima stagione ordinaria, combinato disposto di scelte editoriali e dei vari accordi con gli artisti e con i teatri nazionali per i cosiddetti scambi da punteggio ministeriale.
Una bella agenda si apre con il Coro degli amanti, prima regia italiana di Tiago Rodrigues e Che dolore terribile è l’amore di Daria Deflorian (da Non dico addio di Han Kang). Dovrebbe finalmente essere pronto a novembre anche il lavoro di Thomas Verstraeten – tra i fondatori dei belgi FC Bergman – intitolato The City of Arrival, presentato come ‘meditazione sulla migrazione e sull’identità’, in partnership con le Università milanesi, e con studenti stranieri fuorisede. Sono i cavalli di ritorno del Presente Indicativo, il festival che giustifica il logo Teatro d’Europa.
Saltando al nuovo anno, ecco la riproposta di Orestea di Eschilo, ‘chiodo fisso’ di Luca Ronconi per la sua importanza sul tema della democrazia e del teatro, affidato al suo allievo Carmelo Rifici, piuttosto che la trasposizione teatrale de La vita agra di uno scrittore anarchico e critico come Luciano Bianciardi, con un attore del livello di Paolo Pierobon per la regia di Giacomo Bisordi, che si è fatto le ossa come aiuto di Milo Rau.
Attesa anche la trasposizione di un altro romanzo italiano, più recente, come Castelli di rabbia di Alessandro Baricco, terzo capitolo, dopo Il Piccolo Principe e Il barone rampante di una personale Trilogia della Formazione di Riccardo Frati.
Da veri appassionati lo Studio sui Sei personaggi di Emma Dante, non solo e non tanto per riscoprire l’attualità di Pirandello, ma soprattutto perché la stessa regista Leone d’Oro sarà in scena come capocomico (esordirà al Teatro Valle di Roma, per arrivare a Milano dal 2 all’11 aprile).
Potrebbero riservare belle sorprese anche il nuovo lavoro di Massimiliano Civica, Quinto: Non uccidere e il monologo Viaggio a Hong Kong con Sandro Lombardi di Pascal Rambert - a suo tempo sospeso dalla trilogia Prima, Durante e Dopo quando s’era avventurato in una tirata contro i neo-fascisti, peraltro con scarso esito al botteghino.
Aldilà delle svariate riproposte ‘a grande richiesta’, per la serie dei nomi consolidati da code al botteghino, quelli che fanno sfregare le mani di soddisfazione al direttore generale Lanfranco Li Cauli, si parte con Marco Paolini in Bestiaro idrico e Dov’è il Po?, prima e seconda tappa del trittico teatrale di Atlante delle Rive e con Sonia Bergamasco diretta da Antonio Latella in OSCAR, eroina cresciuta come uomo e liberamente ispirata a Lady Oscar.
Seguono Lo Zar con cui Stefano Massini firma l’autobiografia immaginaria di Vladimir Putin, in contemporanea con Franco Branciaroli protagonista del pirandelliano Non si sa come a inizio novembre.
Ancora un Goldoni di e con Valerio Binasco, Una delle ultime sere di Carnovale e poi il solito Natale fiabesco per famiglie con gli allievi dell’Accademia Teatro alla Scala nella Cenerentola di Prokof’ev e la Compagnia marionettistica Carlo Colla & Figli ne La lampada di Aladino.
La stagione 2026/27 del Piccolo propone alcune serate speciali, aperte da un ritratto di Ornella Vanoni firmato dal cantautore Pacifico e chiuse da un omaggio ad Andrea Jonasson, attrice, compagna d’arte e di vita di Giorgio Strehler. In mezzo una performance Stripsody in ricordo di Umberto Eco a dieci anni dalla scomparsa.
Singolare pure la serata Gli occhi della guerra dei giornalisti triestini Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, molto amati a destra, presentati con orgoglio dal capogruppo di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza per una mostra dedicata al collega reporter internazionale di trincea Almerigo Grilz, mitologico ex camerata neofascista, pluri-inquisito.
Forse un certo 'coraggio' fa pur sempre parte della formazione di 'uomini migliori', che sarebbe il fine ultimo del teatro quando riesce a interrogare nel profondo gli spettatori, bella frase di Giorgio Strehler rilanciata da Li Cauli alla Grande Presentazione.
A proposito di citazioni è sempre imbattibile il Professor Longhi, che verga due densissime paginette di introduzione al tema di stagione. S’impanca persino in un puntuale approfondimento cult sull’impermanenza del teatro, attraverso Peter Brook, e ‘sul gran gioco del tempo(2), come jeu( o play o spiel) quale grammatica prima del fare teatrale’. In nota (2) specifica: ‘Per meglio dire il gran ‘giuoco’ del tempo - secondo la legge del dittongo mobile di cui Leopardi ‘fu sempre osservantissimo’, secondo che nota il Moroncini’.
Superlativo assoluto di fedeltà alle scelte che il nipote filosofo del Moroncini leopardiano non applicherebbe certo al notevole ventaglio ideologico delle citazioni poste a chiusura della presentazione. Un ‘piccolo omaggio finale al festeggiato’ - il Piccolo Teatro - dichiaratamente steso ‘di concerto con il Direttore Generale, a mo’ di svelta crestomazia di amici’.
Et voilà (o Ta-dah! o Und bitteschön!) l'ultimo trittico di aulici riferimenti: l’inevitabile angelo delle ‘Tesi sulla Storia’ di Walter Benjamin, un bel Nietzsche antistoricista dalle ‘Considerazioni inattuali’ e, addirittura, un incalzante ragionamento di Agostino, dalle ‘Confessioni’, sul tempo ‘che tende a non esistere’.
Certo, poi come possano stare bene insieme il tentativo di rilanciare la lettura marxista della storia nel pieno della catastrofe europea con una delle premesse cardine dell’individualismo nichilista e del SuperUomo, e pure con la logica che porta alla ‘Distensio animi’ predicata dal Padre della Chiesa, potrebbe spiegarlo forse giusto il Presidente Piergaetano Marchetti, notaio di vasta cultura e gran uso di mondo, che da quasi tre anni ripete continuamente: ‘Come vedete siamo davvero pluralisti’.
Questa strada di mediazione e concessioni scelta dal vertice PdS, ovvero dei Prodiani democratici di Sala, per ‘resistere’ all’assalto del centrodestra, non è costellata solo di citazioni, purtroppo: sono le omissioni che si notano di più, ora, nella ricorrenza dell’80mo dalla fondazione del Piccolo Teatro. Ma questo è un discorso a parte.