Piuttosto che finire a fare le pulizie a casa degli altri...salgo sul palcoscenico e mi sfogo! Buona la prima di Sofia Longhini

Sofia Longhini (foto di Caterina Cerere)

Gianni Morandi in prima serata cantava “Uno su mille ce la fa”. E se non fossimo noi quegli uno?

Una tv che non saprei nemmeno come chiamare, forse satellitare o forse un monitor del computer, ripercorre alcuni dei fenomeni culturali  più importanti degli ultimi venticinque anni, dal Festivalbar al G8.

Dove eravamo noi quando succedeva tutto questo? Stavamo forse mangiando una coppa dei campioni davanti alla tv? Sofia Longhini probabilmente si.

Dopo aver mangiato molte coppe dei campioni Sofia si laurea in italianistica e si diploma come attrice alla Nico Pepe di Udine. Il monologo Tutte le cose più grandi di me è prodotto da Fraternal Compagnia ed è stato presentato al FringeMi 2026

Sentiamo la voce di una piccola Sofia e di un grande papà che le chiede “ma tu vuoi rimanere piccola o vuoi diventare grande?”, Sofia risponde che vuole diventare grande. Il papà le chiede per fare cosa, e la piccola, ma lucidissima Sofia, risponde “non lo so”.

Non abbiamo sempre risposto così, però. La maggior parte delle volte, quando ci veniva posta questa domanda, inventavamo i lavori più disparati. Non tanto perché volevamo davvero diventare delle veterinarie o delle commesse, probabilmente perché era l’ultima professione che avevamo visto in azione e un po’ ci affascinava. Il bip della cassa, avere tante monetine, oppure vedere tanti animali e curarli tutti.

Ma soprattutto, quanta voglia di lavorare avevamo a cinque anni? E, quanto facile credevamo fosse diventare un’astronauta? 

Sofia cresce e arriva al Liceo, alle prime prese di posizione politica, alla partecipazione ai cortei in cui non si sentiva proprio a suo agio ma partecipare era figo anche se non sapeva per cosa; il primo bacio, i karaoke nei locali in centro, i diciottesimi e poi l’Università.

Sofia sembra sentirsi sempre un po’ inadatta, non è più certa di aver preso la strada giusta. Arriva quel momento nella vita in cui le scelte cominciamo a prenderle noi per noi. Siamo davvero sicuri di aver scelto il percorso più adatto? E se avessimo scelto quello sbagliato?

I tre anni di Università sembrano dieci e siamo convinti che siano fondamentali, totalizzanti, definitivi. Scopriamo che non lo erano affatto quando da interminabili diventano evanescenti.

Sofia non sa ancora esattamente che cosa vuole fare nella vita, un po’ come quando era piccola, ma sa che è ora di iniziare a lavorare. Almeno così fanno tutti e sembra proprio la cosa giusta da fare. 

Si iscrive a tutte quelle terribili piattaforme per la ricerca di un lavoro e comincia un iter che conosciamo bene: curriculum, candidature a vuoto, lettura di offerte senza lo stipendio specificato.

L’unico recruiter che la contatta è di un’azienda di sigarette elettroniche. Dopo una laurea non è certo il massimo a cui si può ambire, ma Sofia accetta.

Racconta di questa esperienza come qualcosa di veramente terribile e io le credo ciecamente.

La seconda proposta che riceve è per fare le pulizie in delle case. A Sofia gira tutto. Ma quando è diventata una donna delle pulizie? Si sente umiliata.

Sua mamma ha una donna delle pulizie che la chiama Signora Beatrice. Ma l’avete vista in faccia? Vi sembra una che si mette a fare le pulizie e chiama le padrone di casa Signora? 

Il disperato bisogno di trovare un lavoro si intreccia qui con un senso di umiliazione connesso a determinati lavori che, all’interno della classe borghese, non sono concepiti come normali occupazioni. Va bene tutto, insomma, però la donna delle pulizie no. Le pulizie per gli altri le fa chi è davvero disperato, chi non ha studiato, chi non ha proprio alternativa, ecco.

Quando questi pensieri attraversano la nostra mente, (lo so che hanno attraversato anche la vostra), emerge tutto il nostro privilegio, tutto il nostro classismo interiorizzato. In fondo Sofia, nonostante voglia lavorare, può dire di no, non ha bisogno di questo lavoro, non ne necessita. Può scegliere.

Sofia sceglierà e troverà la sua strada nel teatro. Questa storia ce la racconta da un palco, con un megafono, e sembra proprio che sia al posto giusto, ora. 

La storia collettiva, quella già entrata nei libri di storia, che sembra così lontana ma tremendamente vicina a noi per certi versi, si mescola al nostro vissuto personale, alla storia di Sofia che è la storia di tante e tanti giovani. Le frustrazioni, le ansie e le paure diventano sentimenti comuni e condivisi.

Tutte le cose più grandi di noi scorrono parallele a tutte quelle cose che invece ci fanno sentire meno soli, più compresi, più giusti.

Mentre tutte le cose più grandi di noi accadevano, all’improvviso siamo diventati noi grandi, e con nostalgia ripercorriamo una storia un po’ più piccola, fatta di momenti, oggetti, canzoni e immagini che ci appartengono. 

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