Appunti sulla stagione 2025-26 /2: ancora su Ortoleva e 'I Persiani'. Con postilla sul monologo di Giannini a Genova
07.08.2026
7+
Da un castello medioevale all’altro, dopo il Buonconsiglio a Trento e Castel Thun a Vigo di Ton, ha aperto Bolzano Danza in Castel Mareccio l’incantevole ‘Il Combattimento di Tancredi e Clorinda’ di Aterballetto, rielaborazione post-moderna in danza e musica dal vivo dell'omonimo madrigale di Claudio Monteverdi su testo di Torquato Tasso, con la regia di Fabio Cherstich e la coreografia di Philippe Kratz. Prima di questo progetto super-cult c’è stato un assaggio delle ‘MicroDanze’, sempre del Centro Coreografico Nazionale Aterballetto, con il debutto assoluto di ‘Soft P.’ di Diego Tortelli, poi la singolare perfomance ‘Terra Piccola’ di Antonella Bertoni, infine ‘Eppur si muove’ di Francesca Lattuada. E c’è ancora tanta Italia quest’anno a Tanz Bozen, nell’edizione intitolata Orizzonti e pure aperta ad artisti di mezzo mondo…
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Uno scoop internazionale ha segnato la vera e propria apertura della rassegna bolzanina nel Teatro Comunale, prima dei Peeping Tom con il noto 'DIPTYCH' (vedi a parte): l’incredibile assolo di Louise Lecavalier in ‘dances vagabondes’, già presentato la scorsa stagione al Roma Europa e atteso in altri vari festival europei. Canadese, ballerina di prim’ordine in servizio permanente effettivo dal 1981, piuttosto nota per la ventennale collaborazione in La La La Human Steps con il coreografo Édouard Lock - per cui ha lavorato anche accanto a David Bowie -, Lecavalier si spende armoniosamente in una lunga performance sospesa tra memoria, spiritualità e libertà. Una maratona anche fisica davvero straordinaria per una signora che risulta viaggiare - e parecchio bene - nella seconda parte dei sessanta. E uscita dal camerino, Louise si è presentata con grande umiltà pure al dj set del dopo Festival…
N.B.
Davvero encomiabili le iniziative collaterali al festival che hanno dovuto sfidare il clima afoso e le intemperie, come la lezione di danza in piazza Walther ‘Le classiche c’est chic!’ di Anna Basti e lo spazio degli incontri nel parco dei Cappuccini dinanzi al teatro, denominato BoDa, che diventa un po’ il cuore serale del Festival intorno allo stand del bar e al djset. Notevolissima anche la festa aperta a tutti in tre diverse location sui Prati del Talvera e intitolata Extradanza, con un articolato programma a partire dalla cinque del pomeriggio del sabato, con tanto di tripla esibizione dei Workshop del Festival.
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E a mescolarsi senza alcun snobismo alle persone normali in queste occasioni e nello spazio BoDa non sono soltanto gli artisti ospiti e i due curatori francesi del Festival, la manager di formazione diplomatica Anouk Aspisi e il coreografo Olivier Dubois, ma anche la bella e piacevole compagine di Fondazione Haydn che organizza il festival, guidata dal direttore generale Monica Loss. Non manca mai ovviamente l’anima storica di Bolzano Danza, Emanuele Masi, e quest’anno si è fatto notare, sempre inappuntabile in cravatta e completo elegante, persino in total-black, uno degli uomini chiave delle migliori recenti stagioni della Scala di Milano, André Comploj, che ora è il punto di riferimento artistico musicale della Fondazione.
N.G.
Durante Bolzano Danza anche quest’anno si parla già un po’ del ‘gemello diverso’ che chiude l’estate del capoluogo del Sudtirolo, il festival Transart, rassegna di musica e arti performative di tendenza. In un’edizione che si annuncia pur ridotta, Transart può vantare comunque eccellenti collaborazioni, persino le performance ‘Credere nelle maschere’ di Romeo Castellucci e ‘Etude alpine’ di Florentina Holzinger, una sorta di prolungamento site-specific della sua installazione-shock che ha trasformato il padiglione austriaco alla Biennale di Venezia nel luogo artistico più ‘instagrammato’ dell’estate 2026…