C'è tutto un mondo di stupori e culture a Transart 2026, non solo eventi attesi con nomi di richiamo

Florentina Holzinger (foto di Katia Wik)

 A volte, nel mondo dei teatri, gli autentici appassionati provano un certo disagio da diffidenza: si viene guardati quasi come dei disturbati perché si pensa prima di tutto alle emozioni artistiche, badando ben poco ai soliti bla-bla d’intendimenti editoriali e di compatibilità economiche.

 Poi, per fortuna, capita ancora di trovare dei direttori artistici - anche in Italia, seppure nella provincia più a nord e tanto ‘austriancante come Bolzano - che osano parlare di una programmazione che provochi 'lo stupore da esperienza del nuovo’ come intendimento di un festival nei confronti degli spettatori.

Peter Paul Kainrath, personalità di prim’ordine del mondo culturale e musicale (Klangforum di Vienna, Premio Busoni e appunto Transart, la rassegna più di tendenza di fine estate), non si fa problemi a dichiarare che anche quest’anno ha costruito il programma con l'obiettivo di ‘creare le condizioni per nuove forme di percezione, mettendo in discussione schemi consolidati e aprendo prospettive inattese sul contemporaneo’.

 E, ovviamente, dato il personaggio, sa benissimo che le sue rassegne sono anche criticate come un oggetto misterioso, da certi politici e da alcuni colleghi, ma non è certo uno che costruisce il solito guazzabuglio all’insegna del ‘famolo strano’. Anche in questa 26ma edizione Transart è un gioiellino sofisticato del post-post-moderno.

Soltanto parlando di grandi nomi, presenta ‘il guru del teatro europeo’ (fonte Libèration, recensione entusiasta dell’ultimo ‘Saint François d'Assise’ a Salisburgo) Romeo Castellucci, la nuova provocatoria protagonista delle performance ‘estreme’ Florentina Holzinger (che si è guadagnata la prima pagina del ‘New York Times’ per il record di rilanci su Instagram del suo intervento alla Biennale d’Arte di Venezia), e pure un creatore eccentrico e unico come lo svizzero Thomas Luz, attore, regista, scenografo e musicista, autore di un personalissimo teatro musicale che vuole far respirare anche l’immateriale.

E pensare che non siamo a Roma Europa Festival o a FOG di Triennale Teatro Milano, ma nella rassegna organizzata in una cittadina da 100mila abitanti, capitale pulsante di una piccola area sudtirolese che, nonostante l’iper-turismo, sarebbe peraltro tra le più tradizionaliste d’Europa.

Basti pensare che il tesoro culturale considerato principale, a Bolzano resta la mummia dell'homo sapiens detto Ötzi, che qualcuno vorrebbe addirittura spostare nello splendido edificio di Museion, scalzando l’arte ‘troppo’ contemporanea, ahi noi!. 

 Ancora tra parentesi, senza voler entrare sul tema di questa grande contraddizione culturale e politica del mondo germanofono, ma parlando giusto della realtà teatrale, non si può non notare quanto a livello pubblico mostri ancora oggi una ricchezza e un’articolazione particolarissime, grazie a un ammirevole spirito di coerenza degli esperti prescelti a guidarla.

Se fai una rassegna che porta un pretenzioso logo multidisciplinare, Transart, non puoi appunto concederti di banalizzare, inseguendo i grandi teatri pubblici italiani che ragionano sempre tanto in termini di marketing e amichettismi.

 E se vieni chiamato a dirigere un’istituzione berlinese che porta nell’insegna il motto ‘L’arte per il popolo’ e che è stata cent’anni fa con Ervin Piscator la palestra del teatro politico, non hai paura di onorare il marchio Volksbühne, come ha fatto subito il drammaturgo Matthias Lilienthal, con una sorta di provocazione estiva: montare una piscina davanti al teatro, battezzata ‘Volksbad’ (piscina del popolo), con una vasca provvisoria di 25 metri e offrirla gratuitamente al pubblico, soprattutto attraverso le associazioni di volontariato, in primis quelle per l’integrazione dei migranti.

Non è che ci sia solo Milo Rau con Wiener Festwochen a credere ancora nel potere rivoluzionario del teatro e dell’arte, che non è solo fatta di parole, ma prima di tutto di gesti...

 Tornando a Transart 2026 la prima sorpresa è all’apertura, l’inaugurazione di giovedì 10 settembre, realizzata in collaborazione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento: sarà una serata dedicata alla sperimentazione musicale e audiovisiva, intitolata ‘CRASH’ e allestita non nel solito elegante Teatro Comunale ma nello spazio industriale Ex-Masten.

L’Orchestra Haydn, diretta da Vimbayi Kaziboni, sarà impegnata in due eventi che - come recita il comunicato stampa - ridefiniscono i confini del concerto tradizionale: ad aprire il programma è il ‘Piano Concerto’ di Simon Steen-Andersen, tra i maggiori compositori contemporanei viventi, eseguito dalla pianista Ning Yu: un dispositivo in cui pianoforte, orchestra e video si sovrappongono a partire dalle immagini della caduta di un pianoforte da concerto da otto metri, mettendo in discussione l’idea stessa di esecuzione musicale. 

 La seconda parte del programma presenta Gotham di Michael Gordon e Bill Morrison, una sinfonia urbana per orchestra e filmati d’archivio che restituisce New York come organismo sonoro e visivo’.

 Ancora all’Ex Masten il giorno dopo, l’11 settembre, con una prima di viva attualità: ‘Mōdraniht. Songs of Winter War’, nuova creazione del collettivo ucraino Opera Aperta come riflessione sul rapporto tra arte e guerra, lavoro che conclude una trilogia dedicata ai disastri provocati dai regimi totalitari.

 Sabato 12 settembre, poi, c’è un fittissimo programma da incorniciare come buon esempio di relazione virtuosa con il territorio: alle 9.30, alla Libera Università di Bolzano, si svolge il simposio ‘Sounds Like the Future’, inserito nel convegno internazionale ‘Everybody Calls Me Giorgio: Moroder tra media, arte e comunicazione’ (il celebre compositore è di una famiglia ladina gardenese).

Alle 11, nella splendida Fondazione Antonio Dalle Nogare, è in programma ‘House of Performance – DRAWN TO RISK’, organizzata dal Südtiroler Künstlerbund e dalla Fondazione stessa, per riunire ‘pratiche performative - selezionate tramite un’open call per artistə natə o residenti in Alto Adige - che esplorano la relazione tra corpo, spazio e contesto sociale in un formato aperto alla sperimentazione’.

 Sempre sabato 12 settembre, alle 18, la Sala Prove del Teatro Comunale di Bolzano ospita la prima assoluta di OUVERTURE (EXTRAS), creazione del compositore Fernando Strasnoy, con regia e coreografia di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, opera performance che fa dialogare i codici dello spettacolo lirico con quelli dello sport e del wellness. Attraverso voce, parola e movimento su tapis roulant dei cantanti, il lavoro riflette sul rapporto tra disciplina, prestazione e corpo contemporaneo.

 Ancora, alle 20 il festival si sposta a Cortaccia, dove il capannone dell'azienda Rothoblaas, in collaborazione con Museion, ospita una serata dedicata alla sperimentazione sonora con due progetti presentati in prima italiana. Ad aprire sono gli Xiu Xiu (Angela Seo e Jamie Stewart) con ‘ERASERHEAD XIU XIU’, progetto audiovisivo che si richiama all’esordio cinematografico di David Lynch

 A seguire, Matthew Herbert, tra le figure più influenti della musica elettronica contemporanea, presenta l’insolito ‘theukhasmorefoodbanksthanbranchesofmcdonalds.com’, nuovo album solista che prende spunto da una realtà del Regno Unito: i banchi alimentari per indigenti sono oggi più numerosi delle filiali di McDonald’s. Lattine, confezioni, sapone, pannolini e riso diventano materia sonora per una ricerca elettronica che trasforma oggetti della quotidianità in ritmo e composizione.

 Domenica cine-culturale, dalle 15, all’Ex Masten, con la proiezione integrale di ‘Sátántangó’ di Béla Tarr (dal romanzo del Nobel László Krasznahorkai). Diviso in dodici capitoli e costruito attraverso lunghi piani-sequenza, il film conduce lo spettatore nell'Ungheria rurale del dopoguerra socialista, seguendo il tempo sospeso di una comunità segnata da attesa e disgregazione.

Segue, lunedì 14 settembre, una serata dedicata al rapporto tra scrittura e scena con la scrittrice Constance Debré e Alice Friedland, prima del debutto di ‘Dell'amore oscuro’, nuova produzione di Zoe-Theater im Forst, ispirato ai ‘Sonetos del Amor Oscuro’ scritti da Federico García Lorca nel 1935, tra parola, musica e danza con un quartetto d'archi dal vivo, un attore e un danzatore.

 Martedì 15 settembre, dopo che alle 18 al Mercato Centrale del Walther-Park di Bolzano con ‘Flamenco sin Género(s). An Introduction’, talk-performance a cura di Esther Regueira Mauriz dedicato alle traiettorie del flamenco contemporaneo, è di scena uno degli avvenimenti più notevoli del festival. Alle 20, al Teatro Comunale di Bolzano, appuntamento con la prima italiana di ‘Lieder ohne Worte’ del regista e scenografo svizzero Thom Luz.

 Personalità di spicco della generazione post-drammatica Luz presenta un lavoro che muove dall'immagine di un’automobile incidentata per riflettere sulle rovine del presente e sulla possibilità di ricomporle. Tra musica dal vivo e paesaggi sonori, interpreti e musicisti raccolgono i frammenti della catastrofe trasformandoli in una nuova esperienza scenica. 

Il nuovo spettacolo di Thom Luz in prima a Bolzano (foto di Sandra Then)

 Un altro sorprendente spostamento attende gli spettatori di Transart mercoledì 16: alle 20, nelle serre della Floricoltura Gärtnerei Schullian, la cantante iraniana Sepideh Raissasdat e l'ensemble Sepidar propongono un programma dedicato alla musica classica persiana. Al centro della serata c'è la tradizione del Dastgāh, sistema modale sviluppatosi tra il Settecento e il Novecento e ancora oggi tramandato attraverso la pratica musicale e l'oralità.

Il 17 settembre e il 18 settembre sono i gran giorni di Romeo Castellucci, che porta alla Fondazione Antonio Dalle Nogare il progetto performativo partecipato ‘Credere alle Maschere’. Lo spettacolo prevede una ventina di partecipanti in maschera per ogni slot e viene proposto in quattro repliche, alle 18, 19, 20 e 21, per entrambi i giorni.

Come noto si tratta di una sorta di riflessione proprio sul ruolo dello spettatore, che ha segnato un passaggio davvero importante di ridefinizione della carriera stessa del guru cesenate, forse desideroso di uscire dalla gabbia del 'luxury brand' in cui è stato giocoforza incasellato con il successo. Sarebbe interessante vedere quali cambiamenti e integrazioni il regista-creatore, noto perfezionista sempre attento a rifinire ogni dettaglio, ha introdotto rispetto all’anteprima di FOG.

 A BASIS Vinschgau Venosta di Silandro, la giornata del 18 è dedicata alla ricerca ritmica, con il concerto conclusivo del workshop TAIKO, realizzato in collaborazione con Kids Culture Club, seguito dalla performance ‘太鼓 TAIKO – The Soul of Japanese Drumming’ di Masa-Daiko. Chiude la serata il trio ‘OUU!D’, tra jazz ed elettronica, improvvisazioni di tromba, clarinetto basso e chitarra elettrica.

Alle 20, il NOI Techpark di Bolzano ospita invece ‘Flamenco sin Género(s)’, con tre progetti dedicati alle evoluzioni contemporanee del flamenco, due dei quali, poi, venerdì 18 settembre, arriveranno allo Stadttheater di Brunico. 

 Il 19 settembre è attesa Florentina Holzinger  con ‘ALPEN ÉTUDE’, progetto di cui per ora non trapela nulla, se non che segua la provocatoria ricerca sull’esplorazione del corpo, dello spazio e della rappresentazione presentata con straordinario successo al Padiglione Austriaco della 61ª Biennale d’Arte di Venezia.

Comunque vada, sarà un evento che precede solo formalmente il gran finale mattutino di Transart, il 20 settembre a Egna, nell'ex Magazzino Züst Ambrosetti, con il teatro musicale ‘The Sanatorium of Soft Gravity’ di Manuel Zwerger, con Tetra Brass Ensemble e mdi Ensemble, ovvero un mix di esecuzioni dal vivo, registrazioni sonore, movimenti di oggetti autocostruiti e di una macchina semianalogica sviluppata appositamente per il progetto. Più avveniristico di così…

'Credere nelle maschere' di Romeo Castellucci alla prima a FOG (foto di Luca Del Pia)

Iscriviti
alla newsletter

Ultimi Articoli

Iscriviti
alla newsletter

-->