Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
the WHY CHEAP ART? manifesto
PEOPLE have been THINKING too long that
ART is a PRIVILEGE of the MUSEUMS & the
RICH. ART IS NOT BUSINESS!
It does not belong to banks & fancy investors
ART IS FOOD. You cant EAT it BUT it FEEDS
you. ART has to be CHEAP & available to
EVERYBODY. It needs to be EVERYWHERE
because it is the INSIDE of the
WORLD.
ART SOOTHES PAIN!
Art wakes up sleepers!
ART FIGHTS AGAINST WAR & STUPIDITY!
ART SINGS HALLELUJA!
ART IS FOR KITCHENS!
ART IS LIKE GOOD BREAD!
Art is like white clouds in blue sky!
ART IS CHEAP!
HURRAH! (1)
Chris Torch, uno degli ospiti della Colazione di giovedì a LIFE, apre con il suo intervento leggendo queste parole di Peter Schumann, tratte dal manifesto di Bread & Puppet Theater (Glover, Vermont, 1984).
Il focus dell’incontro suona a sua volta come uno slogan, un incitamento pubblico all’azione, all’attivazione del pensiero e dello sguardo critico: “Libera l’arte. Arte Libera. Libera tutt*”.
Se pensato come un imperativo l’inizio diventa un’esortazione proattiva al cambiamento (Libera l’Arte!), se immaginato con una virgola tra le due parole si trasforma in un’asserzione che rivendica la reale (o auspicata) natura dell’opera artistica (Libera, l’arte).
Al tavolo sono sedute Valentina Kastlunger e Valentina Picariello (curatrici e co-direttrici artistiche di ZONA K e LIFE – Theatre Arts Media Festival), Chris Torch (curatore, produttore e progettista di politiche culturali, presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi), Paolo Mangiola (coreografo e danzatore freelance). Colazione nasce come progetto di Ecate Cultura / scip (Josephine Magliozzi e Sara Carmagnola), in collaborazione con TrovaFestival (Giulia Alonzo) e Noemi Satta; e infatti, moderano l'incontro queste ultime due. Collocate in mezzo agli ospiti alimentano e nutrono la conversazione di riflessioni e provocazioni che allargano il dibattito alla platea di presenti.
È la mattina di un giorno feriale e tra i partecipanti alla Colazione c’è una buona eterogeneità anagrafica, meno di genere (sono quasi tutte donne): in parte operatrici e curatrici, in parte artiste, a formare un cerchio di voci e istanze diverse, seppur complementari.
La libertà è una necessità, un’intrinseca guida etica nel plasmare e modellare la materia artistica, nell’affrontare i tabù e i bias della società portandoli da una zona d’ombra a una zona di luce; dall’altra parte è una sfida contro il tempo, il denaro, i rapporti con le istituzioni, gli incasellamenti e i requisiti richiesti dai canali di finanziamenti pubblici e privati.
Libertà è anche un rapporto onesto e scevro da sovrastrutture con il linguaggio: che può essere tanto il linguaggio creativo percorso nella costruzione di un prodotto artistico, quanto il “burocratese” dei bandi che obbliga ad adottare un dettato analitico, formale, condizionato anche da un’autocensura che consapevolmente viene applicata sui progetti presentati.
Quante volte accade di partecipare a un bando per un progetto profondamente desiderato e disegnato, pur sapendo che per ricevere quel sostegno economico le parole, i contenuti del progetto dovranno essere diversi, dovranno essere appetibili alla commissione che valuterà quelle domande, dovranno essere – nel caso delle sovvenzioni pubbliche – per quanto possibile in linea o comunque non troppo divergenti dalla linea politica del governo.
Un circolo vizioso che ti porta a maturare una progettualità, presentare una domanda di finanziamento, e alla fine pagare quello che in realtà non vorresti fare fino in fondo perché si discosta dalla tua idea iniziale.
Accanto a questo, c’è anche una forte tendenza che supera divisioni e fratture politiche e partitiche, ovvero la ricerca del consenso e dell’apprezzamento. Tanto da parte delle amministrazioni pubbliche e locali quanto da parte dei finanziatori (senza allargare il discorso ulteriormente anche ai pubblici). E non si tratta solamente di una modalità di “sopravvivenza” all’interno del sistema culturale, ma anche di una tendenza generale che si applica in ottica più estesa alla nostra epoca.
Quello chi viene fatto deve essere appetibile, presentarsi in bella veste, determinare un impatto e un riscontro positivo e immediato; ma da questa narrazione viene completamente esclusa la possibilità di fallire, inciampare e ricominciare, riorientare la rotta, entrare veramente in relazione con gli interlocutori, i destinatari e i soggetti che influenzano la realizzazione del progetto.
Caratteristiche che sono la materia prima della ricerca, ambito in cui si investe sempre meno, e non solo nel mondo artistico artistico, se si considerano i profondi tagli dei ricercatori in ambito universitario applicati nell’ultimo anno.
“Art has to be cheap & available to everybody”, e povera forse lo rimarrà sempre, ma il linguaggio ruvido di un’arte che va grattata sul fondo di una padella è un linguaggio ricercato che ha ancora bisogno di essere, parlare, sopravvivere.
NOTA 1 Traduzione automatica DeepL
Il manifesto "PERCHÉ L'ARTE A PREZZI ACCESSIBILI?"
La GENTE ha PENSATO per troppo tempo che
l'ARTE sia un PRIVILEGIO dei MUSEI e dei
RICCHI. L'ARTE NON È UN BUSINESS!
Non appartiene alle banche e agli investitori di lusso
L'ARTE È CIBO. Non si può MANGIARE, MA ti NUTRE
. L'ARTE deve essere A PREZZI ACCESSIBILI e accessibile a
TUTTI. Deve essere OVUNQUE
perché è l'INTERNO del
MONDO.
L'ARTE ALLEVIA IL DOLORE!
L'arte risveglia chi dorme!
L'ARTE COMBATTE CONTRO LA GUERRA E LA STUPIDITÀ!
L'ARTE CANTA ALLELUIA!
L'ARTE È PER LE CUCINE!
L'ARTE È COME IL BUON PANE!
A...
Giulia Storchi