Della possibilità di nuovi spazi del 'Noi', di quella bulimica linea girigia e ancora 'de la Guerre' cantata in Fabbrica

Joan Subirats (foto Luca Del Pia)

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Viva il marketing alla catalana

Sì, il dibattito sì: s'è dovuto purtroppo chiudere dopo quasi due ora, a LIFE festival, l'interessante incontro con il politologo Joan Subirats, una delle teste pensanti dei socialisti spagnoli, che è un eccellente conferenziere anche in lingua italiana. Rispondendo a una domanda di un teatrista esperto come Oliviero Ponte Di Pino, Subirats ha spiegato che durate la sua esperienza amministrativa a Barcellona ha fatto in modo che ogni scuola superiore avesse la figura di un attore teatrale fisso, come docente, animatore e interlocutore. E che ogni teatro o centro culturale prevedesse di nominare un 'responsabile della partecipazione' per aprire il più possibile le porte alla società civile. Altro che triplicazioni dei direttori e responsabili marketing...

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Ricetta di Noemi per la sinistra

Guest-star della conferenza di Subirats, la prima giovane interlocutrice del pubblico, Noemi A.: ha fatto notare come i nostri rappresentanti politici della sinistra si offrano assai meno di quelli di destra al contatto con la gente comune. Fa in effetti impressione sentire il racconto del livello di interazione con i cittadini che gli esponenti politici democratici si curano di avere per esempio nella municipalità di Barcellona. Ada Colau Ballano è arrivata al vertice della città catalana nel 2015, restando fino al 2023, proprio come espressione di un movimento politico spontaneo. Tranne lodevoli eccezioni, a Bologna piuttosto che a Genova, i nostri sindaci più importanti, scelti in chissà quali segrete stanze del potere, molto raramente si confrontano poi vis-à-vis con i cittadini o vivono la vita di tutti i giorni come persone normali.

7-

Aggiungi una spolverata di Han

Più che una linea grigia, si poteva cogliere anche un filo rosso tra l'amichevole 'lectio magistralis' di Subirats e la perfomance di Spime.Im che ha chiuso la serata di giovedì 7 maggio, dopo la prima di mercoledì. La cinquantina di minuti di bombardamento audio-video allestita e presentata da Davide Tomat e Gabriele Ottino si chiudeva con una citazione di Byung-Chul Han: 'Truth disentegrates into dust of information', ovvero la verità si dissolve nella polvere dell'informazione. Nel pamphlet di Han 'Infocrazia' si sviluppano analiticamente proprio i punti chiave dell'analisi che il politologo spagnolo aveva appena proposto, a proposito del doppio problema dell'accelerazione e della disintermediazione socio-politica nell'epoca digitale.

N.B.

Ok rave, ma il povero pianeta?!?

Alla fine di 'Grey Line' è stato Ale M. a esibire l'aggettivo critico più ficcante, pur con molto tatto: 'bulimico'. Non che non fosse voluto questo taglio dagli autori, anzi. Complessivamente, mentre la musica da rave è piaciuta in modo abbastanza generale, la scelta delle immagini è sembrata appunto forse eccessiva. Nota Bene: perlomeno contraddittoria con la poetica sostanzialmente ecologista, la quantità di energia che si è consumata nella messa in scena e peggio ancora nel grandioso lavoro con l'Intelligenza Artificiale per l'allestimento dei video. Da una cinica malcapitata Benedetta B., in seconda fila nonostante le avvertenze relative a 'pressioni sonore e luminose elevate', si è sentita la battuta: 'di sicuro è stato il test chiave per escludere che sia epilettica...'

F.Q.

Rivoluzione no, partecipazione sì

Con ottimismo indomito il Fuori Quota Joan Subirats crede ancora nella possibilità di rilanciare la democrazia con la partecipazione e i movimenti. Ben diverso il pessimismo radicale di Han, così sintetizzato dal giornalista culturale Costantino Cossu nella recensione a 'Infocrazia': 'Il capitalismo digitale appare come un mostro che tutto uniforma a sé, un Moloch cui ogni cosa viene sacrificata, un’entità priva di sfaldature che riproduce se stessa senza contraddizioni. Un quadro analitico che Han ha sviluppato in maniera molto più sistematica in un altro suo libro: 'Perché oggi non è possibile una rivoluzione' (Nottetempo, 2022). Un testo in cui la passivizzazione performativa di massa indotta dall’infocrazia si lega in maniera sistematica alla scomparsa di qualsiasi orizzonte di superamento dell’ordine dato delle cose'.

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Elina canta, incanta e taglia

In attesa di esprimere un ponderato e articolato parere, Giulia S. dopo la visione di 'Trilogie de la Guerre-Un Champ Brûlé' ha annotato: 'Lo spazio Cattedrale di Fabbrica del Vapore si è trasformato in un anomalo teatro d'opera nelle ultime due sere. Mancavano i drappeggi rossi, le frange dorate, le sedute in velluto e il palco rialzato. Ma la presenza di Elina Kulikova al centro come cantante solista e di Dima Efremov seduto al pianoforte, era sufficiente a trasformare lo spazio scenico in altro da sé. Così come i canti operistici, composti a travestimento di un testo di critica tagliente, sentita, autobiografica (con elementi finzionali) contro la dittatura russa e la guerra in Ucraina.

Un momento di 'Grey Line' di Davide Tomat, Gabriele Ottino e Marco Casolati

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