Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
Elina Kulikova, come chiudere lo spettacolo quando non c’è fine alla guerra.
Non è una cantante, eppure manifesta cantando per un’ora. È una regista russa esule in Francia accompagnata dal piano di Dima Efremov: attivista.
Per tale motivo Elina prova un’innata umiliazione, nonostante lo splendido abito e la voce potente. Porta canti classici russi, ma è impossibile percepirli solo come culturali: la sua patria è una crudele dittatura che arresta i suoi cittadini per futili motivi, li spinge a diventare criminali di guerra cheuccidono civili, tutto questo sotto il nome della Z, simbolo propagandistico la cui scelta è oscura.
Già alla prima romanza gli spettatori si accendono in un applauso: è sospetto.
Probabilmente non mi sarebbe sembrato assurdo se il giorno prima di assistere a 'Trilogie de la Guerre/ Un Champ Brûlé' un uomo non mi avesse rivelato che l’applauso, gesto metodico quando uno spettacolo volge alla fine, è un atto di cura verso sé stessi nel senso in cui le mani, sbattendo, riacchiappano prima di tornare a casa tutte le emozioni che gli attori hanno saputo liberare. In questo senso, quindi, è stato lecito chiedermi quale anima in quel momento dovesse già essere rincorsa.
Stento a credere che lo schermo possa disintegrarsi in pixel è ciò che appare sul banner come commento al video dell’incontro di Trump e Zelensky nel maggio del 2025 in cui il leader ucraino, mostrando al presidente americano le immagini del suo popolo che muore, riceve come risposta una nota sul suo abbigliamento poco consono e sulla scarsa gratitudine dimostrata agli USA.
La denuncia che nulla sia stato fatto per fermare l’imperialismo e le sue barbarie è chiara: anche noi siamo coinvolti, anche andando a teatro. Se la Realpolitik europea accetta di buon grado di finanziare il governo russo attraverso le forniture di gas, quanti dei nostri teatri sono alimentati dall’economia della guerra?
Non c’è riparo nemmeno nel teatro.
Ulteriore conferma l’attacco del 16 marzo 2022 al teatro di Mariupol: circa 600 vittime civili che si erano rifugiate al suo interno e sulla strada circostante l’edificio recava un avviso completamente ignorato dall’esercito di Putin: BAMBINI.
A fine spettacolo non c’è stata unanimità nel reagire: Elina in uno degli ultimi testi proposti sullo schermo aveva confessato di non sapere come concludere la performance, aveva ipotizzato un’immobilità generale dei corpi. Quando neppure gli Stati più influenti del pianeta riescono a fermare un crimine che si protrae da oltre 1500 giorni, come si può pretendere una conclusione soddisfacente da 'Un Champ Brûlé' che probabilmente viene messo in scena in spazi che in fondo finanziano senza volerlo o saperlo, il conflitto stesso?
L’indicazione, forse, ha messo in difficoltà il suo pubblico per motivi diversi: qualcuno aveva accettato l’invito senza reagire in nessun modo, qualcuno l’aveva respinto per poter ritornare in sé e a casa, mentre io sono rimasta ferma perché non avevo intenzione di riacquisire le mie emozioni. Non è desiderio di alienazione, è il colpo accusato e la sua metabolizzazione.