Beh, 'dove finisce il dolore' se non in una Santa Maria dei Miracoli?!? Appunti su una serata di danza speciale
20.05.2026
POLI E TITOLI
La seconda edizione di LIFE è orfana di un titolo secco e diretto, forse inevitabilmente, per via della scelta di un tema indefinibile e indefinito come le conseguenze ad ampio spettro (antropologiche e non solo sociali e politiche) di quel clima di feroci contrapposizione che ammorba il nostro mondo. Talvolta questo fenomeno d’atmosfera sociale viene definito sinteticamente ‘di polarizzazione’.
OMAGGI SPINOSI
Dopo l’avvento dei socialmedia, anche per via dell’istantaneità e della brevità di queste nuove forme di comunicazione di massa, viene naturale a chiunque arroccarsi in un blocco coeso, su scala ideologica maggiore o persino nei confronti dell’offerta culturale, con un atteggiamento a-critico. Perciò questo contributo di dramaholic.it al festival LIFE vuol essere un pungolo, non il solito mazzo di fiori. Peraltro, forse le Sette Sorelle (vedi) non apprezzano le galanterie.
QUEI FIAMMIFERI DI BART
Un esperto tedesco ha fatto della ‘depolarizzazione’ un mestiere internazionale: è l’ex giornalista Bart Brandsma, classe 1967, titolare di Inside Polarisation VOF, che ‘organizza corsi e una piattaforma per fornire ad aziende e professionisti strategie e opzioni nelle sfide poste dalla diffusa mentalità ‘noi contro loro’’. Ha pubblicato diversi libri, tradotti in molte lingue: l’ultimo s’intitola ‘Meesterschap in polarisatie’ ha in copertina una confezione aperta di fiammiferi Minerva, metà con la capocchia bruciata e nera, l’altra metà ancora rosso fuoco.
LUCE ACCESO, LUCE SPENTA
Oltre al titolo dal celebre magazine fotografico americano ‘LIFE’, è stato adottato dal festival di Zona K anche il motto dell’editore Henry R.Luce ‘To see Life, to see the world’. Luce ha sposato in seconde nozze l’ex direttrice di ‘Vanity Fair’ e poi deputata repubblicana, nonché ambasciatrice USA in Italia tra il 1953 e il ’56, Clare Booth: la sua conversione al cattolicesimo e all’ossessione anticomunista misero a dura prova il matrimonio.
CONFIRMATION E WOKE
Il testo ufficiale di presentazione di LIFE 2026 fa riferimento al meccanismo di Confermation Bias (ovvero ‘pregiudizio di conferma’) che scatta sempre più abitualmente in questa nostra società avvinta ormai alle polarizzazioni. E’ una categoria del linguaggio della psicologia, e curiosamente è impiegata anche al guru anti-woke Jordan Peterson, saggista canadese alquanto seguito e controverso (vedi Hateful), psicologo sociale di formazione.
IL BUONO NARCISISTA
Peterson è arrivato a indicare come la più grande minaccia per l’umanità ‘la compassione narcistica’ (che si è manifestata per esempio nel movimento Free Gaza, free Palestine): ‘intende l’esibizione collettiva di altruismo umanitario (peraltro selettivo) che permette di soddisfare il proprio ego, identificandosi nei Buoni, specchiandosi nelle (presunte) cause salvifiche che mostrano la propria superiorità morale nei confronti del Nemico, demonizzato come il ricettacolo di tutti i mali’ (Antonio Socci, ‘Libero’, 30.3.2025).
HATEFUL CONDUCTOR
L’odio intenzionale (‘hateful conduct’) manifestato da Peterson con il ‘deadnaming’ (=uso del nome precedente la transizione di genere) nei confronti dell’attore Elliot Page gli è costato la sospensione temporanea dai socialmedia; il governo canadese ha ritirato i finanziamenti alle sue ricerche; l’Ordine degli psicologi lo ha censurato e ha anche subito una condanna giudiziaria alla riabilitazione per la campagna antiwoke. Lui pensa che sia tutta una questione di ‘filter bubbles’ (vedi Bolla) neo-marxiste.
METTIAMOCI IN BOLLA
Considerando le selezioni preferenziali possibili e l’orientamento degli algoritmi che asseconda le scelte di ciascun utente, nel mondo virtuale i filtri portano l’utente automaticamente dentro una sorta di bolla (filter bubble). Questo filtraggio per Peterson ha favorito l’affermazione di una cultura estremistica woke, nata come deriva utopistica post-marxista francese (Derrida): per Slavoj Zizek invece è soltanto una sorta di ‘ipermoralizzazione impotente’ della cultura capitalista.
C’ERA UNA VOLTA LA TV
La serie sui rituali contemporanei di Émilie Rousset e Louise Hémon, arrivata ora al n.5 con ‘La morte’, dopo ‘Il voto’, ‘Il compleanno’, ‘Il battesimo dell’acqua’, e questo ’Il grande dibattito’ ri-allestito per LIFE, si propone dal 2015 come una grande opera di demistificazione. Ritual 4 vuole svelare la costruzione televisiva dello scontro tra leader che chiude la campagna elettorale. Tentativo insolito di smontare il media televisivo riproducendolo, invece di imitarne in qualche modo linguaggio e contenuti, come accade in troppi spettacoli teatrali.
BALENA BIANCA, GIACOBINI NERI
Sul fronte della sinistra radicale il primo riferimento è C.L.R. James, singolare protagonista americano del movimento rivoluzionario: autore del celebre ‘Black Jacobins’ (1963), post-marxista e teorico del panafricanismo, trozkista pentito e anticolonialista ante-litteram, ha scritto pure una raffinata interpretazione del capolavoro di Melville ‘Moby Dick’, come quadro preciso del mondo che si andava preparando (‘Marinai, rinnegati e reietti’, trad.it. ombre corte, 2023).
CHI GUADAGNA CON L’IO,IO, IO
Per il filosofo francese Alain Badiou (in ‘Osservazioni…’, ed. Neri Pozza, 2023) alla radice del consenso per i partiti xenofobi e sovranisti c’è semplicemente ‘il disorientamento dell’ideologia borghese dell’interesse privato’ che si regge su una ‘dialettica disorientata tra il culto dell’io e l’odio dell’altro’: ‘si crea, o si ricrea, un’identità fantasmatica alla quale apparteranno tutti i veri individui che in una nazione hanno diritto di dire ‘io, io,io’. Questa ideologia dominante serve per proteggere i nostri veri padroni, la grande borghesia capitalista’.
‘SATANHYAU’ E IL SUO ‘MAL’
La mobilitazione mondiale per Gaza e il popolo palestinese sotto attacco si è vista particolarmente nel mondo dello spettacolo, dal teatro al cinema alla musica, con il clou del rapper Magic Ali, impegnato in ‘Satanyahu’s Inferno’ di Popluezy, e dal cantautore rock Din Ilango, con il brano ‘Satanyahu’. Chissà se, dopo l’approvazione della pena di morte in Israele, qualcuno celierà pure il truce ministro dell’estrema destra integralista Itamar Ben-Givr, ribattezzato semplicemente Mal-Givr.
VAPORE E GLOBAL W.
LIFE ‘polarizzazione’ non riguarda - è evidente - la geografia della Terra e nemmeno gli orsi, anche se è un fenomeno tipico di questi anni dell’Antropocene, segnati dal ‘global warning’. Il festival nasce in singolare coproduzione tra Zona K (vedi) e Fabbrica del Vapore del Comune di Milano, luogo ex industriale di fronte al Cimitero Monumentale, ora polo culturale urbano. Il logo FdV nasce dalla ‘fumosa’ alimentazione dei macchinari per la fabbrica originale, che forniva pezzi per tram e ferrovie.
SETTE SORELLE 1 E 2
Non ci sono più le stesse ‘sette sorelle’ del trust mondiale del petrolio, stando a una celebre espressione coniata nel 1940 da Enrico Mattei, che inquadrava in un unico fronte compatto le principali compagnie dell’Occidente colonialista. L’oligopolio si è ridefinito, e comprende paradossalmente la stessa Eni fondata da Mattei. Da quest’anno, nel nostro piccolo mondo le sette sorelle sono il collettivo di Zona K. A rivendicare l’importanza del contributo del gruppo è stata la frontman Valentina Kastliger, fino a ieri raddoppiata quasi solo da Valentina Picariello: sono finite le facili battute su ‘Kappa e Spada’…
CONSORSO ELENCHI
L’elenco delle polarizzazioni che si potrebbero analizzare con i vari criteri psico-sociologici, aldilà delle più note politiche o ideologiche, è lungo e comprende le abitudini quotidiane, da cui la contrapposizione esemplare ‘vegan/paleodieta’, piuttosto che le questioni ultime o spirituali (ateisti/new age). Può essere un gioco stilarne l’elenco più completo possibile: se provate, scrivete a info@dramaholic.it, premi e cotillons garantiti per l’autore dell’elenco più completo.