Beh, 'dove finisce il dolore' se non in una Santa Maria dei Miracoli?!? Appunti su una serata di danza speciale
20.05.2026
In un’intervista di qualche anno fa, il critico Goffredo Fofi denunciava la mutazione dell’arte in appendice della comunicazione. Rifacendosi probabilmente all’idea francofortese dell’industria culturale, Fofi affermava che l’arte è diventata merce, anche se sarebbe più corretto dire che l’arte è divenuta parte di quella merce, la comunicazione, che tutto trasforma in merci.
Se l’arte si fa comunicazione - si fa merce - cosa avviene nel caso dell’arte politica? In altre parole, sebbene sia evidente che tutte le opere d’arte siano politiche, anche quelle che non lo sono esplicitamente, che cosa sono, oggi, l’arte e la politica? Nel tempo dell’arte appendice della comunicazione, la politica si riduce a una forma o un genere (uno dei tanti) della comunicazione. Ma la politica dovrebbe essere trasformazione attiva delle condizioni materiali o dei rapporti sociali, non comunicazione di sé stessa che, eventualmente, produce lievi trasformazioni come effetto collaterale.
Ridotta a comunicazione del politico, l’arte rischia addirittura di ottenere l’effetto opposto: non solo non trasforma attivamente la realtà, ma finisce per neutralizzarla legittimando, pacificando e trasformando la possibilità politica in materia di comunicazione. Ecco perché, allora, l’arte politica è arrivata nei grandi contesti istituzionali e mercantili. Non ci si deve scandalizzare se le opere d’arte che trattano di drammi contemporanei finiscono per essere esibite in circostanze lussuose, dove poi si aggirano coloro che contribuiscono - più o meno direttamente - al generarsi e alla persistenza di quegli stessi drammi: non è solo ipocrisia, ma un esito scontato.
Infine, quando l’arte si limita alla comunicazione, la forma si appiattisce nel contenuto e si assiste a un impoverimento degli esiti formali. L’opera d’arte tende a diventare un elemento del discorso, del flusso comunicativo, un oggetto funzionale alla comunicazione e spesso didascalico.
Parafrasando Isaac Bashevis Singer, l’arte politica (o l’arte che comunica il politico) può generare nei creatori ‘una sorta di amnesia artistica’. In ultima istanza, il rischio supremo è che l’arte politica finisca per neutralizzare sia l’arte che la politica.
Patrizio Agostini