Sì, la tv avrà pure rovinato la politica, ma la verità forse è che non siamo ancora pronti, noi tutti, per 'Le Gran Débat'

Il 'Rituel 5: La Mort' che Émilie Rousset e Louise Hémon hanno presentato al Festival d'Automne di Parigi nel 2024

Care francesi, cari francesi, miei cari connazionali, in un periodo di domande e incertezze come quello che stiamo attraversando, dobbiamo, dobbiamo ricordare chi siamo. La Francia non è un paese come gli altri. Il senso di ingiustizia è più acuto qui che altrove. La richiesta di aiuto reciproco e di solidarietà più forte”.

La sera del 13 gennaio 2019 tutti i cittadini e le cittadine francesi ricevono una lettera da parte del presidente della Repubblica Emmanuel Macron. Dal 2018 e soprattutto nel 2019 la Francia è stato luogo di grandi manifestazioni guidate dal movimento dei gilets jaunes. Il movimento nasce dalla protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante e l’elevato costo della vita che ricadono, come spesso accade, sulla classe media composta dai lavoratori delle aree rurali e suburbane. Le manifestazioni sono aumentate velocemente e ci sono stati anche morti tra i manifestanti durante gli scontri.

È così che Macron decide di invitare i cittadini e le cittadine di tutta la Francia al grand débat national. Il grande dibattito sarà un occasione per discutere concretamente dei problemi della Francia identificati in grandi aree tematiche come tasse, organizzazione dello stato, transizione ecologica, democrazia e cittadinanza. Prosegue Macron: “Nessuna domanda è proibita. Non saremo d’accordo su tutto, è normale, è la democrazia. Ma almeno dimostreremo che siamo un popolo che non ha paura di parlare, di scambiare opinioni e di discutere. E forse scopriremo che potremmo persino essere d’accordo, nonostante le nostre diverse convinzioni, più di quanto pensiamo”. 

Leggo queste parole ed è subito déjà-vu. In Ritual 4: Le Grand Débat, interpretato da una provocatoria Emmanuelle Lafon e da uno stemperato Laurent Poitenaux, la voce in apertura replica lo spirito di queste parole cambiandone però gli interpreti. Calano le luci. I protagonisti si accomodano. Inizia il grande dibattito. 

La regista teatrale Émilie Rousset e la regista cinematografica Louise Hémon tentano di riproporre sul palcoscenico un tradizionale dibattito pre-elezioni presidenziali attingendo per le battute da archivi che ripercorrono la storia politica francese dal 1974 al 2017.

Ad un certo punto Macron diventa Hollande e Le Pen diventa Sarkozy e così via, per, mi verrebbe da dire, generare una grande confusione più che un grande dibattito. Ciò che vediamo sul palcoscenico è registrato e proiettato contemporaneamente su un grande schermo che rielabora in diretta ciò che accade.

Il dibattito politico si trasforma quindi seduta stante in un format televisivo, che ci tengono a sottolineare, viene trasmesso dalla rete pubblica nazionale.

Sarebbe auspicabile che fosse così anche oggi dove i politici li vediamo “dibattere” solo nei podcast. Il dibattito si fa via via più acceso, partendo da premesse democratiche fino a sconfinare in insulti personali. Come si dice, un grande classico? 

I discorsi si sovrappongono, le parole vengono via via svuotate di senso fino a lasciare il pubblico in ascolto di un grande delirio decontestualizzato. I due rivali si smontano piano piano: slacciano la giacca, rilassano le gambe, poggiano la testa sul tavolo fino ad addormentarsi esausti da questo tentativo democratico.

È davvero così noioso il confronto democratico? È davvero così monotono un vero dibattito?

Probabilmente sì. Siamo abituati a visualizzare e inseguire solo forme distorte di dibattiti politici, se non addirittura a non seguirli proprio, perché non esistono più. Preferiamo (e preferiscono) riempire i nostri occhi e le nostre orecchie di dichiarazioni rubate, programmi televisivi creati ad hoc per conviverci di stare dalla parte giusta, podcast il cui unico obiettivo è quello di creare polemiche, e quindi visualizzazioni, e quindi profitto.

Non proviamo più a confrontarci realmente e questa è tra le peggiori conseguenze della polarizzazione contemporanea. 

La verità è che non siamo ancora pronti per le grand débat

P.S.: Non sarà un caso se, nella loro provocatoria serie sui rituali, Rousset ed Hemon, per riprendersi dalla politica n.4, sono arrivate subito a... 'La Mort'! Recita la scheda ufficiale del Ritual n.5: 'Una consulente in funerali ecologici, un architetto di cimiteri verticali, una truccatrice di cadaveri... Per incontrare specialisti della morte, Émilie Rousset e Louise Hémon analizzano con umorismo le credenze e le rappresentazioni legate alla morte, i rituali e le pratiche funerarie'. Potremo mai vedere anche 'La Mort' a un festival che porta LIFE nel logo?



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