Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
Con la naturalezza propria dei cittadini dell’infosfera, la suddivisione in macro-aree geografiche proposta per gli incontri Table talks, organizzati una domenica pomeriggio al LIFE Festival, è stata intesa come funzionale a un discorso di tipo storico-politico. E per carità, questo orientamento fa sempre imparare cose nuove.
Al tavolo latinoamericano, per esempio, si apprende che la guerra dello Stato messicano contro il narcotraffico riprende con una veemenza senza precedenti nel 2006, il momento in cui omicidi e violenza nel paese sono al minimo storico.
Si parla anche del bistrattato, ignorato e comunque mal definito “populismo di sinistra”, attuato in molti stati del Sud America quando non ha dato troppo disturbo ai signori padroni degli Stati Uniti. Le proposte di sinistra, “ma di sinistra veramente”, che vengono raccontate da due giornalisti molto entusiasti della loro emigrazione nel nuovo continente - Simone Bruno e Federico Mastrogiovanni - sono anche occasione per ricordare quando Nanni Moretti, in Aprile (1998) guardando in tv la campagna elettorale implorava: “D’Alema, dì una cosa di sinistra, anche non di sinistra, ma di civiltà!”.
L’esca perfetta per trarci fuori da quel groviglio colorito e infestato dalla CIA che è per noi la politica sudamericana, lasciarcela alle spalle e parlare di cinema. O meglio, della grande assente del cinema latinoamericano, secondo Mastrogiovanni e Bruno, l’ironia: “Nei film messicani o stai nel buio più totale o stai in una commedia idiota”. Poi, a ripensarci bene: “In Colombia c’è l’ironia, anche in Argentina”.
Sembra che questa capacità ammiccante di usare il riso per svelare una verità sia ripartita in maniera diseguale tra i vari paesi. A Storia più travagliata corrisponde maggiore capacità di sottrarvisi per guardarla da lontano e riderne? Forse c’è stato qualche decennio in cui questo valeva anche per l’Italia e il cinema italiano.
La spiccata mancanza di autoironia è probabilmente una delle ragioni principali dell'anonimato in cui versa la sinistra internazionale, sicuramente quella europea. Fa dunque ben sperare il fatto che, già solo nella prima settimana del LIFE Festival, la capacità delle destre di utilizzare l’umorismo (così evidente che ne è diventata quasi un tratto identitario, infatti, “la sinistra non fa ridere”) sia stata tematizzata spontaneamente in più di un incontro.
Si dice che avere coscienza del problema è metà della sua soluzione. D’altra parte ridere del problema implica già un certo grado di superiorità ad esso, che ancora la sinistra non si può permettere. Siamo ancora in alto mare che cerchiamo di raccattare i naufraghi e quelli già aggrappati ai salvagenti conservatori.
Forse allora si può ripartire dalla satira, che, come dice bene Julian Hetzel, “è la miglior arma di chi non ha potere”.