Applausi per Lady Marianna del Ring, e per le altre 'sedute a guardare il mare' (o la Vettabia, fa lo stesso)
14.10.2026
Uno Spettacolo Gigantesco di Alice Sinigaglia ha inaugurato il Festival Immersioni al Piccolo Teatro di Milano.
Giunta alla sua quinta edizione, la grande festa popolare che ha quartier generale in Mare Culturale Urbano a Cascina Torrette, quest’anno ha proposto un’Indagine sul Quartiere di San Siro. Un’immersione collettiva in un teatro permeabile, una riflessione sull’abitare a Milano come esercizio di riscoperta e immaginazione partecipata.
La 'gigantesca' apertura di Sinigaglia costituisce una chiave di senso e lettura, una lente attraverso cui fruire degli spettacoli del festival. Un’immersione nell’immaginario che apre ad un carnevale nuovo e può e deve riuscire a ribaltare le prospettive, e se tanto dietro a tutto questo non dovesse veramente esserci nulla, tanto vale lasciarsi andare...
La citazione
È il nulla – questo è il nodo, questa la faticosa sensazione che sostiene il mio lavoro. Prendere coscienza, in cuor mio, che dietro al mondo, ai suoi colori, ai suoi carnevali, dietro al caos di ciò che siamo, forse anche dietro a ogni valore, al potere, a tutte le questioni di principio, dietro al senso del bello, a tutte le risate e persino dietro al dolore, c’è sempre un grande, gigantesco, niente
Incorniciano la scena le stampe di due tavole del Trittico del Giardino delle Delizie di Bosch. L’opera rappresenta il destino dell’umanità: il progresso morale dall’arrivo del peccato nella vita dell’uomo, alla dominazione della lussuria, fino all’inferno.
La brillante drammaturgia di Alice Sinigaglia e Elena C. Patacchini però, in un raffinatissimo intreccio di rimandi intesi e sottesi, chiede di percepire più che intellettualizzare, di lasciarsi andare al flusso del non-senso, e di abbandonare la necessità di spiegazione costante.
Per questo motivo non sarò di certo io a tentare di offrire l’ennesima sovrastruttura al senso di questa connessione, quello che lo spettacolo lascia addosso è la possibilità di rimanere negli spazi vuoti senza dover comprendere.
La deriva della razionalizzazione porta ad un’astrazione tale, nella sua supposta concretezza, da essere meno fruibile del non-senso stesso.
Lo spettacolo inizia rendendo la platea uditorio dalla conferenza “La mostruosità nell’opera di François Rabelais” presieduta da Emma Bolcato, Lorena Nacchia, Giorgio Pesenti e Caterina Naia, nei panni dei relatori.
I quattro raccontano, spiegano, dibattono e si interrogano, ma vengono costantemente interrotti, silenziati e disturbati da rumori esterni, da sostanziale disinteresse per l’argomento, e nel concreto incomprensibili, arrivando persino a chiedersi se qualcuno in sala abbia mai letto veramente Rableais o conosca 'Gargantua e Pantagruele'.
Il ritratto di una intellighenzia che non la smette di prendersi troppo sul serio anche quando raggiunge picchi di inconsistenza. Sinigaglia-Patacchini fanno proprio il concetto rablesiano del non prendersi mai troppo sul serio «la cosa peggiore che uno possa fare», e in un ribaltamento dell’assurdo lo confermano.
Un’esortazione a provare ad osservare le cose da una prospettiva diversa, proprio come nella bocca di Pantagruele.
Gargantua, venuto al mondo dall’orecchio della madre Gargamella, e il figlio Pantagruele, la cui bocca ingeriva tutto senza sosta, d’una voracità famelica, rappresentante l’eccesso, la dismisura, sono i due giganteschi protagonisti dell’opera di Rabelais. Sinigaglia-Patacchini ci invitano ad accedere attraverso l’orifizio del giovane gigante a un racconto ulteriore, a entrare in questo mondo di ribaltamenti, disgregazioni e incongruenze.
È proprio nel caos che si presenta l’uomo ordinario, prima regolare tecnico a servizio della conferenza -interpretato da Davide Sinigaglia(1) -, nella bocca del gigante il filo del senso sidisfa, e la matassa pantagruelica si srotola.
A contatto con i relatori, pian piano l’uomo ordinario collassa e marcisce su se stesso, mentre loro si tramutano in animali. Il tutto culmina all'apice della dissoluzione in un balletto gigantesco a ritmo di Big and Chunky, sembra di stare nel vortice dello scrolling.
La vera condanna è arrivare a considerare il riso non come la concretizzazione del non prendersi troppo sul serio, ma come qualcosa di superficiale.
Se non ha più senso tutto ciò che usavamo intellettualizzare allo stremo, che cosa nella gigantesca bocca di Pantagruele può averne?
E oltretutto, è così importante che abbia effettivamente un senso?
I pensieri intrusivi prendono finalmente il sopravvento, forse in uno spazio mentale indefinito in cui ci concediamo di non dover astrarre tutto possano anche loro avere il diritto di esprimersi?
Accanto a me una signora sbuffa ad ogni riso, la platea è calda e ricettiva, ma lei, stizzita, chiede a bassa voce al marito se il pubblico abbia o meno capito che “si tratta di una cosa seria”.
Il senso è disgregato, srotolato, tutto si è mescolato a tal punto nella bocca di Pantagruele da lasciare l’unica ultima voce autorevole al personaggio rimasto fino alla fine al centro della scena, uno schermo.
La digestione è un meccanismo di appropriazione della ragione e della logica. Pantagruel ingurgita senza sosta, scombina tutto ma restituisce un senso nuovo
NOTE (1) - Ragazzi, che maestri!
(dalla presentazione di Concerto fetido per quattro zampe)
Alice e Davide Sinigaglia sono due artisti e fratelli originari di La Spezia. Figli d’arte, studiano sin da bambini come musicisti e cantanti per poi formarsi come attori e performer. Grazie a SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione nel 2016 prendono parte in qualità di giovani attori alla produzione Ubu Rex di Enrico Casale. Con SCARTI e Generazione Eskere coproducono il loro primo spettacolo Domino, Menzione Speciale a Scenario Infanzia 2018, scritto e diretto da Alice. Parallelamente Davide consegue il Diploma di II Livello in Strumenti a Percussioni al Conservatorio di La Spezia e lavora come percussionista nei festival di musica classica di Salisburgo e di Skive in Danimarca. Insieme ad Alice è ospite da dieci anni al Festival Internazionale di Coburgo con il gruppo di percussioni brasiliane Batebalengo Big Samba Band. Nel 2021 Davide fonda il suo gruppo di percussioni “Avogadro dr Samba”. Sempre nel 2021 insieme a SCARTI e Generazione Eskere i due fratelli producono Il Canto del Bidone spettacolo Finalista al Premio Scenario 2021. Nel 2022 Alice consegue il Diploma Accademico di primo livello (AFAM) in Regia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi Milano e Davide lavora come percussionista ed interprete nello spettacolo Karnival di Michela Lucenti/Balletto Civile. Dopo il diploma Alice inizia a lavorare come aiuto-regia nella prosa e nella lirica affiancando fra gli altri Serena Sinigaglia e Giovanni Ortoleva. Nel 2022 firma la regia di Funerale all’italiana, monologo ideato e scritto insieme all’attrice Benedetta Parisi che ha debuttato all’interno del Festival delle Colline Torinesi nel 2022. Alice è stata recentemente impegnata come dramaturg in Sorry for what di Giulia Spattini e ha curato la prima edizione del festival di teatro Under 30 Tutta la vita davanti – festival di teatro per vecchi del futuro all’interno di Fuori Luogo La Spezia. In quell’occasione ha presentato il primo studio di Gargantua e Pantagruele – cronache di uno spettacolo gigantesco scritto insieme alla drammaturga Elena Patacchini e con Davide fra gli interpreti. Davide collabora ad oggi con Enrico Casale nel progetto nazionale “Per Aspera ad Astra - Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”, ed ha appena concluso il percorso di alta formazione “Le parole del Corpo” di ERT Emilia-Romagna Teatri. Nel 2024 Alice lavorerà con Carmelo Rifici in qualità di regista assistente per il saggio degli allievi del Piccolo Teatro di Milano. Il percorso artistico condiviso di Alice e Davide ha portato nel 2023 alla creazione di Concerto fetido su quattro zampe, spettacolo selezionato Powered by REf 2023, in cui i due fratelli si incontrano per la prima volta da soli sul palco.