Applausi per Lady Marianna del Ring, e per le altre 'sedute a guardare il mare' (o la Vettabia, fa lo stesso)
14.10.2026
La citazione
Sì bene attendiamo a tenerci compagnia l’un l'altro;/ e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente;/ per compiere nel miglior modo questa fatica della vita.
George Bataille, in un pamphlet intitolato L’amicizia, scrive che «l’esistenza non si trova dove gli uomini si considerano isolatamente; essa comincia con le conversazioni, il riso condiviso, l’amicizia, l’erotismo; essa ha luogo solamente nel passaggio dall’uno all’altro» (1).
L’esistenza, potremmo dire, non si dà nell’Io, ma in quel congiungersi che permette il passaggio da un Io all’altro.
Il festival Convergenze della compagnia teatrale Kepler-452 (Enrico Baraldi, Nicola Borghesi e compagni), originando dallo sgomento per il presente – le guerre, lo spettro del nazismo, il sopraggiungere dell’apocalisse climatica – e dal terrore per il futuro, si propone di farsi territorio non solo dove esistere in senso batailliano, ma in cui mettere in pratica la lezione trasmessa dalla lotta del Collettivo di fabbrica GKN di Campi Bisenzio: stare insieme, unirsi, lottare.
In una parola: convergere.
La convergenza, come spiega Dario Salvetti (2), portavoce di quel collettivo toscano, è mobilitarsi «in sostegno anche di altre vertenze», è collegarsi «con le realtà del territorio», è «la partecipazione, la condivisione e il reciproco riconoscimento a partire dalle nostre diversità, che possono diventare patrimonio comune se c’è la volontà di farlo», è «superare le politiche di bandiera, le auto-referenzialità cercando di capire che siamo tutte e tutti sulla stessa barca» per non cadere nel «settarismo divisivo», è «costruire una comunità, un terreno comune, un unico fronte», è capire che nell’orrore del presente e nell’orizzonte apocalittico che ci aspetta, «nessuno si salva da solo» (“convergenze o barbarie!”, verrebbe da dire).
Convergere è unirsi con «tutte quelle realtà che hanno come obiettivo il cambiamento dei rapporti di forza nella società sono i nostri naturali alleati», «non è solo un concetto, è una pratica reale di vita e di lotta, un processo che alimentiamo quotidianamente assieme».
Convergere, mi permetto di aggiungere, è organizzare la diserzione della Storia.
Come ricordano i Kepler 452, citando lo stesso Salvetti, la pratica della convergenza si riassume nella proposizione: «scegliamoci dei buoni compagni di lotta e di vita e proviamoci a non vivere invano e a non morire soli».
Alcuni dei compagni di lotta e di vita scelti dai Kepler 452 si alterneranno in scena nel capoluogo emiliano: Niccolò Fettarappa, Sergi Casero Nieto, Dopolavoro Stadera, Caterina Marino, Dario Salvetti, Lisa Ferlazzo Natoli, Giorgia Linardi e Francesca Baccolini.
A ciò si aggiungono gli esiti di tre residenze commissionate per l’occasione: Matilde Vigna mandata a documentare la Riviera romagnola con la consulenza di Alex Giuzio; Davide Enia che, accompagnato da Agnese Doria, si è occupato dei cambiamenti nella città di Bologna; e Marco D’Agostin che, insieme ad Andrea Chiloiro, ha indagato lo spopolamento dell’appennino bolognese.
Il festival dei Kepler 452 sembra voler rispondere a una domanda antica quanto urgente: “E perché i teatri nel tempo della povertà?”. I teatri perché – dimostra la compagnia di Bologna – sono spazi di congiunzione e di convergenza, dove sospendere per un attimo il presente, immaginare nuovi mondi e sopravvivere in amicizia. O almeno dove provarci.
I teatri, allora, per dirla con Franco ‘Bifo’ Berardi sono «navicelle capaci di navigare sull’oceano del caos […] [e delle] zattere per tutti i profughi che si allontanano dalle terre bellicose e aride del capitalismo tardomoderno».
Le zattere, lo sappiamo, non promettono salvezza, ma in quel perimetro dove comincia l’esistenza, scegliendoci dei buoni compagni di lotta e di vita, si può non vivere invano, si può non morire soli.
NOTE SULLE CITAZIONI
1. Georges Bataille, L’amicizia, SE, Milano, 2015; p. 36.
2. Intervista a Dario Salvetti, «Il granello di sabbia» No. 48 (2022); p. 10.
3.Franco ‘Bifo’ Berardi, Felix. Narrazione dell’incontro con il pensiero di Guattari, cartografia visionaria del tempo che viene, Luca Sossella, Roma, 2001; p. 174.