Applausi per Lady Marianna del Ring, e per le altre 'sedute a guardare il mare' (o la Vettabia, fa lo stesso)
14.10.2026
Come ha scritto Anne Diaktine - inserendo 'Ici sont les Dragons' I e II ai primi posti nell’elenco di Libération sugli spettacoli non mancare alla ripresa autunnale -, è 'difficile trovare qualcosa di più attuale di questi due affreschi ideati sotto l’egida di Ariane Mnouchkine al Théâtre du Soleil, che affrontano entrambi le origini dei totalitarismi'.
La ripresa delle rappresentazioni di questa sorta di kolossal storico-politico, dal 30 settembre a Parigi negli spazi alla Cartoucherie di Vincennes, va segnalata con la dovuta enfasi, non solo perché parliamo di un lavoro eccezionale e ultimo di una figura magistrale della cultura europea.
'Ici sont les Dragons' costituisce in qualche modo anche un'altra lezione fondamentale sul teatro, di una delle ultime protagoniste della stagione della Rivoluzione Settanta, e mette molto bene in chiaro quale può e deve essere ancora la funzione culturale e politica di una disciplina artistica che altrimenti rischia di tracimare nell'intrattenimento.
Come noto, 'Ici sont les Dragons', nella prima parte, prova a ricostruire un filo rosso tra le luci e le ombre del periodo rivoluzionario, a indagare sulle radici dell’imperialismo russo, di un fenomeno che s'è dimostrato ancora in grado di mettere a soqquadro il mondo.
'La seconda parte, incentrata sul periodo 1918-1933', spiega ancora Diaktine su Libé, 'è uno spettacolo 'mondiale' proprio come esistono libri 'mondiali', a Parigi, a Berlino, a Mosca, a New York, a Londra. Un principio semplice: il testo e le situazioni provengono dagli archivi. Un intreccio complesso ma guidato dalla chiarezza, con sempre sullo sfondo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio 2022. Quali sono le radici di questa guerra? In che modo la follia imperiale frammenta e colpisce l’Europa nelle sue fondamenta?'
Una terza parte, che sarà anche l’ultimo spettacolo di Ariane Mnouchkine in qualità di direttrice del 'suo' Théâtre du Soleil, dovrebbe debuttare prima delle elezioni presidenziali francesi.
Dopo un primo assaggio nella primavera scorsa, ora torna in scena la 'Seconda epoca. Shock e menzogne 1918 - 1933', con un calendario articolato fino al 28 novembre, facilmente consultabile online.
Fortunamente per gli appassionati, non mancano alcune occasioni per poter vedere persino i due atti di 'Ici sont les Dragons' insieme. La rappresentazione integrale è annunciata per il sabato a ottobre (il 3, il 17 e il 31 ottobre) e ancora a novembre il 14 e il 28.
La scheda della II parte porta per titolo: 'Come la malizia dei malvagi fu rafforzata dalla debolezza dei virtuosi'. E presenta così il sintetico scenario di partenza: 'Nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale, si nutriva la profonda convinzione e la speranza quasi universale che la pace avrebbe regnato nel mondo. Questa aspirazione di tutti i popoli avrebbe potuto essere esaudita dal buon senso, dalla prudenza e dalla stabilità delle giuste convinzioni.
Gli alleati vittoriosi erano, all’epoca, onnipotenti, almeno di fronte ai nemici esterni. Dovevano tuttavia affrontare gravi difficoltà interne e risolvere molti enigmi di cui ignoravano la risposta.
Nel giro di un decennio, il numero dei giovani che avrebbero raggiunto l’età del servizio militare in Germania sarebbe stato il doppio di quello della Francia.
La Russia, devastata e scossa da convulsioni, stava assumendo una forma nuova e terrificante.
Lo smembramento affrettato dell’Impero austro-ungarico aveva lasciato un vuoto caotico. Un vuoto nel quale avanzava a grandi passi un folle dal genio feroce, il caporale Hitler.
Mentre tre o quattro potenti governi, agendo di concerto, avevano chiesto ai loro popoli i sacrifici più terribili, mentre questi popoli li avevano liberamente accettati per la causa comune e gli obiettivi tanto desiderati erano stati raggiunti, sarebbe sembrato ragionevole mantenere quell’unione concertata, affinché fossero preservati i frutti essenziali della vittoria.
Ma poiché la malvagità dei malvagi era rafforzata dalla debolezza dei virtuosi, i vincitori vissero di espedienti, giorno per giorno, da un’elezione all’altra, finché non fu abbandonata l’ultima salvaguardia di una pace duratura.
I crimini degli sconfitti trovarono così, non le loro giustificazioni, ma la loro origine e la loro spiegazione nelle follie dei vincitori.
Così parlava Winston Churchill'.
L'INTRODUZIONE DI ARIANE ALLE PROVE PER II EPOCA
Dico subito che, secondo me, la seconda parte si concluderà prima della Shoah.
Non prima dell’inizio della Shoah, cioè non prima delle leggi antiebraiche, non prima di tutto questo, ma prima dell’invenzione infernale della 'soluzione finale', dell’industrializzazione del massacro degli ebrei.
Quindi, per il momento, non ve ne parlerò subito.
Ma l’Holodomor, invece, ha luogo mentre, mentre quell’altro mostro feroce e vorace sta crescendo, mentre il piccolo Hitler finisce per camminare, correre, afferrare un bastone, poi un fucile, insomma ecco.
Quindi il nostro spettacolo è una treccia che si forma. So che alcuni vogliono dei confini, dei fili, delle cose precise… Li troveremo, ma abbiamo a che fare con un estuario, un immenso estuario umano, storico, planetario, in cui confluiscono tre grandi fiumi, due dei quali sono già rossi di sangue, e il fiume della democrazia è un po’ fangoso, ben lungi dall’essere esemplare, e allo stesso tempo, la nostra unica speranza.
E poi c’è un fiume tranquillo, anch’esso fangoso, dall’altra parte dell’Atlantico, che scorre così, e che segue il suo corso, o almeno così crede, senza essere influenzato da questo estuario, che è più intricato dello stesso Golfo del Bengala.
Una volta che avremo finito con Lenin, quando ricominceremo proprio dall’inizio?
Penso che dobbiamo guardare alla sua terribile morte e probabilmente c’è qualcosa negli occhi di Lenin, in quella foto terribile in cui è su quella sedia a rotelle e dove già lui è spento e ormai non riusciva più a parlare, ma muggiva.
Io penso, credo di sapere, credo di immaginare che muggisse parole di terrore di fronte a ciò che si lasciava alle spalle, per colpa sua.
E c’è il tranquillo, pesante - e direi taciturno - Stalin che è lì e ha tutte le carte in mano, con personaggi secondari, personaggi tuttosommato epifenomenici, come Trotsky.
Entrambi, Stalin e Hitler, sono capi mafiosi, ecco. Sono padrini al cui confronto, del resto, i padrini della mafia fanno la figura dei pesci piccoli. Ma comunque, è questa incredibile, incomparabile assenza di sentimento, di empatia umana.
Churchill ama l’umanità, crede in essa, ripone in essa la sua speranza, così come ha saputo sperare nel suo popolo e, in un certo senso, grazie a questa speranza, il popolo inglese è riuscito a tirarsi fuori dai guai, perché il popolo inglese avrebbe potuto diventare ancora più 'pétainista', filo-nazista.
Al suo interno c’erano dei sedicenti leader che non facevano altro che cercare di trascinare quel popolo verso la sottomissione, l’indifferenza, la vigliaccheria, il cinismo.
Quindi ecco, gli inglesi non sono né migliori né peggiori degli altri, ma hanno avuto questa straordinaria fortuna di abitare su un’isola, il che non era trascurabile, e di avere un ometto, un piccolo rossiccio che era un genio, bisogna dirlo.
Ma sono tutti e tre geniali, è questo il problema. È questo che dovremo capire: che Hitler… del resto Churchill lo dice molto bene in quello che vi chiederò di leggere, lo definisce il genio malvagio.
E Stalin, come Galia è la prima a dire, non era una persona qualsiasi, era un intellettuale. È proprio questo, è proprio questo anche il dramma. Per ora mi fermo qui'.