Beh, 'dove finisce il dolore' se non in una Santa Maria dei Miracoli?!? Appunti su una serata di danza speciale
20.05.2026
Nelle ultime gravi crisi internazionali il governo spagnolo a trazione socialista ha di fatto dettato all’Europa una linea di fermezza nei confronti di Trump e di Israele, che in qualche modo si staglia come una sorta di posizione di terzietà rispetto alla polarizzazione guerrafondaia. E così per parlare in positivo della necessità di uscire dal mondo delle contrapposizioni e d’immaginare i ‘Nuovi spazi del Noi’ democratico, viene invitato a questo LIFE un politologo come lo spagnolo Joan Subirats, che dei socialisti di Sanchez è un intellettuale di riferimento.
Se si guarda anche alle recenti elezioni comunali in Francia, a partire dal virtuoso caso Parigi, si può notare come Il partito socialista riesca ad insinuarsi faticosamente tra una feroce doppia polarizzazione politica, non solo della destra estrema contro un ipotetico blocco democratico ma anche di un centrosinistra perfettamente spaccato tra neo-insurrezionalisti alla Melenchon e realisti macroniani.
Nella capitale, addirittura, lo scontro che ha visto affermarsi Emmanuel Grégoire è il risultato di una corsa autonomista del PS contro l’inedita alleanza destra-centro, comprendente i conservatori e anche la Renaissance del Presidente, che sosteneva Rachida Dati. E’ interessante anche solo un accenno alla diversità radicale tra i due: Grégoire è un socialista nato nelle periferie che dichiarava di voler guardare primariamente all’educazione scolastica e civile; la gelida elegante ‘Miss Dior’ Dati, altresì detta ‘Rachida Barbie’, già inflessibile ministro di Sarkozy, è stata di recente chiamata da Macron al dicastero della Cultura, dove si è distinta per i pesantissimi tagli ai budget, scontrandosi con gli operatori di un mondo, dal teatro ai musei, che certo a Parigi è ancora davvero importante. S’aggiunga, per la cronaca, che Grégoire tatticamente ha puntato sul richiamo al sindaco socialista che nel 2001 riuscì finalmente a strappare Parigi ai conservatori, Bertrand Delanoë, più che sulla continuità con la prima cittadina uscente Anna Hidalgo, di cui pure era il vice.
In Italia, e a Milano in particolare, la tradizione socialista evoca ancora oggi l’automatismo di riferimento in negativo all’ondata politico-giudiziaria che non a caso, fin dal nome dell’inchiesta, Mani Pulite, pone un ‘pregiudizio di conferma’ addirittura etico. Così, oggi si fa persino fatica a inquadrare lucidamente il caso Parigi, piuttosto che una nuova possibile Europa alla spagnola, in nome di una rimozione storica. Comprensibile, ma forse troppo conseguente a una sorta di iper-moralismo dichiarato, che ha trovato indubitabilmente nella figura di Bettino Craxi il capro espiatorio (il complesso mediatico aveva adottato il leader soprannome emblematico affibbiato dal pm Di Pietro al leader socialista, ‘il Cinghialone’).
Eppure ha avuto un ruolo di prim’ordine nella politica italiana la tradizione che da Turati arriva ai cosiddetti autonomisti di Pietro Nenni post-1956 e via elencando: soprattutto ha lasciato un segno profondo nella Milano dello sviluppo industriale e anche nel dopoguerra. E’ Sandro Pertini che guida la Liberazione e il primo cittadino dal 1945, Antonio Greppi, nenniano di ferro, era chiamato ‘il sindaco dei poveri’: al punto che il protagonista del geniale ‘Miracolo a Milano’ - il film originale di De Sica e Zavattini, si badi bene, del 1951 - è un orfano ancora in divisa storica da Martinitt, ovvero di uno dei principali Istituti Comunali di Servizio alla Persona. Questo ente milanese, che comprende anche il Pio Albergo Trivulzio e le Stelline, insieme con le relative istituzioni delle case popolari, dei mezzi pubblici e di una diffusa rete culturale, sono stati le vere e proprie leve originali della politica socialista milanese, fino al 1992, garantendo mandati lunghi, quasi decennali, a sindaci come il partigiano ‘Iso’ Aldo Aniasi e ancora a Carlo Tognoli, che al PSI ha aderito dopo la svolta del 1956, infine all’ex socialdemocratico Paolo Pillitteri. E come a specchio di questa spiccata vocazione sociale e redistributiva, riformista e anti-sovietica, intorno al variegato mondo del Partito socialista, ancora nella migliore stagione craxiana, si potevano ritrovare i segni profondi di una cultura aperta e non monolitica, che comprendeva anche cattolici come il giornalista ucciso da Prima Linea Walter Tobagi piuttosto che tanti intellettuali laici e battitori liberi, come si nota anche solo sfogliando il catalogo storico della SugarCo di Massimo Pini. Nel branco del Cinghialone non c’erano soltanto animali selvatici e voraci.
Tornando al presente, per il dopo Sala a Milano s’intravede una curiosa battaglia, per ora tutta interna al centrosinistra, tra la continuità sostanziale attraverso una figura indipendente moderata e una sorta di tiepida discontinuità che guarda più a sinistra, vicino agli ultimi ex-comunisti. Tertium non datur, per ora, forse anche perché un ipotetico candidato di mezzo, alla parigina, dovrebbe rappresentare un vero ‘dopo’ con un richiamo alla tradizione socialista umanista della città, se non manifestare pure una forte sensibilità ecologica, ovvero in discontinuità radicale.
Quel che non riuscì nemmeno a Marx, che aveva mandato in Italia Engels per far fuori dall’Internazionale tutti i non comunisti materialisti e scientifici, che fossero riformisti, mazziniani o anarchici, si è poi realizzato fattivamente, dopo l’ondata iper-moralistica che ha travolto tutta questa tradizione socialista, nel complesso disposto di uno pseudo-liberismo efficientista e privatista. Di questo è stato alla fine espressione perfetta l’altro grande filone riformista, di stampo prevalentemente anglosassone, che ha avuto i due leader più importanti nel Clinton dei ‘Roaring 80’s’ e in Blair dei nuovi ruggenti Novanta. Guarda caso si ricorda sempre la stessa frase programmatica di Peter Mandelson, quand’era un punto di riferimento del New Labour: ‘noi siamo la sinistra che per la prima volta non ha niente contro i ricchi e l’arricchimento, anche esagerato’. Ecco, peraltro, che non suona strano che il nome di Mandelson sia balzato agli onori delle cronache come amico e frequentatore di Epstein, tanto quanto l’ex presidente americano che sventolava il vessillo della ‘crescita perpetua’…