Un po' più di realtà, per favore. E' ormai metà gennaio, il mondo è in fiamme e al teatro restano solo i sentimenti?!
12.01.2026
Dopo i grandi pacchi natalizi arriva sempre la Befana con il suo carico di piccoli apprezzatissimi regali. Se fosse Babbo Natale avremmo qualcosa da chiedere: semplicemente, nuove emozioni.
E così, invece di scimmiottare i grandi bilanci dell’anno, con i soliti ovvi titoli e nomi di protagonisti consolidati, come propongono puntualmente i giornaloni e i criticoni, è tempo di rivedere alcuni dei tanti preziosi doni che sono arrivati quasi in volo a Milano da un chissà dove fantastico, testimonianze di prim’ordine che c’è vita oltre le incensate e putroppo spesso insensate mega-produzioni dei teatri istituzionali.
Altre scene, per fortuna, sono possibili, e speriamo che, prima o poi, tutti possano condividere almeno questi tre regali. Così diversi ma così intimamente legati da un fondo artistico di verità.
1/ VERTIGINE DELLA LISTA - Si spendono spesso e volentieri severe parole contro il teatro d’intrattenimento, ma poi bisogna riconoscere che, quando qualcuno sul palco riesce nell’arduo compito di allestire una proposta teatrale con la levità di un divertissement, agli spettatori in poltrona risulta facile prenderci proprio gusto.
E’ stata la piacevole sorpresa di ‘vertigine della lista’, l’ultimo lavoro che un trio eccellente di attrici donne mature ma finto-sgangherate ‘adultescenti’ (Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli), riunite nella compagnia di Qui e Ora Residenza Teatrale, hanno allestito con l’Associazione Sosta Palmizi (da cui Giorgio Rossi ha curato la messa in scena e i movimenti coreografici, espressi soprattutto dalla figura di aiutante felino interpretata da Lorenzo De Simone).
Visto a Milano, tra il selezionato pubblico di Campo Teatrale, sala di zona Casoretto, il 14 dicembre, prima di un simpatico brindisi con taralli, l’adattamento decisamente libero del celebre saggio di Umberto Eco (firmato come dramaturg da Simona Gonella) si è rivelato agli spettatori come una sorta di specchio ironico e solo appena deformante di ambizioni, frustrazioni e incomprensioni che tutti affrontano.
Alla fine ciascuno riceveva una lettera con una lunga lista, vertiginosa davvero, che si apriva con ’13 volte al giorno in cui non trovo le chiavi della macchina’ per chiudersi, dopo cinque pagine, con un improbabile '2600, i rotoli di carta igienica comprati nella mia vita’.
Decisamente, alla lista veniva da aggiungere: 1 volta che ho visto queste strepitose ‘ragazzacce’ in scena, tornerei a rivederle molto volentieri.
2/ TALITA KUM - Presso un altro piccolo e pregevole indirizzo, il Teatro della Contraddizione, seminascosto in una piccola via in zona Porta Romana, in una serata di beneficienza è stato presentato un saggio di altissimo livello del cosiddetto ‘teatro di figura’, che vanta in Italia tante eccellenze, anche se risulta un po’ trascurato nei grandi circuiti.
Tra queste realtà di prim’ordine spicca - e non soltanto per l’insolito logo - Riserva Canini, una compagnia fondata tra Milano e Firenze, ormai più di vent’anni fa, da Marco Ferro e Valeria Sacco, freschi di diploma, nel 2002, alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.
Con il loro cavallo di battaglia ‘Talita Kum’ - creazione del 2012 già rappresentata in mezzo mondo - hanno letteralmente scaldato la platea, in una serata di fine novembre che segnava l’anticipazione dell’inverno, organizzata dall’associazione Van Ghè Ambulatorio d’arte, un gruppo di artisti multidisciplinari e volontari che si sono riuniti nei locali di un’infermeria per ‘coltivare pensieri e buone prassi che abilitino le persone all’accoglienza di un sistema mentale diverso, contribuendo all’abbattimento dello stigma e dei pregiudizi che circondano la sofferenza psichica’.
Con l’incantevole processo di trasformazione che Valeria Sacco interpreta gestendo in scena una marionetta al maschile, dove fino al colpo di scena non si riesce quasi a distinguere l’una dall’altro, si può dire che il contributo di riflessione sulla diversità e le apparenze di normalità sia stato più efficace di qualunque discorso.
3/ QUIVER, TRA FESTA E PROTESTA - Un fine settimana di richiamo ha chiuso, il 22 e il 23 novembre, la nuova edizione del Festival Exister negli ex magazzini di via Tertulliano a Milano dove ha sede la pregevole DanceHaus. Ad arricchire il programma la presentazione del nuovo ‘Quiver’, ultimo progetto di compagnia Sanspapié, allestito tra Italia e Turchia, con quattro performer di diverse nazionalità, dalla giovane ma ormai affermata coreografa Lara Guidetti.
Il sottotitolo di questo ‘Quiver’ esplicita il taglio: ‘tra festa e protesta’, e la presentazione non lascia spazio a dubbi: il lavoro ‘oscilla tra danza, azione e parola in uno spazio sospeso, stagnante, che non è solo luogo fisico, ma condizione esistenziale, in cui il ‘fremito’ del titolo scaturisce dallo scontro tra desiderio e inerzia forzata'.
'In un mondo in cui le merci sono libere e gli individui no - dopo oltre un anno di tentativi, i danzatori inizialmente selezionati su audizione non hanno potuto raggiungere l’Italia per motivi burocratici - Quiver si fa contro-movimento. La danza si trasforma in atto di insubordinazione sensibile che resiste alla mercificazione del gesto e del pensiero. Sullo sfondo il Mediterraneo, mare di miti, culture e rivolte che diviene matrice di questo fremito, tra gestualità popolari e principi della danza contemporanea, intrecciando ritmi, tensioni e memorie differenti’.
Ciò che colpisce ogni volta, dei lavori di Guidetti e Sanspapié, è l’energia con cui comunicano lo sforzo indiscutibile di conferire alla danza contemporanea un contenuto forte consonante con l’espressione dei corpi. Quell’energia che altrimenti si direbbe banalmente anche autenticità e che purtroppo è difficile ormai ritrovare a teatro, mentre si nota bene nelle esperienze alternative, e per così dire ‘di strada’. Di nuovo bravi, bravi e bravi.