Con l'attivatrice di iperstizioni che non sono metafore, 'lacasadargilla' torna a Caryl Churchill. E si presenta così

Da sinistra Caterina Carpio, Tania Garribba, Alice Palazzi e Arianna Gaudio in 'Escaped alone' (foto di Masiar Pasquali)

 Preso atto che Lisa Ferlazzo Natoli - di seguito soltanto LFN, con il massimo rispetto anche per l’acrostico -, rispondendo alla prima domanda della conferenza stampa di presentazione del nuovo spettacolo ‘Escaped alone’ da Caryl Churchill, ha dichiarato che non è poi proprio così vero che lacasadargilla (1) abbia maturato una certa predilezione per il teatro inglese contemporaneo, ché ormai lavora anche su testi di autori italiani…

 (1) lacasadargilla, ovvero la stessa LFN, il complice principe Alessandro Ferroni, di seguito AF come nel botta e risposta nel programma di sala, e in primis gli altri co-fondatori di questa bella compagnia, Alice Palazzi, che è anche attrice in scena, e Maddalena Parise, che cura soprattutto l’aspetto visivo e si guadagna un suo bel MP anche nell’intervista sul libretto online.

… ma altresì che la scelta caschi soltanto sulle opere che rispondono a due requisiti di fondo, la contemporaneità del contenuto e la non linearità della forma (ed è evidente che sia facile trovarle appunto pescando in quel certo teatro inglese che si dipana intorno al Royal Court di Londra, luogo istituzionale deputato all’innovazione e alla formazione di talenti della scrittura teatrale)…

 … ecco accettata la sfida, almeno sul piano della non scorrevolezza della cronaca, nella speranza che anche la piccola grande LFN trovi un minuto di tempo per gettare il suo sguardo deciso e severo su queste poche righe. 

 ‘Contemporaneamente’, nel mondo - tranquilli, sarà pressoché l’unica concessione al primo presupposto - si consumano le crisi armate dai vari Netanyahu, Putin e Trump, la cosiddetta Europa libera continua a tentennare e fa pure ancora così freddo che qualche homeless ci rimetterà la pelle...

Ma gli esami s’avvicinano e Lina sarà chiusa in teatro ad aggiustare gli ultimi dettagli e assistere finalmente, venerdì quando ormai sarà sera, alla prova generale filata di 75 minuti di ‘Escaped alone’, con seguito di nottata s’immagina travagliata dai dubbi e dai ripensamenti perfezionistici, appena appena stemperati forse da qualche uscita con quei quattro simpatici cagnolini che seguono lei e Alessandro ovunque, sempre che il dogsitter (un giovane studente turco alla pari) non li abbia portati già troppo in giro… 

 Dovrebbe mettere sempre una certa soggezione anche solo la storia del palcoscenico del Teatro Grassi di via Rovello a Milano (e qui ci vorrebbe ancora una parentesi annidata), nonostante nel caso abbia già portato tanta fortuna e applausi e premi, al precedente prodotto di LFN, AF, MP e lacasadargilla per il Piccolo, ‘Anatomia di un suicidio’ da Alice Birch .

(E' andata bene, solo forse appena un po' meno brillantemente, anche al progetto di poco successivo, che era invece ‘autoctono’ anche nei testi, intitolato ‘Il Ministero della Solitudine’, ancora della stagione con ERT Emilia Romagna Teatro, come i precedenti fortunati ‘When the rain stop falling’ da Andrew Bowell e il primo Churchill ‘L’amore nel cuore’, rappresentato con onore persino a Londra, in italiano, con i sottotitoli in inglese, come capiterà a maggio con questo ‘Escaped alone’).

 Tirato un primo bel sospiro di sollievo perché LFN con l’ensemble ha deciso di lasciare la cupa Birch sulla strada di Hollywood con quel presuntuosello film Oscar-oriented per Jennifer Lawrence, non si può dire granché di questo nuovo spettacolo senza incorrere nei detestabili spoiler.

Dall’andamento delle prevendite si nota che tanti s’accingono a vedere la nuova prodezza di questa pregiata ditta di manipolatori teatrali, considerati ormai quasi proverbialmente di ‘una maestria compositiva stupefacente’: del resto, non c’è nemmeno da ribadire il preciso valore indicativo, quasi ‘metaforico’, del logo scelto dal titolo di uno spettacolo del 2006, ‘La casa d’argilla’.

 Il virgolettato di cui sopra al ‘metaforico’ sta per l’informazione più stimolante fornita da AF, ‘il frangitore’ secondo la definizione oleario-logica affibbiatagli da LFN in apertura di conferenza stampa, subito dopo essersi mascherata con falsa modestia dietro al ruolo di signorina buonasera e smista-microfono del caso, nonché soprattutto dopo aver versato una lacrimuccia di cui bisognerà riparlare a breve. 

 Tornando alle parole del tritatutto di casa, AF ha raccontato di essere riuscito a carpire un consiglio diretto soltanto alla stessa Caryl Churchill, in un incontro con la drammaturga-mito durante il quale LFN incredibilmente è rimasta senza parole per la commozione - e dire che non solo è una tosta ma pure abituata a vedersela con i grandi…

 Prima del consiglio d’autrice, bisogna spiegare che in scena a ‘Escaped alone’ ci sono quattro signore vicine di casa che si riuniscono all’ora del tè, e il personaggio sopra le righe è la nuova arrivata Mrs.Jarrett (la Signora affidata a Tania Garribba, mentre le altre Sally, Vi e Lena sono interpretate da Caterina Carpio, Arianna Gaudio e Alice Palazzi).

Ed eccoci all’unica dritta proferita dalla bocca di Caryl: ‘non dovete assolutamente pensare che Mrs.Jarrett parli per metafore’. 

 Ora, considerando che questo personaggio è diversa dalle altre signore che s’incontrano aspettando la fine del mondo - o assistendo alla catastrofe stessa o riparlandone a caldo, chissà - e intromette nella conversazione frasi del genere definito enigmatico e persino squarci che si direbbero profetici, beh… la chiave di ‘non lettura’ intimata dalla Churchill agli adattatori italiani si direbbe proprio di un sapore meravigliosamente beckettiano. 

 Può forse voler dire: non c’è un bel niente da interpretare, è come se fosse arrivata finalmente Godot, parlando un po’ come Vladimir... Anche se qui, a ben vedere, siamo quasi a un nuovo ‘Finale di partita’ - e sarebbe così bello farci spiegare tutti questi nessi dalla dramaturg Margherita Mauro, che il teatro inglese l’ha studiato di persona a Londra, piuttosto che dalla traduttrice del testo Monica Capuani, che della Churchill si dichiara una vera fan.

Un'immagine di Masiar Paquali dalle prove di 'Escaped alone' al Piccolo Teatro Grassi

 A proposito di questioni di ammirazione al limite dell’entusiasmo, s’è sempre letto di tutto sulle varie ascendenze culturali di LFN e lacasadargilla: i critici più esperti hanno persino scomodato ‘l’influenza piuttosto evidente del teatro epico brechtiano’ (Enrico Fiore) e ovviamente di tutta la trafila di autori guru del teatro contemporaneo anglosassone.

Si loda sempre la capacità di aderenza al testo ma forse è stata notata invece ancora poco l’orma dell’impronta registica magistrale di Katie Mitchell, nominata giusto per l’adattamento del suo ‘Uno spettacolo per chi vive in tempi di estinzione’ del 2022, peraltro non così raccontato come agli dai media, dato che per motivi di dichiarata rigorosa coerenza ecologista lacasadargilla e il Piccolo Teatro lo hanno presentato giusto a Milano, senza portarlo nemmeno in tournée. 

 Va detto che viceversa, questo ‘Escaped alone’ segna un po’ una clamorosa retromarcia da un punto di vista del consumo energetico, non solo per l’ingombrante presenza in scena di un ‘ledwall’ semitrasparente, ma anche per la collazione di immagini del presente storico affidata all’Intelligenza Artificiale, chiamata per giorni e giorni a singolar disfida con le indicazioni di AF e MD.

'Lo schermo sarà quasi il quinto protagonista, una porta quantica' - dice AF - che proporrà il mondo di fuori, pubblicità fatte ad hoc e pure otto riprese originali di cieli del pomeriggio...

Ora, è vero che stando alle ultime difese d’ufficio delle onnipotenti Big Tech americane, i nuovi sistemi di AI consumerebbero di meno, molto di meno - garantisce Google, sic! - della televisione: ma qui c’è pure il ‘ledwall’, e poi si sa quanto le ricerche relative ai video siano davvero pesanti in termini di dispendio energetico, e lo ammettono gli stessi padroni del modello Gemini.

 Con ‘Escaped alone’ siamo ormai dunque all’apocalisse, oltre la fase d'extinction-rebellion, ma sono passati così pochi anni da quella bella lezioncina ecologista…

E poi, accidenti, ci sarebbe mancata giusto un’altra antologia di spezzoni da telegiornale della fine del mondo proiettati su grande schermo: la Fura del Baus ci campa da anni, forse da prima del video dei REM per ‘It’s the end of world as we know it’ (1987) e ha appena riproposto un montaggio incalzante di video delle tragedie contemporanee persino Marcos Morau per l’esordio da artista associato in Triennale Teatro con ‘Totentanz, Morgen ist die Frage’ di La Veronal.

 A proposito di danza contemporanea e dei ‘tempi estinzione’ che furono, risale a quell’esperienza de lacasadargilla la scelta d’introdurre, accanto ai creatori dell’ensemble, anche figure d’estrazione coreografica per la cura dei movimenti. In questo nuovo allestimento c’è stato un ruolo determinante di Marta Ciappina, che non a caso nei titoli in cartellone figura nientemeno che alla voce ‘drammaturgia del movimento’, mentre Marco D’Agostin, che curò da solo il movimento del precedente mitchelliano ‘Uno spettacolo…', stavolta entra al penultimo titolo con la curiosa dizione ‘accompagnamento alla ricerca’. 

 Il che, per giunta, si presta a saltare un attimo all’ultima informazione sulle belle iniziative collaterali di ‘Oltre la scena’ varate anche per questa produzione, quasi sussurrate alla conferenza stampa, con la voce più bassa del solito, dal Professor Direttore Claudio Longhi in versione quasi silenziosa, o forse soltanto un po’ influenzato e comunque nascosto dentro un insolito gilet color terra chiaro di piumino trapuntato, che spuntava da una giacca scura con sotto la sciarpa azzurra da regista, il tutto stavolta sfuggito all’armocromista… 

 Ci saranno vari appuntamenti informali pre-spettacolo con la compagnia, nonché un primo incontro che metterà a tema il teatro della Churchill, il 16 gennaio alle 18 al Chiostro Nina Vinchi, con studiose di livello universitario. E poi, soprattutto, un’intrigante serata sulle ‘Apocalissi (cosmiche) all’ora del tè’ che si terrà al Civico Planetario 'Ulrico Hoepli' di porta Venezia lunedì 19, alle 20.30, con l’astrofisico Fabio Peri nei panni del complice delle attrici di ‘Escaped alone’. E si spera proprio che sia un bis della magnifica presentazione che fece guarda caso con D’Agostin per il suo ‘Asteroide’.

 Ma veniamo, dunque, alla drammaturgia del movimento firmata da Marta Ciappina, retrocedendo al dunque anche della trasposizione italiana dello spettacolo. Bisogna ripartire da quella lacrima sul viso di LFN, esordio commovente involontario della conferenza stampa. Il turbamento manifesto si legava alla spiegazione che l’idea relativa all’adattamento di ‘Escaped alone’ era, se non ci fosse stato il frangitore AF a mettere fretta, già decisamente rimandata a quando lei stessa e le attrici dell’ensemble sarebbero entrate insieme anche nella terza età avanzata. 

 In effetti nel 2016 Caryl Churchill aveva scritto questo testo a poco meno di 80 anni, quando aveva praticamente deciso di ritirarsi a fare la nonna, e aveva pensato questo suo ‘Finale di partita’ per attrici sue coetanee, in tempi di crisi pesante della società londinese, alla vigilia della Brexit, in piena seconda bolla immobiliare.

Di fatto nemmeno a teatro è così semplice sostituire ‘lo scandalo della vecchiaia’ con quello della mezza età, come si legge nel programma di sala, anche se LFN considera le donne della sua generazione ‘portatrici di comuni paure, tabù, fragilità immense e paradossalmente oggi forse maggiori di quelle delle ottantenni’. 

 Ecco: LFN risulta nata nel 1972, giusto stando a una vecchia scheda del Teatro di Roma, e le attrici-complici sono di poco più giovani, nemmeno cinquantenni, nate su su per i Settanta fino al 1980. Per colmare un po’ la distanza dalle nonne di nonna Caryl, è stata determinante una tre giorni di full-immersion sul corpo, il movimento e l’età, tenuto apposta da una ballerina e coreografa come Marta Ciappina, che ha già una certa esperienza anche come formatrice. 

 Sembra che prima di tutto Ciappina abbia insegnato al cast a ‘vedere’ con il pensiero come saranno gli stessi gesti e le stesse movenze di tutti i giorni invecchiando, del resto il lavoro dell’attore prevede una sorta di diplopia tra vita e personaggio (a proposito di disturbi visivi, chissà perché a un certo punto indossano tutte pure degli occhialoni). 

 Peraltro nella lezioncina di prim’ordine impartita a stampa e addetti ai lavori alla presentazione, LFN ha fatto anche un po’ la parte di Adorno che litiga con Beckett sull’interpretazione di ‘Finale di partita’ e ha scucito un parolone abbastanza fresco di impiego come ‘iperstizioni’, delle quali sarebbe ‘attivatrice’ la benedetta signora Jarrett con le sette ‘visioni profetiche’ che scandiscono il racconto. 

 Un bel singolare concetto, cui non a caso ricorrono gli studiosi della comunicazione nel mondo di oggi, anche a proposito delle propagande fake dei vari troll putiniani, del Maga trumpiano e degli addetti all’hasbara di Satanhyau.

E per fortificarsi culturalmente in attesa di vedere lo spettacolo, la cartella stampa offriva anche un breve scritto aulico di Longhi, che muovendo dal filosofo studioso di letteratura Giuseppe Panella, e dalla sua idea di ‘distopia’ come negazione dell’utopia ma anche come descrizione di qualcosa che potrebbe esserci o purtroppo già c’è, ritornava addirittura all’originale tedesco di un concetto freudiano doc del 1919.

‘Dialogando anche con l’intelligenza artificiale, l’«intelligenza collettiva» di lacasadargilla esplora, dell’opera di Churchill, la divaricazione fra heimlich (domestico) e unheimlich (estraneo) restituendoci la forza di un ‘’perturbante’’ declinato al femminile e valorizzato dalla fusione di tragico e comico’.  

 Oh, yeah! Letto tutto ciò tra virgolette e corsivi, con il tranquillizzante seguito di citazione del ritornello dei REM di cui sopra, e digerito pure lo spaesamento culturale da iperstizioni (nonostante LFN, prima di girarsi assetata verso il buffet, abbia cortesemente indicato al cronista la strada per Manchester), non ci resta che proporre tante scuse per la non linearità e l’impertinenza di queste notarelle a margine.

Sperando - per la soddisfazione di tutti gli spettatori appassionati e dei tanti fans de lacasadargilla - che LFN possa ancora tranquillamente confrontare il mondo di fuori e il suo sofisticato prodotto artigianale da ‘Escaped alone’, rispondendo ai Milord lamentosi di turno, con amorevole orgoglio, ‘…mon pantalon, non pantalon!’ (2). 

Un'altra foto di scena di Masiar Pasquali alle prove di 'Escaped alone', con una falsa pubblicità immobiliare sul grande ledwall

(2) A un certo punto di ‘Finale di partita’, Nagg il padre bussa al bidone della spazzatura accanto per tirar su il morale alla moglie Nell raccontando la solita storiella. ‘Sentila ancora. (Voce di narratore) Un inglese... (fa una faccia da inglese, riprende la propria espressione)... avendo bisogno d'urgenza di un paio di pantaloni a righe per le feste dell'anno nuovo, va dal suo sarto che gli prende le misure. (Voce del sarto) «Ecco fatto, ritorni tra quattro giorni, saranno pronti». Bene. Quattro giorni dopo. (Voce del sarto) «Sorry, torni tra otto giorni, ho sbagliato il fondo». Bene, d'accordo, il fondo non è una cosa semplice. Otto giorni dopo. (Voce del sarto) «Desolato, ritorni tra dieci giorni, ho sballato il cavallo». Bene, d'accordo, il cavallo è una cosa delicata. Dieci giorni dopo. (Voce del sarto) «Spiacente, torni tra quindici giorni, l'apertura è venuta male». Bene, effettivamente una bella apertura pone dei problemi. (Pausa. Voce normale) La racconto male. (Pausa. Avvilito) Racconto questa storiella sempre peggio. (Pausa. Voce di narratore) Insomma, per farla breve, un giorno dopo l'altro, arriva la Santa Pasqua e sbaglia le bottoniere. (Faccia, poi voce del cliente) «Goddam, sir, ma dove andiamo a finire, è una cosa indecente, ci sono dei limiti! In sei giorni, ha capito, in sei giorni Dio ha fatto il mondo. Proprio così, egregio signore, il mondo! E lei non è stato capace di fare unpaio di pantaloni in tre mesi!» (Voce del sarto, scandalizzato) «Ma Milord! Ma Milord! Guardi... (gesto di disprezzo, con disgusto)... il mondo... (pausa)... e guardi... (gesto amorevole, con orgoglio)... i miei pantaloni!».

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