Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
Marzia Gallo ha conosciuto Francisca Gonzàlez in Cile e ha deciso che la sua storia andava raccontata. Buenas Tardes Senora Presidenta - portato in scena da Francisca nel conviviale 'Hug bistrot' di Nolo in occasione dell'ultimo FringeMI - è scritto dall'interprete stessa Marzia Gallo e Teresa Vila, prodotto da Officine Meraki (Menti ragionevolmente kiassose), una giovane realtà creativa del Grossetano.
Francisca Gonzàlez si presenta: è una sociologa e vive a Santiago del Cile. Buon pomeriggio, ci dice. Il pomeriggio è quando, in quel momento dopo pranzo, non succede niente. Quando tutti dormono e le donne, immerse in quella luce pomeridiana tanto calda, possono parlare di niente. Che bella la luce del pomeriggio.
Immaginiamo quindi di essere immerse anche noi in questo pomeriggio, un po’ giallo e un po’ tondo, come le immagini che scorrono dietro Francisca: un ventilatore rotondo, un pallone, un fiore, un frutto, un sole. Francisca sembra incinta, anzi, è sicuramente incinta, poi non lo è più, poi urla, poi si zittisce. Il suo bambino sta dormendo, poi non sta più dormendo, poi la chiama urlante. Francisca non riesce a tenere il filo. Respira, si scusa, ricomincia.
Che cosa significa essere una donna, nata e cresciuta in Cile dagli anni Ottanta?
In Cile, nel 1989, durante la dittatura di Pinochet e anche grazie al sostegno della chiesa cattolica, l’aborto fu reso totalmente illegale. Le donne hanno continuato clandestinamente ad abortire, come hanno sempre fatto quando questo diritto fondamentale era loro negato.
Per secoli le donne hanno messo a rischio la loro salute, la loro vita, assumendo farmaci come il misoprostolo, venduto clandestinamente soprattutto negli ultimi anni senza alcuna supervisione e certificazione.
Fino al 2017 in Cile non vi era alcuna eccezione per abortire: né per motivi di salute della gestante, né in caso di malformazioni fetali e nemmeno in caso di stupro.
Sentiamo molte voci urlare, cantare e unirsi in coro. Sono le voci delle attiviste di Ni una menos, il movimento femminista nato in Argentina nel 2015.
Le donne cominciano a urlare il loro dissenso e la marea verde si diffonde per tutta l’America Latina prima, e poi per tutto il mondo. Il fazzoletto verde, portato durante le marce delle donne, diventa un simbolo, un’icona di questa lotta. Il verde rappresenta la speranza: la speranza delle donne di poter esercitare autodeterminazione e sovranità sul proprio corpo.
Buenas tardes senora presidenta! Recita con la voce spezzata Francisca.
Si rivolge a Michelle Bachelet, presidentessa del Cile dal 2006 al 2010 e dal 2014 al 2018.
È nel 2017 che Bachelet sancisce una svolta storica per il paese. Sostiene il disegno di legge, approvato dal parlamento il 2 agosto 2017, che ha garantito alle donne di abortire in caso di gravidanza a rischio, in caso di effetti congeniti nel feto che portano alla morte e in caso di stupro.
Come in moltissimi paesi dove l’aborto è legale e regolamentato, è regolamentata anche la presenza di obiettori di coscienza all’interno delle strutture sanitarie dove le donne dovrebbero poter abortire in sicurezza. In almeno 3 ospedali pubblici del Paese, il 100% degli ostetrici e delle ostetriche si dichiara obiettore. La percentuale aumenta quando si tratta di interruzione di gravidanza legata a violenza sessuale.
Francisca ha un figlio. Un’altra figlia è morta dieci giorni dopo essere nata: lei e il suo compagno avevano scoperto, a seguito di un controllo, che aveva una malformazione cardiaca rara. Era troppo tardi. Ha dovuto partorire la sua bambina e poi vederla morire.
Rimane di nuovo incinta. Lei e il suo compagno sono felici, sentono di avere un’altra possibilità. Un’ecografia rivela che il feto è affetto da una condizione incompatibile con la vita. Non è pronta a vivere ancora la morte di un figlio. Ora non è troppo tardi. Decide di abortire e si reca in ospedale.
Scopre che quello che dovrebbe essere un diritto garantito dalla legge in realtà non è proprio un diritto. Insomma, si sa. I diritti, soprattutto quelli che riguardano il corpo delle donne, sono sempre un po’ mobili, non così fermi, non così rigidi, non così scolpiti, come si dice, nella pietra. La legge è uguale per tutti, appunto. Mica per tutte.
Francisca, dopo l’umiliazione subita e le accuse di essere un’assassina, si reca in una clinica privata. Qui, con un sorriso, le permettono di esercitare il diritto che dovrebbe esserle garantito. Questo diritto le verrebbe a costare circa 4000 dollari. Ma quanto ci costano questi diritti?
Se la legge è uguale per tutti, di certo non è uguale per tutte le tasche. Le leggi sono forti con i deboli e deboli con i forti. I suoi genitori la aiutano, così può mettere finalmente fine a questa battaglia. E se non avesse avuto quei soldi? Se fosse stata sola? Che cosa succede quando non puoi decidere sul tuo corpo, quando una gravidanza ti viene imposta?
Questo accade anche in Italia, dove l’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza è teoricamente sempre garantito. A livello nazionale, però, la percentuale di obiettori di coscienza si è attestata al 57,1 % nel 2025. Nel 2024, attraverso la modifica di un decreto PNRR approvato alla camera e voluto dal governo Meloni si consente alle Regioni di finanziare e coinvolgere nei consultori associazioni del Terzo Settore con esperienza nel supporto alla maternità.
Detto non in legalese, questo significa che il decreto permette alle associazione anti abortiste di entrare nei consultori, luoghi che dovrebbero tutelare le scelte delle donne, per fare invece propaganda pro-vita e convincere le donne a non abortire. Molte di queste associazioni non garantiscono un aiuto concreto nei confronti della gestante, piuttosto tendono a esercitare violenza psicologica affinché la donna decida di non abortire, il tutto per motivi ideologici, non certo filantropici o empatici.
Il Ministero della Salute non ha ancora pubblicato una relazione con il dato nazionale definitivo per il 2025, quindi non possiamo sapere quante donne abbiano potuto effettivamente esercitare il loro diritto di interrompere volontariamente la gravidanza.
Nella sala tiriamo tutte un bel sospiro, non certo di sollievo.
Le donne sembrano vivere una vita parallela. Una vita parallela su binari molto più frammentati, a volte interrotti, a volte poco sicuri. Una vita che tutti gli altri non capiscono, che non possono comprendere, provare.
Mi chiedo sempre: quando mai è esistita una legge che regolamentasse il controllo sul corpo dell’uomo? Quando qualcuna ha pensato che potesse decidere per un uomo? Quando un uomo ha messo a rischio la sua vita per concepirne un’altra? La risposta è mai. E mai accadrà.
Il piano politico e quello esistenziale si mescolano qui, a dimostrarci che oltre le parole, i decreti e la propaganda, ci sono donne che lottano ogni giorno della loro vita.
Questo spettacolo è lotta. Per tutte. Per chi non ha la possibilità di mantenere un figlio, per chi ha subito una violenza, per chi mette a rischio la propria salute, per chi non si sente ancora pronta, per chi, un figlio, non lo vuole. Per tutte.
Grazie a Francisca Gonzàlez, grazie a Marzia Gallo, grazie a Teresa Vila.