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Vienna consacra Łukasz Twarkowski come nuovo genio del teatro totale e il suo ‘Rohtko’ come l'evento FoMO degli anni Venti

‘Rohtko’ ultimo atto (foto di Artūrs Pavlovs)
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La notte infinita di Atene

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 ‘E’ attualmente il regista europeo per eccellenza in ascesa nel teatro a livello mondiale’: non senza una certa enfasi, la Fondazione Onassis, che è pur sempre una delle istituzioni culturali più importanti d’Europa, vanta così ufficialmente le credenziali del nuovo artista associato allo Stegi di Atene Łukasz Twarkowski.

 Dal 13 al 15 giugno Twarkowski ha allestito al Terra Vibe Park di Malakasa, classica sede ‘distaccata’ di concerti ad Atene, il suo kolossal ‘Respublika’, 360 minuti tondi tondi, in lituano, russo e inglese (con sottotitoli in greco e in inglese), ai quali ha fatto seguito per l’intera nottata prefestiva un dj set.

 Già leggere la scheda ufficiale di questo evento sul sito onassis.org è tutto un programma. ‘Un'esperienza performativa immersiva senza precedenti, che confonde i confini tra cinema, teatro e rave party, si svolge oltre i confini dei luoghi tradizionali e dura fino all'alba nei campi di Malakasa. All'interno di un'installazione che ricorda un set cinematografico, sono presenti saune, piste da ballo, angoli per la ristorazione e salotti. Qui, pubblico e artisti si uniscono in un esperimento di coesistenza di 6 ore, immersi nei suoni e nelle danze della cultura rave’. 

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Ancora nel paese di Utopia

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 ‘Respublika’ è definito un ‘mockumentary’ (vedi oltre) che costruisce un futuro utopico del teatro e della società al presente. ‘Forse un giorno saremo tutti liberi e uguali, ballando fino all'alba - e se non per sempre, almeno per sei ore di fila’. 

 Lo spettacolo è stato prodotto al Lithuanian National Drama Theatre in collaborazione con l'Istituto polacco di Vilnius, l'Istituto Adam Mickiewicz e il Kammerspiele di Monaco, che hanno consentito al regista di preparare questo singolare esperimento sociale teatrale per settimane, nelle foreste della Lituania.

 Come spiega la giornalista polacca Maria Slawinska: ‘La storia procede a vari livello, mentre in scena si crea un’esperienza altrettanto multistrato. E’ ispirata al filo storico della Repubblica di Pavlov fondata nel XIX secolo all'interno dei confini della Repubblica di Polonia, non lontano da Vilnius. Molti temi s’intersecano comunque intorno alla natura delle comunità controculturali - gli hippy, la comunità della musica techno, la minoranza Amish. Gli spettatori (o meglio, i partecipanti), mentre si riuniscono per questo evento ambiguo, prendono parte a un tentativo di costruire la propria comunità in uno spazio specifico, in una serata specifica’.

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Milo Rau s'inchina: 'Magnifico!'

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 Polacco d’origine e di formazione, poco più che quarantenne, da qualche stagione Twarkowski si è messo in luce come creatore di spettacoli grandiosi, prodotti nei teatri dell’Est Europa che fu comunista piuttosto che della Germania post-capitalista, quasi tutti con con il contributo e l’avvallo di istituzioni culturali della Polonia. 

 Il più noto è quello sull’arte intitolato ‘Rohtko’, che ha suscitato l’entusiasmo convinto del pubblico dovunque sia stato rappresentato ed ha colto la critica talmente di sorpresa che si sono sprecate definizioni come ‘indimenticabile’ variamente declinato: i greci della Onassis ne parlano come dell’evento teatrale ‘FoMO’ (Fear of Missing Out) di questi anni.    

 Non per caso, il nuovo direttore della rassegna Wiener Festwochen, il regista-guru di NTGent Milo Rau, ha scelto ‘Rohtko’ - pur già rappresentato in varie piazze europee di prim’ordine, da Parigi a Monaco e a Milano - come evento di chiusura, il 21-22-23 giugno. E lo ha lanciato senza mezzi termini: ‘Magnificent theatre in the finale!’. 

 E dire, tra l’altro, che nelle presentazioni fatte fino ad oggi, Twarkowski ha dichiarato che la spinta decisiva per fare questo spettacolo gli è venuta da un’arrabbiatura dopo la visita alla mostra viennese del ’22 su Rothko al Kunsthistorisches Museum, in uno spazio che secondo il regista mortificava l’essenzialità poetica del pittore lettone-americano…  

Da 'Rohtko' (foto di Artūrs Pavlovs): il pittore è interpretato da Juris Bartkevičs del Dailes teātris di Riga
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Orizzonte fisica quantistica

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 Ormai abituato a lavorare in mezza Europa alternando all’inglese un francese altrettanto fluente, Twarkowski è arrivato a Milano a metà maggio, su invito del direttore del Piccolo Teatro Claudio Longhi - ancora grazie, Professore! - per il festival Presente Indicativo.

E' stato l’indiscusso protagonista anche degli eventi a margine della rassegna, con una breve master-class e un incontro con il pubblico in cui ha mostrato anche le sue eccezionali giovialità e autoironia. 

 Ha annunciato di stare lavorando a un prossimo progetto grandioso, di una trilogia scientifica interamente dedicata alla fisica quantistica e ispirata dalla lettura del cult di Benjamín Labatut ‘Quando abbiamo smesso di capire il mondo’.

Ed è questo tipo di scelte che sorprende e rende unico il teatro di Twarkowski, già in fase di progetto e di scrittura, che il regista in parte demanda a un drammaturgo (in molti casi la bravissima scrittrice polacca Anka Herbut), dopo aver condiviso a lungo il progetto con la compagnia di attori con cui di volta in volta lavora. 

 Tutte le scelte di contenuto si sposano perfettamente con il piano del linguaggio, ‘dove l’esplorazione dei limiti della tecnologia e dei nuovi media nell'ambito delle arti performative’, come recita ancora il sito di Fondazione Onassis,’ ispira il tenore della sua opera registica al genere del mockumentary: costruisce cioè opere d'arte che, pur non essendo mai accadute, vengono trattate come eventi reali’.

La citazione

 All’inizio, quando non mancavano quelli che mi dicevano: ‘ma il tuo non è teatro’, lo prendevo come un complimento. Il teatro è da sempre in continua evoluzione ed è assolutamente imprevedibile il risultato dei mutamenti. L’unica certezza che ho è che, in qualche modo, il teatro sopravviverà: soprattutto in quest’epoca di così veloce sviluppo tecnico ce n’è bisogno più che mai.

di Łukasz Twarkowski
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Ma che diavolo di teatro è questo?!

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 La verità che sorprende tutti gli spettatori, in primis gli addetti ai lavori che non sanno nemmeno come affrontare questo vero e proprio nuovo genere di teatro, è la perfetta sincronia degli elementi sul palcoscenico, con un gioco a incastri delle scenografie strepitoso, con un uso della luce e della musica quasi da rave party, un impiego d’immagini video riprese in diretta di livello cinematografico, un ritmo drammaturgico incalzante, un continuo alternarsi di fiction e realtà, tutto al servizio di un’idea forte di contenuto (nel caso di ‘Rohtko’ l’arte, l'idea occindentale del falso e le nuove frontiere del virtuale, i cosiddetti NFT).

 E’ anche un teatro di forte impegno e significato: Twarkowski finora sembra aver seguito il filo rosso della critica feroce agli assetti del turbo-capitalismo finanziario. Fa da perfetto pendant un’attenzione estrema e dichiarata alla parità di classe nel teatro, tra i tecnici in scena, che infatti sono i primi a sfilare nel giro degli applausi, e il vero e proprio cast artistico.

 In sostanza, con Twarkowski si è di fronte a quella che potrebbe essere una nuova svolta radicale, una sorta di post-teatro totale, ovvero di rifondazione del teatro con l’uso di mezzi del cinema, della televisione, delle performance, degli happening e via elencando. E’ un passo avanti rispetto sia ai maestri della scena post-drammatica sia ai migliori sviluppi del teatro impegnato, che si poneva come una sorta di nuova epica alla Brecht.

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Solo attori di livello altissimo

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 Assolutamente strepitosi, in ogni caso, appaiono anche soltanto i momenti di teatro-teatro che Twarkowski non rinuncia certo a proporre all’interno delle sue ardite costruzioni multi-mediali.

In ‘Rohtko’ il livello della recitazione è davvero da brividi, gli attori entrano ed escono dai personaggi con la massima naturalezza. Gran parte sono della compagnia del Dailes teātris di Riga, uno dei più importanti nell’area baltica, che dalla Lettonia fa da capofila della produzione di questo capolavoro sul grande artista di casa naturalizzato americano. 

 Vale il ticket anche soltanto una delle scene chiavi di confronto tra il grande pittore ormai in piena depressione e la moglie altrettanto provata dalla vita, interpretati da due attori di grande mestiere come Juris Bartkevičs e la deliziosa Vita Vārpiņa, con il raddoppio in diretta sullo schermo di una proiezione cinematografica in bianco e nero. 

 E’ persino ingiusto far torto a qualcuno dei componenti del cast artistico di ‘Rohtko’, tutti perfettamente a registro con quella che in Italia si direbbe una sotto-recitazione di livello internazionale. Va notato anche come si siamo amalgamati perfettamente ai lettoni pure gli attori polacchi del teatro di Opole, che co-produce, persino una primadonna affascinante e già abbastanza nota come Katarzyna Osipuk

L'attrice del Dailes di Riga Vita Vārpiņa (foto di Artūrs Kondrāts)
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Sperando che resti se stesso

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A questo punto l'unico problema, dopo un successo internazionale del genere, è che Twarkowski non si monti troppo la testa. Per fortuna, non sembra il tipo ego+ego+ego, alla Jan Fabre dei tempi d'oro, a giudicare almeno da come si è presentato a Milano, rapportandosi con educazione a tutti gli interlocutori, simpatico, disponibile e aperto, persino a regalare autografi...

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