Convergenze di sguardi diversi sulla realtà, con tre 'restituzioni' stellari al nuovo festival di Bologna
07.07.2026
Ci sono tanti motivi per festeggiare questa 56esima edizione di Santarcangelo Festival, che inizia venerdì 3 luglio 2026, a Santarcangelo di Romagna ma con diverse puntate anche nei dintorni, per terminare domenica 12 luglio.
E non è solo la consistenza dell’evento a fare sempre una certa impressione: per 10 giorni il borgo medievale si trasforma in una cittadina-festival dalla spiccata caratura internazionale, con più di una trentina performance per oltre 100 repliche, 8 concerti dal vivo, 10 dj set, 5 incontri pubblici e 7 workshop (vedi oltre il comunicato e vedi il ricco articolato programma sul sito).
E’ soprattutto la capacità di ‘resistere, resistere, resistere’ che questa iniziativa mostra, oggi e com’è già successo più volte in passato, a farne quella che, nel linguaggio volgare del nostro mondo idolatrico del dio-marketing, si definirebbe un’eccellenza italiana.
Del resto l'Emilia-Romagna, e in particolare alcune aree, non vantano soltanto piccoli grandi distretti industriali di peso internazionale, ma anche presenze di rilievo nella cultura (se parliamo di teatro ci limitiamo a citare la bottega di Romeo Castellucci).
Così, essendo di fatto storicamente un luogo della cultura progressista radicale, Santarcangelo Festival può anche essere visto come una piattaforma politica viva e cogente, che indica a chi di dovere quanto sia importante uscire dal chiuso degli incontri verticistici e alzare lo sguardo ad un autentico confronto partecipato con l’altro, facendo crescere ogni proposta in modo aperto.
Questa edizione sarà la quinta e l’ultima diretta dal drammaturgo e critico polacco Tomasz Kireńczuk che certamente ha voluto mantenere anche quest’anno - pur senza rinunciare ai temi d’ordine per così dire politici generali esplicitati nel titolo deep pressures - un segno forte d’apertura alla cultura queer sulla scia di quanto si era già intravisto nel quinquennio precedente di Silvia Bottiroli (anche lei ‘eccellenza’ italiana, oggi alla guida di una delle più importanti rassegne europee, il Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles).
In procinto di passare a Vienna come direttore artistico di brut Wien dove ogni marzo si tiene anche il festival imagetanz, sempre profilato sulle nuove tendenze internazionali, Kireńczuk saluta con questa semplice dichiarazione programmatica, di quelle che farebbe piacere poter ascoltare anche in altre più blasonate nostre istituzioni teatrali.
‘Mi piace pensare a questa edizione come a un momento di respiro comune. Un momento di rottura, pausa, presenza e intensità, dove incontrare prospettive diverse con cui pensare la contemporaneità e il futuro. Un futuro che ritrovi forza nella diversità e che non la escluda.
Credo che un Festival come quello di Santarcangelo abbia un ruolo pubblico importante: interrogare le nostre abitudini, porre dubbi dove abbiamo troppe sicurezze.
Viviamo in un momento storico attraversato da profonde incertezze: guerre come quella in Ucraina, genocidi come quello a Gaza, estinzioni di specie ed ecocidi sempre più evidenti. Viviamo in un mondo in cui la pressione economica e politica influisce sempre più sul nostro modo di relazionarsi, in cui spesso costruire muri e creare distanze è la soluzione sistemica più accettata.
Attraverso le pratiche sviluppate dalle artiste e dagli artisti invitati al Festival, attraverso la prossimità che l’esperienza performativa crea, vogliamo rendere visibile che questa non è l’unica strada, che non siamo prive e privi di risposte. Che corporeità, respiro, vicinanza, attenzione, movimento e resistenza hanno una potenzialità trasformativa.
Mi fa inoltre piacere pensare a questa edizione come alla chiusura di un ciclo avviato nel 2021, quando ho iniziato la bellissima esperienza a Santarcangelo. La ricerca fatta su prospettive femministe, queer, ecologiste, anti-razziste e decoloniali torna anche in questa edizione; ci aiuta a creare un luogo di condivisione e vicinanza che va oltre gli spazi pubblici che il Festival abita.
Spero che questa sensazione di prossimità, solidarietà e apertura permeerà anche questi dieci giorni, così come accaduto negli anni in cui abbiamo potuto prenderci cura di Santarcangelo Festival’.
UN ASSAGGIO DEL PROGRAMMA
Con il titolo deep pressures il Festival riflette sulle pressioni che permeano il mondo di oggi, pressioni che arrivano da un contesto politico sempre più complesso, da società sempre più divise e un’emergenza climatica sempre più evidente.
Santarcangelo Festival porta queste domande nello spazio pubblico, facendo della città un luogo di incontro in cui le pratiche artistiche dialogano con il territorio e con le comunità, aprendo nuove possibilità di lettura del nostro tempo.
Il Festival dunque vive come cuore del proprio universo performativo Piazza Ganganelli, palcoscenico di performance, concerti a ingresso gratuito e luogo di convivialità e incontri, grazie alla presenza del ristorante temporaneo Centro Festival, e del pop-up bar Bisonte.
Gli spettacoli in Piazza Ganganelli saranno inaugurati da Wojciech Grudzinski con BOW (3, 4 e 5 luglio, ore 22.00). L’artista prosegue la sua ricerca sulla natura dell’inchino, concentrandosi sulle dinamiche di potere tra audience e performer.
Il 10 luglio (ore 22.00) andrà in scena BSTRD di Katerina Andreou, performance solista che mette in discussione l’idea di purezza identitaria e celebra la forza dell’ibridazione.
L’11 (ore 22.30) e 12 luglio (ore 22.00) Mélissa Guex, insieme ad Alberto Malo e Louis Schild, porta in piazza LOUD GOODBYE, una performance-concerto per basso, batteria e performer che intreccia musica e coreografia in una pratica collettiva dell’ascolto.
Sempre in piazza si svolgeranno 8 concerti dal vivo (ore 20.45) di musica alternativa e indipendente curati da Alex Pieri Monogawa. Il 3 luglio aprirà la lista BAKIR, trio dai suoni ibridi e melodie mediorientali, in seguito il 4 luglio, sarà il turno di LIN, direttamente da Berlino, fonde elettronica loop, synth, batteria, chitarra, voce, muovendosi tra electro, ambient e pop alternativo. Il 5 luglio il cantautore Davide Amati, originario di Santarcangelo, attraversa jazz, rock e psichedelia.
A metà Festival, lunedì 6 luglio, a partire dalle 18.00 in Piazza Ganganelli sarà possibile partecipare al block party Acido Domingo x Santarcangelo Festival, organizzato da Nécessaire di Rimini: strade chiuse al traffico, street food, cocktail bar, soundsystem per un vero e proprio dancefloor a cielo aperto.
Proseguendo, nella seconda settimana di Festival, mercoledì 8 luglio si esibirà a nice noise: il gruppo guidato da Adele Altro presenta un progetto che unisce composizione, improvvisazione e ricerca timbrica. In seguito giovedì 9 luglio i FusaiFusa, trio formatosi a Bologna che intreccia suoni, pratiche e strumenti provenienti da diverse parti del Mediterraneo e dell’Africa subsahariana, spaziando dall’afrobeat all’elettronica.
Il 10 luglio animerà la piazza La Yegros, esponente dell’electro cumbia, performer e cantautrice argentina riconoscibile per la sua capacità di mixare tradizione popolare e nuove tendenze.
Sabato 11 luglio, Laila Al Habash, cantautrice italo-palestinese e tra le voci più originali del nuovo cantautorato italiano, porterà sul palco il suo nuovo album, Tempo, in cui il rapporto ansioso con il tempo viene raccontato attraverso sonorità e lingue diverse.
Infine il 12 luglio Matu Mati y Hierba Mala: una collaborazione che fonde la musica tradizionale sudamericana con cumbia, hip hop e tanto altro.
L’altro centro del Festival, quello notturno, Imbosco, risponde all’esigenza sempre più sentita di creare contesti in cui pubblico, performer, operatori e operatrici possano sostare, respirare e ritrovarsi, Imbosco prende parte alle azioni di SPA Festival – progetto sostenuto da Creative Europe, in partnership con il centro di produzione Bunker di Lubiana e il Festival Homo Novus di Riga – proponendo un dopofestival che mette al centro l’ascolto e la lentezza.
L’interesse verso pratiche femministe ed ecologie queer è al centro delle proposte delle artiste, artisti e collettivi chiamati a curare lo spazio: Bunny Dakota, Dragana Bar by KEM, Krzysztof Bagiński, Michał Chrul e Parini Secondo.
Lo spazio scenico del Festival sconfina i limiti del comune di Santarcangelo abbracciando altre tre località. Il Festival torna a San Marino, portando negli spazi del Tiro a volo (7 luglio) la performance del KMs OF RESISTANCE in cui il coreografo e performer marocchino Mehdi Dahkan esplora l’atto primario del respiro come forma di resistenza e attivazione dell’azione collettiva.
I boschi di Mondaino forniranno lo sfondo e l’energia necessaria a Undersang (10, 11, 12 luglio), del coreografo Harald Beharie. Pensato come esperienza collettiva, il lavoro si sviluppa come un rituale condiviso tra performer e pubblico, in cui canto, ritmo e presenza costruiscono uno spazio di relazione con il paesaggio.
Presso L'arboreto - Teatro Dimora di Mondaino andrà inoltre in scena la prova aperta di Madeleine, nuovo lavoro di Stefania Tansini: un affondo sul ricordo che si ispira alla famosa madeleine proustiana.
Il Teatro Galli di Rimini (9 luglio) ospiterà When I Saw the Sea un lavoro potente che intreccia danza, musica e canto per raccontare le vite delle lavoratrici domestiche migranti in Libano e gridare al mondo il sistema della kafala, tra sfruttamento, esilio e desiderio di libertà. L’evento è realizzato in collaborazione con la Sagra Musicale Malatestiana.
Sempre a Rimini, il 9 luglio, presso Casa Madiba sarà possibile vedere [ÒDIO], un film-documentario creato da Motus su un testo collettivo per una riflessione sulla violenza imperante oggi, un’indagine con giovani di diverse nazionalità e background culturali che va a completare la lunga ricerca di Motus sul romanzo “Frankenstein”.
Si conferma inoltre il Teatro Petrella di Longiano che ospiterà Homem Novo dell’artista mozambicano Yuck Miranda (in scena con doppia replica il 5 luglio), Welcome To My Jungle, un rituale contemporaneo in cui la musica apre l’accesso a uno stato di trance e riattiva una memoria corporea profonda (9, 10 e 11 luglio).
Sempre al Petrella andrà in scena Nulla di ciò che forma un corpo, un lavoro a partire da Romeo and Juliet di William Shakespeare (7 luglio), esito del laboratorio Let’s Revolution! a cura di Teatro Patalò.
A Santarcangelo, oltre agli spazi del ITSE Molari, di C’entro Supercinema e del Teatro Lavatoio, tornerà a vivere la suggestiva distesa del Parco Baden Powell che ospiterà le performance: Fey, il nuovo lavoro di Violetta Cottini (7 e 8 luglio), DAMN! di Tea And (10, 11 e 12 luglio) e KMs OF RESISTANCE di Mehdi Dahkan (3, 4 e 5 luglio).
Sempre a Santarcangelo, il Ristorante Albergo Zaghini metterà a disposizione una camera per la performance STANZA di Gaetano Palermo e Michele Petrosino. Dal 7 al 12 luglio il pubblico è invitato a entrare una persona per volta nell’installazione. Il progetto è sostenuto da blOOm network per creazioni one-on-one.
Il programma del Festival si arricchisce della presenza di 5 talk a ingresso gratuito presso il giardino del MUSAS. Una serie di incontri e momenti di confronto con gli artisti e le artiste ospitati al Festival: The Politics of Breathing (4 luglio) è un invito a riflettere su come i corpi, i movimenti e le pratiche artistiche possano aprire spazi di relazione, resistenza e trasformazione; Practicing Resistance (5 luglio) su cosa sia oggi la resistenza e su come le pratiche artistiche possano diventare uno spazio per interrogare il presente.
Shouting, Sweating, Resisting (10 luglio) sui temi della ritualità e ripetizione come forme non lineari di memoria e riattivazione; Bodies of Liberation / Practices of Defence (11 luglio) per interrogarsi sulle potenzialità delle arti performative come campo aperto di negoziazione tra corpi, linguaggi e immaginazioni diverse.
A concludere il calendario dei talk, il 9 luglio si farà un punto su FONDO, un network per la creatività emergente creato quattro anni fa. Il talk sarà un’occasione per riflettere sul possibile ruolo che le istituzioni culturali possano assumere per costruire condizioni più eque, durature e sicure per il lavoro artistico.
Un’occasione imperdibile per incontrare artiste e artisti protagonisti del Festival, saranno i workshop: sette appuntamenti creati dai performer e pensati come occasioni di condivisione delle proprie pratiche.
L’esplorazione del movimento a partire dal proprio percorso è al centro dei workshop destinati a un pubblico non professionista. Marah Haj Hussein e Nur Garabli (4 luglio, ore 11) Agnietė Lisičkinaitė e Igor Shugaleev (5 luglio, ore 10.00), Jana Jacuka con il suo workshop Disobeying voice (7 luglio, ore 17.00) How to be cute and how to be awkward? di Wojciech Grudzinski (9 luglio ore 18.00), Ndoho Ange (10 luglio, ore 17.00) e Martín Soria (12 luglio ore 18.00), offrono al pubblico occasioni di sperimentazione e confronto diretto con i processi creativi che hanno portato alla creazione delle loro opere.
L’11 luglio (ore 18.00) sarà inoltre possibile partecipare a dance or what else di Lucas Lagomarsino: un laboratorio che indaga all’interno del processo della danza, quali elementi entrano in gioco nell’esecuzione e cosa cambia quando praticata di fronte ad altri.
(dal comunicato stampa)