Norvegesi bianchi, ugandesi nere, argentini barocchi e gazawi rock, tutti i corpi in scena a Rovereto dal 3 settembre

La compagnia ugandese Batalo east in 'Nambi' della coreografa Nabaggala Lilian Maximillian

 Per la grande ripresa di settembre, appuntamento dal 3 al 13 settembre a Rovereto, con la 45ma edizione di Oriente Occidente Dance Festival: come recita con giusto orgoglio il comunicato ufficiale, ‘oltre dieci giorni di programmazione nei teatri, nelle piazze, nei musei, negli spazi non convenzionali della città per circa 40 eventi che coinvolgono 17 compagnie da altrettanti Paesi del mondo’

 Tema della rassegna, dopo un ricco percorso dedicato ai Mediterranei, il ritorno dei corpi. ‘Quelli trascurati, meno rappresentati. Quelli assenti. E che in questa assenza ritrovano il valore di esserci’.

 Con un ricchissimo contorno di iniziative culturali e di eventi diffusi, il nucleo forte di Rovereto resta comunque quello della danza contemporanea, dove questa piccola città trentina si è ritagliata un ruolo internazionale di tutto rispetto, ospitando le compagnie più rappresentative e promuovendo sempre nuovi protagonisti della scena. 

 Nel programma articolato in vari filoni spiccano sicuramente alcune proposte della sezione Radici, prima tra tutte ‘Nambi. The African Shieldmaidens’ della compagnia ugandese Batalo east guidata dalla coreografa Nabaggala Lilian Maximillian, un lavoro che celebra la forza delle donne africane che hanno sfidato i tradizionali ruoli di genere per proteggere le loro comunità e le loro terre (il 10 settembre, alle 20.30, al Teatro Zandonai). 

 E prima ancora di presentare un nuovo lavoro sulla tradizione argentina intrecciata alla cultura barocca, ‘Último Helecho’, François Chaignaud torna a Rovereto con un ‘Récital’ su Isadora Duncan (11 settembre, ore 18 e ore 21, al Mart), portando poi in anteprima questa sua ultima opera che sarà tra i titoli clou di Biennale Dance Lyon, firmata insieme con la regista Nina Laisné e Nadia Larcher, cantante, compositrice e autrice di spicco della scena musicale folk e sperimentale di Buenos Aires (12 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai). 

 Attinge al sapere, all’arte e alle origini di Frida Kahlo (che sarà tra l’altro al centro di una delle più attese mostre d’arte del 2026,  a Londra) Sofia Nappi, nuova artista associata di Oriente Occidente, che con ‘The Fridas’ invita due straordinari interpreti a sfidare le convenzioni sul maschile e si lascia ispirare da Le due Frida, celebre quadro dell’artista messicana che esprime in modo chiaro la moltitudine delle sue identità rendendo questa possibilità universale (12 settembre, ore 19.30 e ore 21, al Mart).  

 Ma Oriente Occidente è davvero tutto un programma, dall’apertura militante il 3 settembre (ore 18.30 nel cortile dell’Oratorio Rosmini) con ‘The defiant heart beat of Gaza’affidata ai palestinesi di Radio Gaza, un progetto artistico che unisce talenti di Gaza (Watar Band, Abu Joury e il cantante Moneim Adwan) che ‘reinterpretano la tradizione musicale palestinese, fondendo elementi tradizionali come l’oud e il bouzouki con la chitarra elettrica, percussioni ancestrali e ritmi hip-hop, infondendo alle loro canzoni l’energia del rock e la forza dell’attivismo’.

 Di notevole interesse, tra le altre belle proposte, il 6 settembre (ore 20, Teatro Zandonai), ‘Monument 0.10: The Living Monument’, ultimo lavoro di Eszter Salamon per la compagnia nazionale norvegese Carte Blanche, per la prima volta in Italia. ‘Quattordici interpreti danno corpo a una creazione visionaria che mette in discussione il significato di monumento come una materia dura, immutabile e celebrativa’.

 Attesa anche la prima di ‘A PARK + Tuonelan’ di Yoko Omori, artista associata a Oriente Occidente, che torna al Festival con una serata composta da un nuovo solo in cui è in scena e dal suo primo lavoro di gruppo per cinque interpreti, tra cui lei stessa, ispirato al repertorio classico con movimenti contemporanei e richiami alla street-dance.

Ci saranno poi vari eventi speciali, tra cui un Laboratorio dei La Veronal e la presenza dell’immancabile Marcos Morau, che del resto qui è un po’ di casa da quando non era ancora un personaggio di rilievo internazionale. Tutte le info sono online nel sito ufficiale.

Dal nuovo spettacolo di Eszter Salamon per Carte Blanche (foto di Oystein Haara)

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