Un po' più di realtà, per favore. E' ormai metà gennaio, il mondo è in fiamme e al teatro restano solo i sentimenti?!
12.01.2026
Nella testa degli appassionati, in vista dell’anno nuovo, ci sono soltanto tre generi d’appuntamento e si chiamano: festival, festival e festival. Roma Europa Festival, con la sua ricchezza e articolazione, dominerà di nuovo il panorama dell’offerta internazionale in Italia.
In autunno è attesa anche la ripresa di VIE a Emilia Romagna Teatro che sarà il primo vero banco di prova della nuova condirezione tutta al femminile di ERT, dato che le stesse Natalia Di Iorio ed Elena Di Gioia hanno dichiarato di scegliersi un ‘orizzonte programmatico di cura, qualità e internazionalizzazione’.
A Milano, più modestamente, molti sperano in un terzo grande Presente Indicativo, anche se il programma annunciato dal Piccolo Teatro non pare così esaltante: un doppio appuntamento con Tiago Rodrigues, la prima di ‘Oracle’ di Łukasz Twarkowski (su Alan Turing e l’intelligenza artificiale), un pugno di novità degli artisti associati, tra cui vari italiani neo-promossi.
Ci si accontenta sapendo di ritrovare almeno un nuovo FOG, in Triennale Teatro, sempre all’altezza delle aspettative. E i più impegnati si preparano a gustare la seconda edizione di Life, il festival d’attualità artistica e politica organizzato da Zona K.
Anzi c’è persino chi ha cominciato a regalare l’abbonamento al buio ‘Secret Life!’: 3 spettacoli a scelta per 33,50€, a inizio marzo si saprà quali potranno essere, ci si attende un orizzonte di temi forti, dalle guerre alle contrapposizioni ideologiche.
Chi se lo può permettere, anche soltanto per la conoscenza delle lingue, punta alle prime incursioni nel mondo germanofono, dove già ad aprile è in agenda l’interessante FIND del prestigioso Schaubühne berlinese.
Seguiranno poi nell'estate i vari appuntamenti viennesi di grande richiamo, le Festwochen ‘rivoluzionarie’ di Milo Rau e la fondamentale rassegna d’Impuls Tanz.
Quest’anno, peraltro, il festival della nuova drammaturgia di Berlino si segnala anche per la notevole presenza come ospiti di alcuni grandi maestri. Ci saranno ovviamente varie novità internazionali davvero intriganti, tra le quali un lavoro dell’attore e regista emergente brasiliano Clayton Nascimento, gli spettacoli sofisticati e radicalmente innovativi dei norvegesi Goksøyr & Martens e Kjersti Horn, oltre che ‘A place of safety’ dei nostri Kepler-452.
E poi, soprattutto, splendono i nomi del canadese Robert Lepage (che con l’ensemble berlinese ha messo in scena due stagioni fa una bizzarra pièce d’improvvisazioni dal titolo ‘Glaube, Geld, Krieg und Liebe’, ovvero Fede, Denaro, Guerra e Amore) e dell’inglese Katie Mitchell, che sarà l’ospite speciale di questo prossimo festival berlinese edizione 2026.
E’ una grande donna di teatro, la Mitchell: nonostante lo straordinario successo ormai trentennale rimane più che mai pure un faro luminoso di innovazione e ricerca, al Royal Court di Londra (dove ha appena portato in scena lo strepitoso ‘Cow|Deer’, pièce ecologista e animalista senza parole, e sta preparando un nuovissimo ‘Bluets’) e pure per lo stesso Schaubühne, per cui nel 2019 aveva riadattato il nuovo ‘Orlando’ queer di Alice Birch.
Tra l’altro si considera che sia stata la prima regista teatrale a portare in scena le telecamere per le riprese dal vivo, dando il via a una scelta di linguaggio multi-mediale poi variamente e ampiamente ripetuta in mezzo mondo.
Mitchell ha appena annunciato con un’intervista la decisione di abbandonare tutti i lavori di routine che la impegnavano sulla scena operistica, in polemica con il maschilismo ancora imperante nei teatri lirici. Così ora più che mai potrà meglio concentrarsi ad affrontare le nuove sfide.
Prima tra tutte l’adattamento teatrale del romanzo sperimentale ‘Bluets’ di Maggie Nelson (autrice di culto americana di San Francisco, classe 1973), che l’editore italiano Nottetempo presenta come un diario lirico e filosofico che muove dall’amore per il colore blu (1).
Affidato alla riscrittura di Margaret Perry - una giovane drammaturga d’origine irlandese affermatasi nel 2023 con il suo lavoro di satira femminista ’Paradise now!’ al Bush Theatre - ‘Blues’ s’annuncia come un vero e proprio ibrido anche nel linguaggio teatrale, almeno così suggerisce la scheda: ‘la voce narrativa dell’autrice sarà interpretata in scena da tre diversi attori per creare un ritratto polifonico della sfortunata ossessione per il colore blu con i mezzi del film e del radiodramma dal vivo’.
A proposito di piccole ibridazioni nostrane, invece, si notano per risonanza di notorietà le nomine del coreografo Marcos Morau a direttore artistico di Rovereto danza, di Luigi De Angelis Noah (regista di Fanny&Alexander pluripremiato e ben noto) alla guida del Festival di Santarcangelo dal 2026 al 2029 e della nuova star teatrale Federica Rosellini alla condirezione del Festival delle colline torinesi dalla prossima edizione.
Del resto è stata l’istituzione pubblica più importante, la Biennale di Venezia, a dare il ‘la’, con la scelta di William Dafoe per la rassegna del teatro, alla ricerca del nome notiziabile come direttore di festival: a proposito, che cosa s’inventeranno quest’anno, dal 7 al 21 giugno, l’attore hollywoodiano e i suoi consulenti?
NOTA 1: METTI UN DIARIO POETICO IN UN SAGGIO
Dalla scheda dell'editore italiano di 'Bluets'
"E se cominciassi dicendo che mi sono innamorata di un colore?" Così Maggie Nelson avvia la sua esplorazione lirica, filosofica e inesorabilmente sincera di un momento di profonda angoscia personale, rifratta attraverso il blu. Nel ricostruire l'ossessione di tutta una vita per questo colore - il suo sguardo che sempre lo cerca, i suoi sogni popolati di figure intrise d'azzurro - ecco che le sfumature e i significati di blu, come un prisma, le restituiscono tutte le sfaccettature del suo dolore per la fine di una relazione e per la sofferenza di un'amica quadriplegica. La scrittura rifiuta i rassicuranti pudori e interroga la depressione, il sentimento del sacro, l'abuso di alcol e il desiderio, dialogando con famose "figure in blu", tra cui Joni Mitchell, Billie Holiday, Ykes Klein, Leonard Cohen e Andy Warhol. Viscerale e spirituale, oracolare e trasparente, Bluets è un capolavoro di grazia e innovazione letteraria.