Un po' più di realtà, per favore. E' ormai metà gennaio, il mondo è in fiamme e al teatro restano solo i sentimenti?!
12.01.2026
Nei giorni favolosi che precedono il lungo Natale dei teatri milanesi, già tutti infiocchettati di balletti e marionette e musical a tema, fa notizia l’irruzione dell’attualità ‘in direzione ostinata e contraria’, con un tutto esaurito da capogiro per ‘A place of safety’ di Kepler-452 al Piccolo Teatro.
E non c’è stato nemmeno bisogno della vittoria, il 15 dicembre, del premio che deve il prestigio residuale al nome del fondatore Franco Quadri. Non c’erano più posti già da molti giorni per Nicola Borghesi e compagni allo Studio Melato, nè nella piccola platea, ovviamente, e neppure nella scomode gallerie, nemmeno in abbaino, lassù in un caldo quasi soffocante.
E dire che sulla carta ci stanno 406 spettatori tondi tondi, nell’ex teatro Fossati che Giorgio Strehler fece ristrutturare a modello del Du Bouffes du Nord di Peter Brook, per avere una sala dichiaratamente più artistica e sperimentale.
In questi giorni a Milano, che è poi la città di Emergency - l’organizzazione umanitaria che è stata con Sea Watch uno dei punti di riferimento dello spettacolo dei kepleriani sui drammi del Mediterraneo -, tra gli appassionati si nota il tam-tam dei disperati messaggi a caccia di un ultimo impossibile ticket, sperando magari nella rinuncia di qualcuno all’ultimo minuto.
Occhio e croce si potrà parlare anche di record al botteghino, se in sei giorni - oltretutto non particolarmente favorevoli per la frequentazione dei teatri - i Kepler-452 e compagni producono quasi 2mila 500 biglietti venduti, allo Studio Melato.
Forse, anche per la dimensione scenografica dello spettacolo, sarebbe stato meglio trovare altre date buone per il palcoscenico kolossal del Teatro Strehler, che peraltro in questi giorni è pure rigorosamente tutto esaurito per la favola bella, 'Prima del Temporale', del Grande Vecchio Umberto Orsini (non pensate nemmeno di trovare un buco per ‘Lo schiaccianoci’ dell’Accademia della Scala al Piccolo Grassi, niente di niente, doppia rappresentazione di sabato inclusa).
Benissimo che riprenda a funzionare a dovere anche il teatro d’intrattenimento di qualità, ma va pure notato che negli stessi giorni dei Kepler-452, fino a domenica 21 dicembre, si può cogliere un’altra bella occasione d’incontro con una proposta più viva e attuale, davvero incardinata nel presente storico, al Teatro Fontana.
Si tratta di ‘Mare di ruggine - La favola dell’Ilva’ di e con Antimo Casertano, coraggioso progetto della Compagnia Teatro Insania che riunisce l’aut-attore alla compagna Daniela Ioia, protagonista anche in scena con un ruolo di primo piano.
Parliamo di un teatro-teatro, non di un teatro di realtà fatto con la realtà, ma di una costruzione narrativa a tratti davvero godibile, con toni quasi da musical, nonostante il tema e i drammi personali che racconta.
Per evitare spoiler e sintetizzare al massimo, si nota una cura notevole dei dettagli, oltre appunto alla scelta delle musiche e dalle composizioni originali di Paky Di Maio, dalla scenografia d’impatto firmata da Flaviano Barbarisi al cupo disegno delle luci di Paco Summonte. Gli attori (oltre ad Antimo e Daniela, ci sono Luigi Credendino e Francesca De Nicolais) recitano con convinzione vari ruoli, schiettamente senza microfoni e ben aiutati per le diverse caratterizzazioni dai costumi di Pina Sorrentino.
Il racconto, nonostante l'ambizione storica che copre un centinaio di anni in meno di un'ora di mezzo, fila via molto bene, con alcuni picchi politici sorprendenti e peraltro molto divertenti, dei quali meglio non bruciare nulla.
Come recita la scheda ufficiale, è 'uno spettacolo che attraversa la vita di cinque generazioni di operai dello stabilimento Ex-Ilva di Bagnoli. Una favola che favola non è. In ‘Mare di ruggine’ un padre racconta al figlio una storia che attraversa cinque generazioni: quella della propria famiglia e dello stabilimento Ex Ilva di Bagnoli, simbolo della trasformazione industriale in Italia. Il racconto parte da Napoli, ma si estende fino a Taranto, Genova e Piombino, tracciando una geografia emotiva e politica che riguarda tutti noi'.
'Lo spettacolo è un viaggio teatrale tra memoria collettiva e identità operaia, tra lotte sindacali, de-industrializzazione e ferite sociali lasciate dal tempo. ‘Mare di ruggine’ dà voce a una generazione che ha creduto nella fabbrica come promessa di riscatto e si rivolge alle nuove generazioni, affinché possano immaginare un futuro diverso, libero dai mostri del passato’.
E’ da notare anche la vicenda specifica di questo ‘Mare di ruggine’ che Antimo Casertano ha raccontato dopo la prima rappresentazione milanese, in un interessante talk di approfondimento, con tanto di due relatori universitari, che il Teatro Fontana ha organizzato previa gentile distribuzione di lattine di ottima birra del Rurale di Desio.
‘Mare di ruggine’ nasce un po’ dalle radici personali di Antimo, che è un ragazzo di Bagnoli, e arriva a diventare un testo teatrale in epoca Covid, dopo un lavoro di ricerca, vincendo i primi riconoscimenti sulla carta nel 2022, così poi da trovare modo di trasformarsi da una sorta di lettura a un vero e proprio spettacolo con sette attori nel 2025.
Porta a casa subito il premio della critica ANCT come miglior spettacolo ma fatica a sopravvivere nel consueto sistema (im)produttivo italiano dello spettacolo, e viene poi ripreso in edizione ridotta quando Casertano e Ioia fondano la Compagnia per produrselo.
Ora, non parliamo certo di due asceti da sale minori, ma di due attori paradossalmente già abbastanza famosi per i vari ruoli nelle fiction televisive: prima di arrivare a Milano, si sono seduti come ospiti addirittura di Raiuno, in un talk pomeridiano per celebrità, e hanno anche pubblicizzato l’appuntamento a teatro.
Non è che questo abbia garantito il pienone, si sa che tra televisione popolare e teatro di qualità l’interscambio è oggi abbastanza complesso, i bei tempi che furono del grande Orsini non si ripetono certo ancora allo stesso modo.
Anzi, si può dire che i casi fortunati di doppio successo si riducono a pochissimi nomi, nonostante i teatri italiani si ostinino a seguire una linea di soggezione-dipendenza dalla tv sia in termini di personaggi sia purtroppo a volte di scelte di contenuto e di stile.
Per fortuna non è questo certo il caso di ‘Mare di ruggine’, che non solo per il contenuto si rivela poi uno spettacolo di qualità, contemporaneo sì, ma tutt’altro che furbo o televisivo, anzi molto teatrale nel senso classico.
Una bella chicca che il nuovo Teatro Fontana, dopo aver festeggiato anche il debutto con successo de ‘La città dei vivi’ dal libro di Nicola La Gioia, regala a pochi giorni dal Natale, prima di dare appuntamento agli appassionati per una seconda parte del cartellone di stagione che si preannuncia interessante e vivace, con varie incursioni nel presente e un taglio anche generazionalmente più fresco.