Di Leoni e matrimoni, di sponsor e proclami, di sovranisti e azionisti: note a margine di Biennale Teatro 2026

'Ho qualcosa da dirvi' (1988) uno degli ultimi autoritratti di Tadeusz Kantor in mostra a Venezia

 Dopo la meraviglia del teatro Mugen Noh nella versione di Satoshi Miyagi, è stata la cerimonia dei Leoni a imprimere un certo slancio alla Biennale Teatro 2026. La premiazione ha segnato anche un bel punto in favore dell’immagine personale del DirAttore Willem Dafoe

 Ha ricevuto un elogio aperto, per la sua passione di spettatore, da parte di un’insolitamente buona e pacata Emma Dante, più che meritato Leone d’Oro alla carriera. Dafoe si è mostrato di nuovo commosso, un po’ come all’inaugurazione della mostra del ‘suo’ Bob Wilson, seguendo con partecipazione l’emozionante racconto di ringraziamento ai genitori di Mario Banushi

 Il più giovane Leone d’Argento ha voluto sottolineare quanto il suo percorso incarni una straordinaria storia di riscatto sociale, quella dei più poveri migranti albanesi dei primi anni Novanta. E alla fine il DirAttore si è prestato a fare da cavaliere persino per le foto ricordo alla mamma dell’artista, che era senza il marito, dal quale ha divorziato anni fa. Bisogna aggiungere che, peraltro, Dafoe risulta sempre cordialmente disponibile con i fans che lo bloccano per il regolare rito del selfie.

 A proposito di belle sorprese, anche chi ha avuto già più di un’occasione d’incrociare Mario Banushi ai vari festival precedenti dove è stato invitato, in tutt’Europa, ha potuto apprezzare finalmente la vivace comitiva greco-albanese che si è portato dietro alla cerimonia per il Leone d’Argento. 

 Sono arrivati tutti una ventina di minuti prima all’ingresso di Ca’ Giustinian, e nelle calli intorno del sestriere San Marco sono stati scambiati per il classico gruppo diretto a un matrimonio: si notava per prima una signora in bianco (si scoprirà poi essere la mamma dell’artista) seguita da un’ancella con grande mazzo di fiori.

L’intera compagnia era ‘vestita a nozze’ con le donne in lungo, la cantante nera di ‘Ragada’ in splendido afro-folk, la protagonista giovane in rosso con spacco e scollatura mozzafiato, le altre due attrici in total-black, e un amico addirittura in smocking da cerimonia giallo shocking. 

 Hanno fatto un tifo sfegatato e alla fine sono stati chiamati tutti insieme gioiosamente sul palco dal festeggiato. Tra parentesi molti, a cominciare dal manager dell'artista, si sono presentati con la chiave-spilletta simbolo della Nabka palestinese.

Si noti anche che, nel settore Banushi, a destra in sala delle Colonne, si potevano distinguere, anche per l’upgrade snob-chic del look, i rappresentanti delle varie Fondazioni Cartier per l’art contemporain, Onassis di Atene, Triennale di Milano, Grec di Barcellona e via elencando.  

Foto ricordo del gruppo di famiglia e amici di Banushi in Ca' Giustinian per la cerimonia dei Leoni: accanto alla mamma di Mario, un gioviale Willem Dafoe

 Vanno studiati con attenzione i segnali dei trust industriali e culturali del cosiddetto ‘luxury’, in definitiva Kering e LVHM sono tra i pochi 'Re del Mondo' con base in Europa. La scelta di Cartier di co-produrre l’intera trilogia del ‘Romance familiare’ di Mario Banushi per Biennale Teatro potrebbe indicare una tendenza. 

 Che un certo post-teatro performativo, di cui Banushi è la stella più giovane nel firmamento europeo, possa del resto richiamare il grande pubblico degli eventi artistici o d'architettura, lo dimostra anche la fila che si forma al padiglione austriaco ai Giardini, in Biennale Arte, per la performance ‘Sea World Venice’ curata da Florentina Holzinger, di cui s’è tanto parlato per la donna-batacchio nella campana. 

 Di formazione coreografa e poi regista per Volksbune a Berlino, Holzinger è ormai anche un ‘artistar’ della scuderia dell’iper-gallerista Thaddeus Ropac e i critici d’arte le riconoscono lo statuto di erede post-moderna e post-femminista dell'azionismo viennese, movimento a cui s’ispira apertamente.

In effetti, dopo la dissacrante opera ‘Sancta’, ha fatto molto parlare con il suo ‘Pfingstspiel’ (Gioco di Pentecoste) di nove ore al castello di Prinzendorf an der Zaya, sede legata al celebre azionista Hermann Nitsch

 Peccato soltanto che, lavorando Holzinger sempre così sul limite del ‘nudo e crudo’, nonché della sfida critica alla religione cattolica, in Italia finora quasi nessun teatro ha osato riprendere i suoi lavori, e dire che peraltro sono distribuiti da neonlobster, dove ai vertici lavora l’italiana Giulia Messia

 A proposito di figure apicali nel mondo del teatro artistico, scadono i mandati biennali ai direttori di Teatro e Danza. Il Presidente Pietrangelo Buttafuoco - che ama ormai mostrare la sua indipendenza dagli ex amici di Fratelli d’Italia, al punto di presentarsi alla cerimonia con Beatrice Venezi accanto - potrebbe quasi per dispetto conferire un tocco di ‘sovranismo’ e ‘meritocrazia’, di quelli che Giorgia Meloni & Co hanno finora soprattutto promesso.

 Non avrebbe che l’imbarazzo della scelta, e magari potrebbe pure far tenere un regolare e trasparente confronto di programmi tra candidati. Ci sono due italiane, per esempio, ai vertici di vicine rassegne d’altissimo livello come il Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles e il Festival d’Automne a Parigi, per non dire sempre di quel pugno di ottimi direttori, davvero indipendenti e fuori dai giochetti del demi-monde dominante. 

 Per esempio, molti degli artisti internazionali che sono stati premiati con i Leoni negli ultimi anni, o che sono stati poi invitati a Venezia, sono stati scoperti e lanciati da FOG di Triennale Teatro. Ma ci sono pure belle realtà di provincia che, come I Teatri di Reggio Emilia, vantano un’ invidiabile apertura al mondo.  

 Bisogna del resto considerare che le ultime Biennali Teatro che hanno lasciato un segno profondo, per coerenza editoriale e per reale incisività formativa, sono state quelle dirette da Antonio Latella. Anche per la Danza non mancherebbero, da Bolzano a Torino, manager italiani che hanno già dimostrato di saper confezionare festival di peso e scoprire talenti. 

Purtroppo di 'Futuro nazionale' all'orizzonte si vede soltanto quello di Vannacci, le nomine alla Cultura sono pur sempre controfirmate dal ministro: e se è improbabile che accada qualcosa del genere di quello che auspicano gli appassionati, non sarebbe perciò impossibile.

 Tornando alla premiazione di questa 54ma rassegna, Emma Dante ha voluto chiamare per primo sul palco il figlioletto Dimitri per sollevare insieme il premio e poi ha ringraziato per bene tutti i collaboratori, in primis il marito Carmine Maringola.

D’origine napoletane, valentissimo scenografo e prima ancora attore, Maringola si è presentato in elegantissimo e scaramantico completo sul viola. Lui sì che può vantare in nota biografica un tocco così ‘alter-native’, anche se ormai si è abituato ad allestire palcoscenici deluxe dei grandi teatri d’opera: ha mosso i primi passi addirittura al Living Theatre

 Come si evinceva dall’introduzione dello stesso Dafoe, che ha accennato subito alla preponderanza del tema del corpo nel teatro della Dante, sicuramente la Regista - e forse entrambi i Leoni del 2026 - sarebbero stati più coerenti con la rassegna dello scorso anno ‘Theatre is Body - Body is Poetry’, piuttosto che in questa molto controvertibile ‘ALTER NATIVE’.

 E alla Biennale Arte, oltre che il padiglione austriaco della Holzinger, gli ospiti del Teatro potevano cogliere un bel controcanto, in una mostra collaterale alle Procuratie in piazza San Marco, dove la Starak Foundation ha celebrato il genio artistico del polacco Tadeusz Kantor ('Emballage, cricotage and madame Jarema’).

 Si poteva persino godere della proiezione integrale su grande schermo del capolavoro ‘La classe morta’, nell’edizione girata per la tv da Andrzej Wajda, che rinfrescava la memoria di giornalisti e osservatori su che cos’è stato davvero ‘l’altro teatro’ in Europa, per una lunga irripetibile stagione. Di almeno cinquant’anni fa, quando il Dio Mercato non era ancora l'oggetto del Primo Comandamento.

Immagine portante della pagina di Florentina Holzinger in neonlobster.org: la 'campana vivente' era già comparsa in 'Étude for church' (2023) e nel celebre 'Sancta' (2024)

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