E così Marcos 'hasta en la sopa' Morau conquista tutti di nuovo a Venezia, nonostante quel perfido isolato 'Buuu!'

'La Mort I La Primavera' a Venezia

 E’ la tarda serata di uno splendido primo d’agosto, al Teatro Malibran di Venezia s’è appena conclusa l’ultima prima rappresentazione della Stra-Biennale Danza 2025. Il pubblico applaude entusiasta gli interpreti, sembrano tutti concordi, ma ecco che, quando appare sul palco il Creatore in persona, a un certo punto, si distinguono nettamente due o tre ‘Buuu’, ‘Buuu’, isolati e perfidi.

 Dalla platea, al centro in fila I 13, salta su come una leonessa una signora, con tanto di abito che si direbbe un iconico maculato Cavalli, e urla in italo-ispanico: ‘Chi è che sta lì a gritar ‘Buuu’?! Ma come se permete?!?’

 Lei è una produttrice e promoter piuttosto conosciuta anche nei teatri extra europei, in Cina e in Asia soprattutto, e cura proprio la promozione della danza spagnola nel mondo. Il pur venerato ragazzone vestito come un boy-scout, pantaloni corti sugli scarponcini con calzette Boot o Crew a metà polpaccio, T-Shirt XXL scura con insolita vistosa scritta Balenciaga (magari il contestatore ce l’aveva con il look), è ormai uno dei più noti e prolifici protagonisti della nuova scena ispanica contemporanea, che ha conquistato i teatri di mezza Europa: Marcos Morau.

 Con una certa lungimiranza pop che non guasta, l’eclettico curatore della Biennale Wayne McGregor ha scelto un personaggio che è ormai quasi una star, Morau appunto, per chiudere con un solare trionfo di pubblico.

Solare si fa per dire, perché il nostro ha una poetica bell’ombrosa e stavolta con la sua storica compagnia di Barcellona La Veronal ha presentato un cupo racconto, ‘La Mort I La Primavera’, che si direbbe vagamente simile al celebre ‘Divinas palabras’ teatrale, se non che questa coreografia originale si basa su un’opera postuma dell’autrice catalana Mercè Rodoreda.

 Ora, per dire di quanto lavori Marcos ‘hels’ Morau (hels sta per ‘hasta en la sopa’, sopra la zuppa: espressione spagnola equivalente del nostro ‘essere come il prezzemolo’), soltanto in Italia e soltanto quest’anno, non c’è teatro importante della scena performativa e non c’è stato festival dove non sia arrivato qualche suo lavoro: è per eccellenza il FOMO del momento.

Alla ripresa di settembre la sua presenza è già in calendario in apertura al 40mo Roma Europa Festival con 'Afanador', la sua prima collaborazione con Ballet Nacional de España, e poi a Rovereto per un workshop di La Veronal, con film e talk celebrativo, per Oriente Occidente

 Parlando soltanto dei lavori più noti, Marcos ‘hels’ ha curato i balletti di Capodanno dal Teatro La Fenice per la Raitv, preparato ‘Notte Morricone’ con Ater Balletto, scucito un consistente budget a McGregor per questo show di chiusura, non senza prima aver firmato un lavoro originale per Triennale Teatro Milano, istituzione alquanto trendy in cui ha di fatto sostituito la figura del ‘Grand Invité’ Romeo Castellucci.

 E con prezzemolo Romeo, al cui teatro Marcos hels sicuramente guarda come a una della sue ascendenze più evidenti, Morau condivide qualcosa nella poetica d’immagine e nella riconoscibile serialità della proposta. Nonché, per l’appunto, nel risultato infallibile di suscitare un’impressionante selva di applausi con qualche isolato ‘Buuu’ di chi s’annoia o lo detesta, perché trova semplicemente troppo ripetitiva questa cosiddetta ‘estrema visionarietà’.

 Se Castellucci è stato riconosciuto dalla fine degli anni Novanta del Novecento come uno dei tre Guru del Postdramatisches Theater, si può dire che Marcos Morau incarni oggi il fenomeno del successo di una sorta di Post-Danza, ormai consacrato su scala europea.

A dire il vero, ‘Sonoma’, lo spettacolo chiave, risale agli albori tormentati della pandemia, al primo degli anni Venti del Secondo millennio. Arrivato dopo una lunga maturazione dal 2005 con La Veronal, e ovviamente portato al trionfo dopo i lockdown, ‘Sonoma’ è ancora in cartellone persino ai festival, alcuni dei quali, tra i più prestigiosi, figuravano già all’origine come co-produttori.

 Per chi non ha avuto ancora occasione di vederlo, recita una scheda italiana: ‘Sonoma’ - dal greco soma (corpo) e dal  latino sonum (suono) - porta in scena una performance potentissima in cui si fondono, senza soluzione di continuità, tecniche, stili e suggestioni.Il lavoro di Morau, artista eclettico, si ispira al surrealismo e al mondo onirico del regista Luis Buñuel, fondendo opera, danza e teatro fisico, alla continua ricerca di nuovi modi di esprimere e comunicare un presente tanto turbolento e mutevole e dando vita ad un lavoro ricchissimo nei temi e nelle citazioni, nelle suggestioni etiche ed estetiche’.

 Ad abundantiam si riporta una frase chiave della recensione di un esperto come Leonardo Orlandini, che ha visto ‘Sonoma’ nel 2023 in occasione delle repliche in Triennale Teatro a Milano: ‘Morau non nasce come coreografo né danzatore, ma viene dalla fotografia, dalla regia, dal teatro… Il suo genius peculiare è quello di uscire dai tecnicismi della composizione coreica (proprio perché non vi appartiene prettamente) e ibridare molte altre forme, caratterizzato da un personale e riconoscibile gusto e talento nella creazione di immaginari nuovi, sempre diversi e ben delineati in ogni produzione, che attingono ad un universo visuale che unisce il pop e il colto, l’alto e il nazionalpopolare, elementi distanti anni luce che trovano il loro perché nella realtà dei suoi allestimenti, a creare microcosmi allucinati e impossibili che sono delle vere e proprie perle lucenti di arte e artisticità’.

 ‘Sonoma’ è, in tutto e per tutto, una creatura del suo autore. Si fa fatica a chiamarlo soltanto spettacolo di danza, o soltanto teatro fisico. Si fa fatica a dargli un’etichetta, a capire davanti a cosa ci troviamo, e non si capisce perché ci si pongano queste domande. Al suo interno coabitano recitazione, canto, suono dal vivo, oltre a una danza di rara qualità, senza soluzione di continuità’.

 Ecco, ‘La Mort I La Primavera’ risulta poi esattamente una variazione sul tema, facile-facile per chi vuole andare a colpo sicuro sul nome Morau (‘comunque vada, sarà un successo’ secondo il vecchio motto sanremese ideato da Er Piotta). 

 E senza fatica anche il cronista di oggi può ripotare la conclusione, già stesa dal critico Orlandini per ‘Sonoma’ e buona tale quale per questo ‘nuovo-non nuovo’ titolo coi La Veronal: ‘è uno spettacolo terribilmente ricco, barocco, colmo e quasi opulento, la cui composizione iper-elaborata riesce a non eccedere né a stroppiare mai perché concertata con grande cura e abilità dal suo maestro-autore, trapezista e funambolo, di una creatività traboccante, sul filo di una bellezza al contempo raffinata e tribale, costruita e sincera, innocente e demoniaca, languidamente mortifera e vibrantemente vivida’.

 All’uscita capita di incrociare di nuovo una singolare professoressa dell’Università americana di Tucson (Arizona), Beth Weinstein, che studia proprio l’intersezione tra danza e architettura, bell’ingaggio davvero.

 Tra una Biennale e l’altra, fatta conoscenza su quelle apprezzatissime golf-car che portano in giro per l’Arsenale i renitenti al cammino, e rinforzato il dialogo con un buon cicchetto in uno storico bacaro (da cui peraltro usciva bell’allegro proprio il ragazzone Morau con alcuni suoi collaboratori), Beth si apre come un libro nel suo racconto di vita transoceanica. Ha vissuto anche a Milano, a New York, a Madrid e via elencando. 

 Ma, poi, richiesta di sbilanciarsi su ‘La Mort I La Primavera’, si chiude in un semplice sguardo perplesso e dice: ‘Non mi ha entusiasmato, boh, è tutto 'troppo'…Ma ci devo pensare’.

Attendiamo il risultato delle riflessioni, caldeggiando almeno una piccola revisione a proposito di uno degli splendidi momento iconografici, con la costruzione in scena di un disegno a intreccio attraverso le funi rosse che sono state prima usate per calare sul palcoscenico vari ammennicoli. 

 La serata è calda e molti s’affrettano alla ricerca di un ristorante, così si può captare un breve dialogo ad alta voce tra un personaggio di alto livello di un teatro lirico alquanto importante e una conoscente appena incrociata: ‘Bello, eh, Marcos è sempre lui, già…Ma, ragazzi!, quant’è peso: adesso ho proprio soltanto voglia di leggerezza, di un bel prosciutto e melone fresco!’

Un'altra evocazione pittorica da 'La Mort I La Primavera' (foto di Silvia Poch)

 Resta un po’ misterioso il motivo per cui si possano invece sdilinquire per Morau le stesse habitué in genere tanto ostili alle novità di linguaggio.

Peraltro, due ore prima, al Teatro alle Tese in Arsenale, ammiravano le oscure e involute contorsioni sull’amicizia di corpi maschili disegnate da un maestro riconosciuto come William Forsythe, ormai in piena fase minimalista-decostruzionista.

‘Non mi sono mai annoiato tanto a uno spettacolo di danza’, mormora il vicino competente, che ha sonnecchiato qua e là. 'Scusa, io invece sono stato attentissimo, ma non ho capito assolutamente niente', risponde l'altro.

 Con protagonista assoluto e co-autore il noto e fascinoso performer d’origine curda Rauf „RubberLegz“ Yasit, questo ‘Friends of Forsythe’ del 2023, che segna la prosecuzione di una collaborazione alquanto singolare e già sperimentata nel medesimo stile, è un po’ la ciliegina cult sulla torta che McGregor ha voluto mettere alla fine della sua StraBiennale, accanto al piatto forte pop contemporaneo di Morau. 

 ‘Certo, pensa la sorpresa, se fossero state ‘Le amiche di Forsythe’…Mi sa, però, che è proprio impossibile’ commenta sagace una signora che non casca facilmente nel tranello. A proposito d’inganni percettivi restano ancora da mettere bene a fuoco le diverse reazioni a ’Simulacro’ dei Kor’sia, novità tra le più ragguardevoli di questa rassegna. Ma come direbbe la nostra nuova prof. Beth, ‘bisogna pensarci ancora bene’ (Diario veneziano 2-continua).   

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