Federica, coraggio: recita sempre così da cane! Quattro parole a proposito della nuova 'Rosellini solo performance'

Hattie Naylor, autrice di 'Ivan e i cani' (da hattienaylor.com)

 Sarebbe ridicolo scoprire adesso il talento di Federica Rosellini, classe 1989, una che, dopo aver studiato canto e violino, si è diplomata attrice nel 2011, con risultati immediati di successo.

Alzi la mano subito, invece, chi ha avuto modo già di apprezzare per bene il teatro di Hattie Naylor

 Certo, potrebbe sempre spuntare all’orizzonte il braccio di qualche forlivese che si ricordi di aver visto, tre anni fa, un inquietante ‘Barbablù’ messo in scena da Giulia Paoletti, con Edoardo Frullini, in uno spettacolo passato anche da Roma, nella sala de La Cometa Off.

 Hattie Naylor, escludendo ovviamente la ‘sua’ Monica Capuani, una delle più prolifiche e lodevoli traduttrici italiane, resta per tutti gli appassionati di emozioni artistiche di casa nostra una bella scoperta assolutamente da fare. 

 L’occasione viene della tournée del nuovo ‘Ivan e i cani’, prodotto dal Cardellino di Silvio Orlando, andato in scena nella sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini (dove resta fino al 25 gennaio), per poi riprendere ad aprile con Trieste, Torino, Roma e Perugia, un po’ ai margini di quei circuiti teatrali istituzionali che finora hanno spremuto a dovere il talento di Federica Rosellini.

 La piccola grande Hattie si è anche concessa un bel viaggio a Milano con il marito, per la prima all'Elfo, martedì 20 gennaio, di questa edizione italiana del suo testo più rappresentato e premiato.

E’ un elegante signora davvero british, la Naylor, con una piccola spilla della Stella Rossa in più sulla giacca, che in qualche modo indica pure il sotto-testo politico anche di questo lavoro del 2009 sulla storia di un povero ragazzino di Mosca adottato da un piccolo branco di cani randagi, episodio autentico accaduto nella Urss ormai distrutta di Boris Eltsin.

 A Londra Hattie è già considerata da anni una delle autrici più interessanti, del resto il suo curriculum riempie cinque pagine fitte fitte, con più di settanta lavori rappresentati dall’inizio degli anni Duemila: tanto teatro di prosa ma anche radiodrammi, opere e via elencando, per non dire di oltre dieci premi ricevuti e della ventina e passa di ‘Productions Worldwide’. 

 Nonostante le plurime rappresentazioni nel mondo, la Naylor va particolarmente fiera - e ne ha ben donde -, di questa nuova uscita in Italia, come ha sottolineato pure sul suo sito personale.

 E dire che questa versione di ‘Ivan and the dogs’, in realtà, è decisamente più che altro un Rosellini-show vero e proprio, ritagliato su misura di una protagonista che racconta, compone la musica in live-set, canta e recita anche da cane, per l’appunto, in modo davvero unico. 

 Tanto di cappello alla bravissima protagonista, quindi, anche solo per aver interrotto addirittura il giro d’applausi del pubblico entusiasta, a fine rappresentazione, per chiamare dalla platea l’autrice inglese, con la traduttrice italiana del testo, e far rendere loro il doveroso omaggio. 

 Non è un caso che si possa partire da questo piccolo gesto per inquadrare il caso di ‘Ivan e i cani’ anche nella carriera pur già così importante della nostra Rosellini, attrice di teatro tra le più premiate e conosciute, ma anche performer completa e straordinaria, nonché autrice e regista in proprio.

 Senza offesa per la gioventù e la bellezza di Federica, questo spettacolo indica proprio la sua maturità artistica. Non si vuole così nemmeno liquidare ex-post i precedenti più 'suoi' degli ultimi anni, ‘Freaks’ dal film di Tod Browing, ’iGirl’ da Marina Carr e ‘HildeKurt’ scritto in proprio mescolando le vite di Sant’Ildedarda e Kurt Cobain.

A volte esaltati dalla critica ma peraltro in qualche caso anche crudelmente stroncati, si trattava pur sempre di lavori in cui aveva gioco facile la travolgente personalità, anche proprio fisica, di un’attrice giovane che ha vestito persino i panni di Amleto per Antonio Latella

 Offrendo in sacrificio il proprio corpo nudo e crudo, per esempio, la Rosellini aveva in qualche modo salvato anche la sfida che Biennale Teatro le aveva lanciato nel 2023, affidandole l’allestimento e la regia di un testo inedito selezionato dal College veneziano, ‘Veronica’ di Giacomo Garaffoni, nonostante il rischio di una sorta di calco del film di Sofia Coppola dal novel originale di Eugenides sulle ‘Vergini suicide’. 

 Senza dilungarsi troppo in premesse, forse si può dire che quando si presenta(va) sul palco Federica Rosellini con tanto di aura ormai così ben definita, purtroppo quella serie di temi fondamentali e spinosi che sembrano starle a cuore, legati al corpo nella società, alle questioni di genere e di marginalità, rischia(va)no di diventare per così dire scontati. 

 Paradossalmente, a volte, nello spettacolo, è facile che la fluidità finisca intrappolata nella sua stessa sfrontata liberazione, in una sorta di gabbia ideologica che cala invisibilmente intorno.

Per prendere un paragone assolutamente impertinente, quel geniaccio di Francois Chaignaud ha trovato la soluzione mettendosi sempre così in gioco, al limite del kitsch, da aggirare il pregiudizio d’identità generandone potenzialmente uno per così dire diversivo, di natura culturale estetica. 

 Tornando a ‘Ivan e i cani’, stavolta Rosellini ha colto l’occasione giusta per dismettere quell’immagine di se stessa con cui gioca facile, pur non rinunciando a una precisa poetica per così dire ribelle, sempre decisamente anti-patriarcale e in questo caso al limite dell’anti-specismo dichiarato. 

 Si fa trovare già seduta in scena, dietro le consolle, quando il pubblico entra in sala, e non si alzerà mai per tutti i settanta minuti del racconto di cui sarà narratrice e interprete con grande convinzione, pur essendo in teoria la semplice storia di un Mowgli russo contemporaneo.

Il corpo entra in gioco soprattutto nella performance musicale: con la sua fisicità Federica non ci pensa nemmeno a fare il bambino salvato dai cani randagi nella miseria di una Russia ormai al tracollo, ma con la voce e la recitazione, accidenti!, fa miracoli, e manca soltanto che morda davvero.

 A fare gli snob, come qualche spettatore eccellente all’uscita, si può dire che sia forse ancora un po’ eccessiva: ma questo vale quel vale, come quando si definisce cattivo carattere una persona di carattere, e poi da una come Federica Rosellini non si può pretendere lo snaturamento.

In fondo, ha colto questa occasione per mostrarsi persino di una dolcezza davvero emozionante, e non solo (spoiler!) quando si esibisce nella canzone finale. Sarà per la voce della madre Laura Pasut che risuona registrata in russo, sarà per la semplicità profonda del testo, sarà per l’amore per gli animali, sarà quel sarà…

 No, non perdete ‘Ivan e i cani’.    

Federica Rosellini in 'Ivan e i cani' (foto di Giovanni William Palmisano)

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