Da quando in qua i Leoni sono così mediterranei, visionari e in confidenza con le questioni ultime?

Emma Dante, Leone d'Oro 2026 (foto di Carmine Maringola)

 Pur nella radicale diversità i due 'visionari' teatranti (con tante scuse per l'aggettivo abusato e il sostantivo riduttivo) che saranno insigniti dei Leoni dalla Biennale Teatro per la prossima edizione - Emma Dante Oro alla carriera e Mario Banushi Argento rivelazione -  hanno in comune un mare, il Mediterraneo, e una spiccata propensione a far leva sulla cultura ancestrale del luogo per scavare nei sentimenti familiari.

 Emma Dante regalerà alla rassegna, che si aprirà il 7 giugno a Venezia, una prima assoluta, ‘I fantasmi di Basile’, che segue idealmente la fortunata trilogia da ‘Lo cunto de li conti’ (‘La scortecata’, ‘Pupo di zucchero’ e ‘Re Chicchinella’), tornando appunto - come da comunicato - ‘all’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile’.

 La Dante aveva momentaneamente messo in disparte questo percorso decisamente cult, in favore di una cruda pièce sul femminicidio, ‘L’angelo del focolare’, prodotta al Piccolo Teatro.

Nel frattempo ha trovato modo anche di seguire nuove regie liriche, in primis la sua ‘Manon Lescaut’ annunciata dall’Opéra du Lyon, e addirittura un nuovo allestimento di ‘Les femmes savantes’ di Molière per Comédie-Française, in scena dal 18 gennaio al 1° marzo presso il Du Rond Point di Parigi (la sede dell’istituzione teatrale pubblica d’Oltralpe è chiusa per ristrutturazione). 

Mario Banushi - autore greco-albanese classe 1998, decollato come in un baleno all’inizio di questi anni Venti, ben noto anche nel microcosmo dei  dramaholici italiani - presenterà per la prima volta a Venezia, sotto il titolo di ‘Romance Familiare’, l’intera trilogia di opere che ha realizzato: ‘Taverna Miresia’, ‘Goodbye Lindita’ e ‘Mami’. 

 Basta prendere un attimo le ultime righe dei crediti in locandina di quest’ultimo lavoro, che sarà in scena in Triennale Milano per FOG 2026 il 27 e 28 febbraio, per rendersi conto del ‘fenomeno Banushi’. ‘Mami’, commissionato e allestito da Onassis Stegi di Atene, è stato coprodotto da Berliner Festspiele [DE], Odéon – Théâtre de l’Europe [FR], Triennale Milano Teatro [IT], Espoo Theatre [FI], Festival d’Avignon [FR], Grec Festival Barcelona [ES], Théâtre de Liège [BE], Noorderzon Festival / Grand Theatre Groningen [NL].

 Entrambi i Leoni sono precisamente riconoscibili per una poetica e un’estetica tuttosommato radicali, di sapore femminista la Dante e tendenzialmente queer Banushi, amano lavorare sul mondo familiare e sul lato profondo e oscuro dei sentimenti, colti quasi sempre al limite estremo, in un teatro che mostra davvero confidenza con la morte.

 Sarà tutto da vedere se in questo terreno comune a due protagonisti invece così diversi, si troverà poi il filo rosso (in questo caso nero lutto) della seconda rassegna firmata come direttore da William Dafoe, dopo una prima d’esordio dedicata al corpo e un po' viziata anche dal ‘nostalgismo’ degli anni Settanta. Dante e Banushi sarebbero stati peraltro perfetti per ‘Theatre is Body - Body is Poetry’, ma amen.

Per conoscere il nuovo tema e valutarne il possibile impatto, bisognerà attendere ancora che il programma sia completato, sperando che il livello delle proposte resti allo standard di quelle annunciate con la decisione sui Leoni. 

 A breve si saprà qualcosa di più anche relativamente alla Biennale Danza, sempre molto attesa, di Wayne McGregor, che ogni anno peraltro si mostra come una torta ben decorata con qualche ciliegina teatrale (vedi ‘The Brotherhood’ di Carolina Bianchi), di quelle da far impallidire anche il collega del settore specifico. 

 Certo, e non solo per il riconoscimento di Biennale Teatro allo straordinario percorso di successo della regista siciliana, viene da pensare che si legga sempre più nettamente il segno del Presidente Pietrangelo Buttafuoco, che se nero dev’essere, lo è in modo lieve, nonostante la provenienza, e sempre sul piano pre o post-politico.

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