Per tutti gli Dei, non è che ci tocca di andare da Milo Rau a Vienna?!? Anche solo per non perdere Andersson, Jatahy e ancora...

Il nuovo ‘Mythen des alltags’ di Mattias Andersson, prodotto a Vienna
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DIO E' MORTO, O SE LA CAVA BENISSIMO?

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 A 140 anni ormai dal celebre aforisma 125 della ‘Gaia Scienza’ di Nietzsche, 'Dio è morto!', il più grande festival europeo di teatro e arti performative, Wiener Festwochen, festeggia il 75mo anniversario con un’edizione storica, dal 15 maggio al 21 giugno, dedicata al tema caldissimo degli Dei che sembrano tornati a incombere così pesantemente sulla società degli uomini.

 ‘La Repubblica degli Dei’: questo è il titolo, che richiama appunto il logo programmatico di ‘Libera Repubblica di Vienna’ che il Grande Timoniere Milo Rau ha scelto da quando è stato chiamato sulla plancia della Badeschiff Wien, quartier generale delle settimane di Festa. 

 Il programma di Wiener Festwochen 2026 è ricchissimo e pieno di nomi di richiamo, di progetti originali, di occasioni artistiche. Si prevedono 50mila ticket venduti per le 35 produzioni, tra cui 13 prime mondiali. Per non dire poi di quella ventina di eventi di teatro partecipato e dei progetti artistici accessibili gratuitamente, il tutto diviso in 34 luoghi di Vienna e dintorni.

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RAU CELEBRA E ALLO SCANDALO PENSA...

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 L'inaugurazione ufficiale sarà celebrata sulla Heldenplatz di Vienna, il 22 maggio, la sera dopo l’ultima rappresentazione della produzione celebrativa che Rau si è riservato di allestire in prima persona, ‘The Best Piece Ever’.

'Il miglior pezzo di sempre', dal 15 maggio nella grande Halle E del MuseumsQuartier, riporterà alla memoria i momenti indimenticabili dei 75 anni del Festival di Vienna per ‘raccontare storie mai raccontate prima su amore e morte, scandalo e bellezza, arte e ribellione, messe in scena in una rivista selvaggia e incantevole’.

 Come ormai da due stagioni il primo contributo a quella visione di ‘arte radicale’ che Rau cerca di portare nella vecchia capitale imperiale arriverà anche quest’anno da Florentina Holzinger, che farà al solito presumibilmente scandalo. Basta considerare il precedente di ‘Sancta’ (vedi oltre), annunciato in replica per i primi d’aprile ad Anversa.

Per Wiener Festwochen 2026 Holzinger sta organizzando un grande evento di 9 ore, nove, in prima mondiale, annunciato per sabato 23 maggio e intitolato sic et simpliciter ‘PFINGSTSPIEL’ - Pentecost Play, Gioco di Pentecoste.

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METTI UN HOLZINGER-SHOW TRA LE CALLE

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Il nuovo lavoro è diviso in due parti, la prima è ‘un oratorio per corpo e macchine, ispirata al simbolismo dello Spirito Santo (colomba, lingue di fuoco, vento che soffia)’ che si svolgerà all'aperto al Wiener Eislauf-Verein, il Club di pattinaggio su ghiaccio. Poi il pubblico sarà caricato su alcuni autobus per andare al Castello di Prinzendorf dove si terrà la seconda parte, annunciata come ‘un'ultima cena dopo Hermann Nitsch’.

 Holzinger, coreografa e artista nata a Vienna nel 1986 e formatasi ad Amsterdam, è di stanza ormai soprattutto a Berlino, dove nel maggio scorso ha presentato un musical iper-femminista, ‘A Year without Summer’, con la cantautrice attivista di origine congolese Achan Malonda, dopo il kolossal acquatico ‘Ophelia’s Got Talent’ (entrambi per Volksbühne am Rosa-Luxemburg-Platz, che è un po’ la sua casa teatrale).

Quest’anno è attesa prima di tutto all’appuntamento con la Biennale Arte di Venezia, dal 9 maggio, dove il suo progetto ‘Seaworld Venice’, presentato con la curatrice Nora-Swantje Almes, è stato scelto dalla giuria del concorso pubblico che l'Austria ha indetto per scegliere gli artisti a cui affidare il padiglione nazionale. Un evento anche per gli italiani, perché, tolta una veloce apparizione a Bolzano per Transart, non è che nel nostro Paese la Holzinger sia mai invitata volentieri...

 Per ora di questo lavoro in Biennale, oltre al titolo provvisorio e al tema di fondo dell'acqua, si sa soltanto che, accanto all’installazione permanente ai Giardini ci saranno ulteriori azioni performative, secondo lo stile della serie, intititolata ‘Études’, di eventi sperimentali dal vivo in spazi pubblici, con musicisti, danzatori e stuntman, che Holzinger ha organizzato dal 2020 con il suo team.

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LA LITANIA RECORD DEI 'TRIGGER WARNING'

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Adottata ormai anche nel mondo dell’arte, dove è rappresentata dal gallerista Thaddaeus Ropac, appassionato contemporaneista tra i più noti, Holzinger andrebbe raccontata anche solo per la collezione di divieti ai minori e di ‘trigger warning’ che può vantare in locandina.

 Per più recente ‘Un anno senza estate’ a Volksbühne si sono precipitati a mettere le mani avanti con l’avvertenza: ‘attenzione, lo spettacolo contiene sangue e fluidi corporei; atti autolesionistici; raffigurazioni esplicite di atti sessuali; effetti stroboscopici’.

‘Sancta’ - che sarebbe pur sempre un’opera lirica del 1922, dal titolo originale ‘Sancta Susanna’, certo di un musicista iconoclasta post-surrealista come Paul Hindemith - per la riedizione holzingeriana porta un altro ‘Content Warning’ bello tosto.

Sul sito del teatro di Anversa recita: 'Questo spettacolo contiene scene di nudo e descrive atti sessuali espliciti, oltre a rappresentazioni e descrizioni di violenza (sessuale). Sono presenti anche sangue vero e sangue finto, scene di piercing e inflizione di ferite. Lo spettacolo include effetti stroboscopici, volume elevato e incenso’.

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ANGELICA E NARCISISSTER PER PROVOCARE DI PIU'

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 In tema di provocazioni a Vienna Holzinger se la vedrà probabilmente giusto con la performer femminista afroamericana Narcisisster - che arriverà da Brooklyn ad allestire un ‘Viaggio nell’infinito’ in salsa punk, vietato ai minori - e con Angelica Liddell, di cui Rau annuncia per giugno la nuova rappresentazione 'Seppuku. Mishima's Funeral’, con relativi delicati ‘trigger warning’.

La prima di questo lavoro sul suicidio dello scrittore giapponese, presentata con il sottotitolo ‘El Placer de Morir’ al festival Temporada Alda di Girona, ha fatto già parecchio discutere: i titoli dei commenti dei critici internazionali che lo hanno visto, vanno dal semplice ‘cérémonie totalement transgressive’ a un secco 'Liddell's obsessive funeral masturbation’, sic.

La citazione

Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: ‘Cerco Dio! Cerco Dio!’.(…) ‘Dove se n’è andato Dio?’ – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! (...) Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? (…) Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini?

di Friedrich Nietzsche (da 'La Gaia Scienza', aforisma 125 'L'uomo folle', cit. da Grande Antologia Filosofica, Marzorati, 1976)
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LA GUERRA E GLI EROI VISTI DALLE DONNE

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 Ovviamente Wiener Festwochen non lavora soltanto sugli estremi, ma presenta un'ottima selezione di opere anche di teatro-teatro, a cominciare dall’omaggio a Bob Wilson di cui verrà replicata per tre giorni, dal 5 giugno, l’ultima meravigliosa ‘Tempesta’. Allestita nel 2025 con 16 straordinari attori bulgari per il Teatro Nazionale di Sofia, viene presentata come un lavoro che 'trasforma in una vera e propria festa dei sensi il classico shakespeariano sul potere, la vendetta e il perdono'.

Bisognerebbe poi condsideare il grande spazio che le Feste viennesi riservano alla musica, che diventa magari anche un’altra occasione per discutere d’attualità, come nell’atteso ‘The Day Before’, una sorta di videoinstallazione dedicata al mito della guerra, a partire dall'Iliade. Sarà allestita, dal 16 al 18 maggio, all'Odeon - il teatro dei Serapions con sede nell'ex borsa dei cereali in Taborstraße -, e segna la collaborazione tra la straordinaria musicista Brigitte Muntendorf, la regista teatrale cult dei dramaholici Christiane Jatahy e la scrittrice spagnola Rosa Montero, autrice del testo originale.

Holzinger-style nel recente 'A Year without Summer' (screenshot da volksbuehne.berlin)
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A CACCIA DI MITI NELLA TESTA DEI VIENNESI

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A proposito di registi amatissimi e purtroppo ben poco frequentati dai nostri teatri, quest’anno in apertura di festival arriverà a Vienna dalla Svezia anche Mattias Andersson, chiamato da Rau a produrre con l'ensemble del Volkstheater un nuovo spettacolo dal titolo ‘Mythen des alltags’ e dedicato ai canonici 15 minuti di notorietà wharoliani.

Frutto di un vero e proprio lavoro di ricerca - secondo uno stile già sperimentato da questo regista considerato una sorta di erede di Bergman -, con un campione di viennesi che è stato invitato a condividere storie e aspirazioni, si annuncia, in varie repliche dal 16 maggio al 21 giugno, come uno spettacolo polifonico da non perdere.

I più fortunati ricordano ancora l’emozione provata a Venezia quando Biennale Teatro ha invitato Andersson (che quest’anno nel suo Dramaten Royal Theatre di Stoccolma ha presentato anche un potente nuovo ‘Hamlet’) a riallestire il progetto sulle seconde possibilità e le fantasie di rinascita, ‘We who got to relive our lives’. 

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