E pensare che dovremo lasciare tutto questo. 'Dedicato' di Ermelinda Nasuto e le storie contro l’insopportabile
10.06.2026
E’ un tris d’assi più da incanto che ‘da paura’, quello che il Piccolo Teatro cala subito per festeggiare i 79 anni di vita con il Festival Presente Indicativo. In effetti questi tre numeri uno del teatro europeo che arrivano a Milano sono pure tre bellissime figure.
Łukasz Twarkowski, il mago di un nuovo teatro totale post-techno, s’è presentato addirittura a fare la ‘guest star’ in conferenza stampa il 12 maggio e, da quel gran bel tipo che è - pare un ufficiale polacco da ‘Duellanti’ napoleonici - , ha presenziato sorridendo e salutando tutti anche dopo, allo spettacolino con le corde di Parini Secondo e alla festicciola sul ‘sagrato’ del Teatro Strehler.
A Tiago Rodrigues, il tanto corteggiato direttore portoghese del Festival d’Avignone, è stata affidata una sorta di doppia apertura del festival. Per il primo appuntamento del 14 maggio la scelta è caduta sul suo caro vecchio capolavoro, ‘By heart’, che lui stesso considera ’il più bel biglietto da visita del teatro che mi piace’. Poi presenterà pure l’ultimo ‘La distance’.
A ruota, il 15 maggio, arriva l’incantevole Caroline Guiela Nguyen con il suo nuovo ‘Valentina’, che già dal video promozionale fa venir da piangere - specialità, suscitare commozione e compassione, in cui eccelle questa creatrice di un sorprendente teatro documentario spettacolare.
Il poker teatrale europeo del Piccolo si completa poi con il tostissimo ‘Processo Pelicot’ riallestito da Milo Rau, ché se di assi si parla il guru svizzero-tedesco del nuovo teatro militante non può certo mancare.
Giusto per strafare - e anche forse perché un elemento meno drammatico non guasta - il Piccolo gira sul tavolo del festival pure la carta di una regina, la magistrale Anne Teresa De Keersmaeker, che si esibirà in un omaggio a Brel con il giovane paggio mozzafiato di turno, il performer Solal Mariotte (danza, teatro-danza, canzone…vita!).
Con tutto quello che ha letto e studiato il direttore artistico Professor Claudio Longhi, che si è presentato in armocromia azzurro chiaro con T-Shirt bianca e sciarpa a strisce biancocelesti, è riuscito a tirare un ammirevole filo che legherebbe il tutto, compresi i vari appuntamenti italiani, ‘all’ombra del concetto di relazione’, intesa come i rapporti sociali.
La prima relazione è quella con il Piccolo stesso, istituzione si sa alquanto auto-riferita, e cioè che ad allestire il Presente Indicativo bastano i soli Artisti Associati, convocati in ‘Milano Crocevia’, che sarebbe poi forse la versione cult della Città Premium del sindaco Sala.
Certo, con questi quattro assi e la regina di Rosas ci sarà solo da inchiodarsi alla poltrona e spellarsi poi le mani negli applausi.
Epperò, considerando anche la bizzarra mescolanza generazionale degli italiani di complemento (‘complemento di relazione’, ça va sans dire: oltre alle Parini Secondo sono Daria Deflorian, Niccolò Fettarappa e Lino Guanciale), ritorna alla memoria quel che diceva tempo fa un criticone. E cioè che al Piccolo sembra sempre che giochi una squadra di campioni messa su all’americana, genere Cosmos, per dirla con un irriverente paragone calcistico.
Ché poi se lo schema dell'esibizione prevede addirittura di lasciar rifare in apertura il vecchio gol più bello al Centravanti mito, beh…così è troppo perfetto per non sembrare facile!
Non mancherà poi nulla per fare grande anche quest’anno il festival, a partire dai tanti incontri a latere, le belle feste e nottate curate da Mare Culturale Urbano, e il consueto stormir di voci del coro mediatico. A questa forza d’impatto, da industria culturale pesante, certo contribuisce oggi la presenza di un direttore generale tanto marketing-oriented e diligente come Lanfranco Li Cauli. Che si ricorda persino di sottolineare la scelta del vino di Gibellina come bevanda culturalmente coerente da far servire al bar!
Per fortuna che poi almeno Twarkowski, nella presentazione al Teatro Studio Melato, ha ricordato che il vero pericolo che sta correndo il teatro non arriva dalle tecnologie o dall’intelligenza artificiale (merde!, esclama in francese, e la traduttrice corregge subito in un ‘accidenti!’ più Piccol-old-stye: ‘l'AI é esplosa proprio quando preparavo ‘Oracle’, lo spettacolo che vedrete al Festival’): il teatro rischia di morire se finirà tra i beni di consumo esclusivi, ‘di lusso’. Per evitare che ciò accada ci deve essere ancora un forte impegno delle istituzioni pubbliche.
E chissà quanti di quelli che hanno applaudito l’intemerata twarkowskiana hanno pensato: merde! purtroppo forse è già successo.
Dal comunicato stampa del Piccolo Teatro
Dal 14 al 30 maggio, tra Studio Melato, Strehler, Grassi e Chiostro Nina Vinchi, si rincorreranno undici spettacoli (sovratitolati in italiano e in inglese), di cui otto coproduzioni (sette internazionali), una prima assoluta, tre prime italiane.
Giornata d’apertura del Festival sarà proprio quel 14 maggio, nel quale, 79 anni fa, il Piccolo Teatro di Milano alzò per la prima volta il sipario.
La sera di giovedì 14 maggio (replica anche sabato 16 maggio), al Teatro Grassi, sarà Tiago Rodrigues, drammaturgo e regista, dal 2022 direttore del Festival d’Avignon, ad aprire il programma con la sua elegia sulla memoria, By Heart che, partendo dall’invito a dieci spettatrici e spettatori a salire sul palco per imparare una poesia, riflette, tra realtà e finzione, sul ruolo sociale della trasmissione orale. Venerdì 15 e sabato 16 maggio, si prosegue, al Teatro Studio, con il suo lavoro più recente, La Distance, coproduzione internazionale presentata, in prima assoluta, lo scorso luglio, nel palinsesto della kermesse avignonese. Una distopica e toccante conversazione interplanetaria tra un padre e una figlia, tenuta viva da lunghe telefonate a una distanza remota, è l’occasione per indagare i limiti e le possibilità di comunicazione tra generazioni.
Uno spaccato familiare è al centro anche di Valentina, nuovo lavoro di Caroline Guiela Nguyen, che dal 2023 dirige il Teatro nazionale di Strasburgo e la sua scuola dei mestieri dello spettacolo. Dopo FRATERNITÉ. Conte fantastique, SAIGON e la coproduzione LACRIMA, la regista prosegue – ancora in sinergia coproduttiva con il Piccolo e in collaborazione con Romaeuropa – la sua nomadica esplorazione della lingua come ponte tra culture. Al Teatro Strehler, dal 15 al 17 maggio, si racconta la moderna fiaba di una bambina sospesa tra due lingue e divisa tra due Paesi, la Romania e la Francia, alle prese con i segreti della sua famiglia e con la difficoltà di interpretarli.
Nella costellazione dei nuovi artisti associati italiani, Niccolò Fettarappa allunga nel cartellone del Festival, il 21 e 22 maggio, al Teatro Studio, le recite di Orgasmo, testo finalista del Premio Riccione 2023, per raccontare la crisi del desiderio nella società post Covid. In scena, un mondo dove l’unico piacere ammesso è quello del lavoro, mentre l’agenda dell’Unione Europea prevede l’ultimo orgasmo sulla terra entro il 2030.
Dopo lo straordinario successo di Rohtko, suo fortunatissimo esordio italiano nell’ultima edizione di Presente Indicativo – Premio Ubu 2024 come Miglior spettacolo straniero presentato in Italia –, torna Łukasz Twarkowski. La traduzione come funzione della relazione, nella veste sciamanica della crittografia, attraversa Oracle, coprodotto con Ruhrtriennale e in prima nazionale, al Teatro Strehler, il 23 e 24 maggio. Il regista polacco spinge il teatro al confine con la multimedialità, dove incontra Alan Turing, matematico, tra i padri dell’informatica, che – decifrando il codice Enigma – cambiò il corso della Seconda guerra mondiale. Tra paesaggi sonori immersivi e proiezioni cinematografiche, lo spettacolo sfuma i confini tra realtà e illusione, interrogandosi sul futuro digitale che Turing stesso contribuì a immaginare.
Dalle Wiener Festwochen arriva in Italia, con un’unica replica, domenica 24 maggio, al Teatro Studio, Il processo Pelicot, oratorio ispirato a uno dei casi giudiziari più sconvolgenti del nostro tempo. Milo Rau, attualmente alla direzione della rassegna viennese, e Servane Dècle, mettono in scena interrogatori, arringhe e commenti intorno allo storico processo, firmando un potente atto di memoria e d’accusa contro la violenza di genere e la cultura dello stupro, e rendendo omaggio alla donna che di questa lotta è divenuta simbolo: Gisèle Pelicot. Il ricavato di questo spettacolo sarà devoluto alla Casa delle Donne di Milano – associazione che, in rete con altre associazioni di donne anche in dimensione internazionale, si impegna per contrastare la violenza di genere, promuovere talenti e valorizzare i saperi femminili anche attraverso il linguaggio teatrale.
Flusso, testo di Christian di Furia, vincitore della menzione speciale “Franco Quadri” al Premio Riccione 2021, che Lino Guanciale porta in scena, insieme a Gianmarco Saurino, è un monologo per due attori, due vite, un solo personaggio. Dal 25 al 30 maggio, al Teatro Grassi, in una stanza sospesa tra presente e ricordo, prende forma una navigazione poetica sul senso dell’identità, del tempo, sul crescere, sul morire, sull’impossibilità di smettere di esistere.
Mercoledì 27 maggio, al Teatro Studio, Daria Deflorian, al centro di una personale a lei dedicata nella Stagione in corso, presenta Che dolore terribile è l’amore, una work-in-progress performance, coprodotta dal Piccolo, a partire da Non dico addio, nuovo capolavoro del premio Nobel per la letteratura 2024, Han Kang. I fatti riguardano le conseguenze della rivolta del 1948 sull’isola di Jeju in Corea del Sud, quando furono uccisi trentamila civili: una ferita mai sanata che continua a tormentare due amiche, proprio come aveva tormentato la madre di una di loro, testimone diretta di quel crimine.
Nel Presente Indicativo, la grande danza porta il nome di Anne Teresa De Keersmaeker e delle sue visionarie, geometriche partiture. La coreografa, icona della danza contemporanea, è stata recentemente insignita, a Tokyo, del Praemium Imperiale 2025, noto come il "Nobel per le Arti”, attribuito quest’anno anche a Marina Abramović e, in passato, tra gli altri, a Renzo Piano, Merce Cunningham, Sylvie Guillem e Robert Wilson. L’artista belga arriva per la prima volta al Piccolo, con BREL, in prima nazionale al Teatro Strehler, dal 28 al 30 maggio, in coproduzione con il Festival d’Avignon, dove lo spettacolo ha debuttato la scorsa estate. Un duetto con il danzatore e coreografo Solal Mariotte, sulle note di Jacques Brel: monumento della canzone francese, il suo sguardo sul mondo – tra giustizia sociale, amore, vecchiaia e rifiuto della violenza – diventa materia da evocare, esplorare, mettere in movimento.
Al Teatro Studio, nelle stesse giornate – una coincidenza all’insegna della danza –, è il giovane collettivo femminile Parini Secondo, appena acquisito al novero degli associati, con la prima assoluta di SLOOOOOOW – il tempo della festa. Nello spettacolo, in coproduzione con il Piccolo, Parini Secondo e Bienoise innescano un processo di rallentamento coreografico e musicale per interrogarsi sul rapporto tra iperproduttività e memoria. A precederlo, il 26 e 27 maggio, offrendo un primo sguardo sul lavoro del collettivo, è HIT OUT, performance site-specific per il Chiostro.
Durante il Festival, una vera e propria programmazione parallela – Oltre la scena – si compone di una serie di incontri e conversazioni (Parole in pubblico), presentazioni di libri (Segnalibro) sotto la guida di Graziano Graziani. Per Parole in pubblico, sul Sagrato del Teatro Strehler, incontrano spettatrici e spettatori Tiago Rodrigues (16 maggio, ore 17) e Łukasz Twarkowski (21 maggio, ore 18, anche con Camilla Lietti e Maddalena Giovannelli, curatrici di un volume monografico dedicato all’autore). Per Segnalibro, al termine degli spettacoli, incontro con Caroline Guiela Nguyen e Chiara Elefante (16 maggio), Niccolò Fettarappa (21 maggio), Daria Deflorian (27 maggio), Anne Teresa De Keersmaeker e Solal Mariotte (29 maggio).
Durante il Festival il piazzale del Teatro Strehler (laPiazza) si animerà, grazie a mare culturale urbano, con workshop, azioni collettive, reading multilingue, maglia sociale, incontri (We Africans United & Refugees Welcome Italia, incontro in collaborazione con Black History Month Milano e Nalini Vidoolah Mootoosamy), training di yoga, tai chi e l’immancabile cornice sonora e conviviale, tra bar e musica, con i dj set e le performance live, per chiudere con una grande Festa di fine Festival.
Lo spettacolo The City of Arrival di Thomas Verstraeten, annunciato nell’ambito del festival, dal 16 al 24 maggio, sarà riprogrammato nell’autunno 2026.