Un invito in giallo, un ricordino in azzurro, il grigio nel cielo e il rosso nel cuore della Spettatrice N.1 del Piccolo

Cartoncino distribuito a fine 'By Heart'

 Per dirla con l’incipit del Sonetto n.30 che uno straordinario Tiago Rodrigues ha fatto ‘imparare a memoria con il cuore’ (By Heart) anche agli spettatori milanesi convenuti al Piccolo Teatro Grassi il 14 maggio, ‘quando all’appello del silente pensiero/ io cito il ricordo dei giorni passati’, guardando al futuro prossimo, a 'sospirar l’assenza' di serate così, saranno in molti.

 Che emozioni e che contrasti! Un freddo canaglia improvvisamente calato su una meravigliosa primavera, l’ufficialità da grandi occasioni dell’eveeento di celebrazione dei 79 anni del teatro, nel Chiostro Nina Vinchi, maschere camerieri e ‘bella gente’ tutti in relative divise prima dello spettacolo capolavoro di Rodrigues per Presente Indicativo.

 Erano passate le 20 quando come d’incanto s’è sciolto anche quel cuore da piranha del marketing di Lanfranco Li Cauli, invero anche Signor Direttore Generale dai modi così cortesi che dire affettati in anni di Prime alla Scala è riduttivo. Con un colpo a sorpresa, quando il laico rito sembrava ormai finito e aveva parlato persino l’Assessore, mentre tutti fremevano d’impazienza per precipitarsi al caldo del buffet, Li Cauli ha convocato sul palco la Spettatrice Numero Uno.

 Ed ecco avanzare in abito scuro e sciarpa bianca una meravigliosa signora milanese di cui si possono rapidamente contare pure gli 85 anni portati così bene, dato che dichiara subito che lei alla tenera età di 16 anni si era seduta per la prima volta in platea al Piccolo per vedere lo spettacolo d’inaugurazione, ‘L’albergo dei poveri’. Ricorda bene gli attori, uno per uno, e la magia di quel primo ‘momento di condivisione delle emozioni’, ché è poi questo quel che conta del teatro nella vita.

 E ancora vorrebbe raccontare, questa splendida proto-dramaholica, e ricorda che poi ha continuato a seguire puntualmente la programmazione teatrale, ha visto in pratica tutti gli spettacoli di Giorgio Strehler, compreso quel ‘Vita di Galileo’ con un immenso Tino Buazzelli. Rubando quasi il lavoro di Professore a uno stupefatto Claudio Longhi insolitamente in grisaglia cerimoniale, la Spettatrice N.1 regala agli astanti distratti pure una chiosa etimologico-morale sulla radice di ‘cuore’ che sta al centro del ‘ricordo’, certo ignara del fatto che questo sarà poi uno dei temi forti della lezione di ripetizione del Sonetto 30 sul palcoscenico.

 La Spettatrice N.1 strappa l’applauso agli invitati e tocca davvero il cuore: è una presenza quasi miracolosa che ‘ricorda’ appunto quanto il teatro alla fine sia davvero ‘del’ pubblico e che anche - o soprattutto - gli spettatori lo ‘fanno’.

 Si andrà poi a sedere con due amiche in fila E poltroncina 13 e riuscirà a seguire attentamente tutta la complicata tela multi-linguistica che Rodrigues svolgerà. E per due buone ore la Signora s’incanta come quasi tutti gli altri spettatori, senza dar mai cenni di socchiudere gli occhi, come invece fanno quasi accanto a lei, durante il lungo passaggio su ‘Fahrenheit 451’, un’altra Signora Spettatrice di dieci anni più giovane e pure un Imbucato sui 65.

 Diciamo pure che tra le poche fortunate occasioni che offre ancora Milano, si può cogliere spesso l’agguerrita presenza nelle platee teatrali di un pubblico appassionato e competente, soprattutto femminile. Un giorno via l’altro capita così - Deo gratias - di potersi fermare ad ascoltare qualche illuminante parere che rovescia magari il giudizio di un approccio sbagliato. Ecco, per esperienza personale effettivamente ripetuta, viene da ribaltar cantando pure il De André mesto e ironico di Anime Salve per quel verso ‘…e che bello il mio tempo, che bella compagnia’.

 Non bisogna nemmeno titubare tanto prima del dietrofront a proposito della coerenza intrinseca - nel giorno del compleanno del Piccolo - di una scelta d’apertura del Festival Presente Indicativo che sulla carta è apparsa ad alcuni un po’ discutibile, trattandosi pur sempre di un lavoro molto conosciuto e di tredici anni fa, peraltro già rappresentato anche a Milano in Triennale Teatro, ma così potente e in grado di innervare la coscienza del valore della memoria e soprattutto della parola artistica. E si sa bene quanto ‘il testo’ sia centrale nella visione del teatro che Longhi condivide coi suoi maestri. 

 Tocco finale (del genio portoghese, o chissà): all’uscita le cortesi maschere offrivano al pubblico un ricordino con il testo del Sonetto 30 di Shakespeare riprodotto nella traduzione italiana di Maria Antonietta Marelli, in cartoncino azzurro pallido, quasi a contrasto con il giallo vivo del Festival. In fondo al foglietto si legge la piccola avvertenza: ‘Sonetto immangiabile’. E’ quasi l’ultima battuta di un lavoro che è anche molto divertente.

 Per spiegare a chi non ha visto ‘By Heart’ l’avvertenza sulla non commestibilità del ricordino, in scena Rodrigues aveva distribuito ai suoi dieci ‘complici’ (alcuni ragazzi della Scuola stessa del Piccolo, una ex ballerina scaligera, e forse due o tre normali spettatori) analoghi stampati con inchiostro edibile su fogli di ostia, e aveva costretto i malcapitati a masticarne grandi pezzi prima di ripetere insieme le parole del Poeta, da ‘Quando all’appello…’ a ‘…e ogni dolor ha fine’. 

 Gli spettatori no, a casa potranno al massimo incorniciare il foglietto per ‘ricordare’ questa serata che di memorabile ha offerto per davvero tanta poesia. 

L'invito all'evento per il 79mo compleanno del Piccolo Teatro in occasione del via a Presente Indicativo 2026

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