Finirà anche questo febbraio, e a suon di sold-out nei teatri s'annuncia una svolta cult, con in testa la doppia apertura del nuovo FOG in Triennale
16.02.2026
No, non sono passati nemmeno dieci anni da quando Marco D’Agostin era ancora il ‘giovane’ artista che finiva così citato, oltre la riga 70 del comunicato stampa, fra gli altri già più affermati, Chloé Moglia e Michele Di Stefano, coinvolti nel progetto ‘extra moenia’ ‘Vertigine’ di Torinodanza.
D'Agostin debuttava così nella periferia di Fonderie Limone Moncalieri - sovente ormai un nuovo 'luogo di fusione' dove cola bellezza teatrale - proprio con questo ‘First Love’, ripreso adesso, dal 4 al 15 febbraio, in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina, dal Piccolo Teatro, nello Studio Melato versione mignon, con sei file di platea raccolte intorno alla scena.
Presentato a suo tempo nell’ambito di un progetto di teatro partecipato e aperto ai territori di montagna (1) appunto per Torinodanza 2018 (la prima edizione diretta da Anna Cremonini, che ha subito allargato il campo di un festival già prestigioso), ‘First Love’ segue il lavoro che nel 2017 il ‘giovane’ Marco aveva allestito - sempre con Chiara Bersani come co-creatrice - ‘The Olimpic Games’.
In quest’altro spettacolo, nato in residenza a Centrale Fies, erano in scena anche Matteo Ramponi e Marta Ciappina, con la quale D’Agostin ha poi centrato il successo de ‘Gli anni’. Ora Marco e Marta stanno preparando il nuovo atteso ‘Catalogo’, che debutterà a RomaEuropaFestival il 31 ottobre prossimo venturo (è un progetto sull’addio alla danza di una ballerina, ci vorranno i fazzoletti?!?).
D’Agostin è salito agli onori della cronaca per la danza, vincendo i primi premi del ramo, ma in realtà è un talento decisamente teatrale a tutto tondo. E già nel ‘giovane’ di dieci anni fa, del resto, nessuno poteva più vedere il potenziale di un danseur étoile, anche se ‘First Love’ è uno spettacolo fisico, di movimento quasi da fermo e insieme di parola, che richiede coordinazione e un fiato pazzesco.
Per continuare sul filo del paradosso, D’Agostin riesce a incantare così bene il pubblico da solo e pure con poco più di un nonnulla di scena - come in ‘First Love’ e anche nel suo piccolo capolavoro del 2025 ‘Asteroide’, ancora in tournée (2).
Eppure non è affatto un solitario, anzi è uno degli animali più sociali che siano venuti alla luce nella giungla degli egotismi teatrali. Gli avrà fatto magari bene anche diventare bolognese d’adozione, ché è di origine veneta, ma non erano più gli anni dei ‘biassanot’ o delle 'osterie di fuori porta', e chissà, magari così c’è proprio nato.
Lavora spesso e volentieri con gli altri artisti, ha fondato persino una compagnia apposta, VAN (dove sono associati Giorgia Ohanesian Nardin, Ginevra Panzetti&Enrico Ticconi e le ragazze di Parini Secondo, appena sussunte anch’esse al Piccolo Teatro), e ama soprattutto confrontarsi e lavorare con personalità tra le più diverse da lui, che frequenta anche nella vita.
Non è un mistero che uno dei migliori amici di Marco, se non quasi un fratello adottivo, sia un altro gran bel curioso d’umanità come Nicola Borghesi, anima e frontman di Kepler-452, ovvero praticante al massimo livello di un teatro politico di realtà che apparentemente è all’opposto del ‘performativo leggero cult’ a cui si potrebbe ascrivere D’Agostin.
Che il nostro Marco sia un tipo così sociale lo dimostra anche la storia di ‘First Love’, che pure è una fiaba autobiografica sulla passione di un bambino per la campionessa di sci di fondo Stefania Belmondo e insieme uno strepitoso esercizio di bravura personale: nasce come un lavoro di ricerca nel centro di sci di fondo di Pragelato, con un gruppo di atleti, ma anche con le persone del posto.
Il risultato è semplicissimo, come sanno gli spettatori che lo hanno visto nei precedenti passaggi a Milano, in primis a FOG 2021 di Triennale Teatro: si gioca intorno alla ricostruzione/decostruzione della telecronaca della più grande vittoria della Belmondo e in filigrana della gara stessa della campionessa a Salt Lake City 2002.
E va detto che verrebbe proprio voglia di sottrarsi all’insopportabile tramina riassuntiva, dato che ‘First Love’ è soprattutto un primo esempio sublime di quel virtuosismo teatrale leggero e croccante che ha fatto di D’Agostin un caso di soft-power culturale tutto da approfondire, avendo strumenti e preparazione adeguate.
Non mancano, per fortuna, alla solita invidiabile spettatrice ’intelligentona’, in fila 5 la sera del nuovo debutto milanese, intercettata mentre parla a un amico incontrato per caso. A domanda specifica, quello si dichiara ‘non ancora fan di D’Agostin’, e la signora ribatte subito: ‘hai visto che meraviglia?!’. Quando lui annuisce e prova ad aggiungere: ’Sì, e che leggerezza…’, la nostra guru del caso s’impanca così: ‘Certo si può dire leggero, ma attenzione! Per arrivare a un risultato del genere, oltre al talento naturale e ben coltivato per lo spettacolo, ci vuole anche un approccio intellettuale di alto livello, non so se mi capisci? In qualche modo è come l’ultimo Calvino…’. Sic.
Intendendo con Calvino, s’immagina, proprio Italo, e con l’ultimo ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’ o giù di lì: come darle torto sulla sostanza?
Ci vuole del genio, in effetti, oltre che del talento coltivato con tanta cura e dedizione, per praticare con classe questo genere di ‘spettacoli totali’ che altrimenti scivolano facilmente nel kitsch. Per stare sul linguaggio sportivo, altro che lo sci di fondo, dove il piccolo Marco arrivava diciannovesimo alle gare! D’Agostin ora è quasi come se praticasse lo slacklining estremo, sta lì appeso sul filo del ridicolo, con il vuoto sotto, senza nemmeno la fettuccia di sicurezza.
Che poi attacchi chiedendo al pubblico ’Come va? Come state voi?’ pur di mettere subito in piazza la sua ansiosa emozione, non è tanto una furbata per accattivarsi l’uditorio o solo un espediente da teatro contemporaneo. A D’Agostin - per ripetere un concetto già espresso in un’altra occasione - è inutile chiedere ‘ci sei o ci fai?’: quando va in scena è così, troppo bello per essere vero.
Distratti dalla concomitanza di tante proposte, molti hanno perso il primo rilancio al Piccolo Teatro di ‘First Love’, nella personale di Marco D’Agostin al festival Presente Indicativo del 2024, quando veniva rappresentato contestualmente a ‘Gli anni’ con Marta Ciappina, quest’ultimo co-prodotto dal Piccolo stesso e fresco di premi.
In quell’edizione impareggiabile del nuovo festival milanese, Marco, nel frattempo entrato tra gli artisti associati del Piccolo, aveva poi riproposto il suo ‘Avalanche’, coevo a ‘First Love’, animando in scena con Teresa Silva ‘una danza di sopravvivenza, all’alba di un nuovo pianeta prima (o dopo) che una valanga travolga tutto’.
Si vede che era ancora molto in fissa con la neve, a fine anni Dieci, ‘il giovane’ D’Agostin: ora che è cresciuto e gira il mondo con successo, combinazione c’è pure il riscaldamento globale che centellina i fiocchi…così s’è messo direttamente a guardare le stelle in cielo!
Senza celiare oltre, l’attualità della retorica mediatica olimpica rende ancor più intrigante la spettacolare riproposta a Milano di ‘First Love’, un autentico gioiello che in appena 48 minuti dimostra che nessuna Intelligenza Artificiale e nessun tipo di riproduzione possono ancora essere paragonabili alla poesia del talento naturale dal vivo.
P.S.: un giorno qualcuno metterà in vendita online, a un prezzo magari stellare, il kit consegnato in busta chiusa agli spettatori dalle giovani maschere del Teatro Studio Melato, subito dopo l’ingresso. Il sigillo con il cuoricino rosa porta scritto in italiano e in francese: 'Apri prima che inizi'. La busta contiene adesivo e spillina, foto-ricordo di D’Agostin ragazzino con la 'sua' Belmondo, nel 1995 a Passo Croce d’Aune, e ancora una cartolina double face con i titoli dello spettacolo e il testo di ‘First Love’ di Adele, da provare a ricantare in playback come fa il protagonista nell’incipit.
Dispiace soltanto di non aver avuto la faccia tosta di farsi autografare il kit da Marco D’Agostin.
(1) UN CUORE CALDO A PRAGELATO
dal comunicato stampa sul programma di Torinodanza 2018:
Dal 12 al 14 ottobre, alle Fonderie Limone di Moncalieri, approda VERTIGINE, il risultato di un anno di lavoro sui territori di montagna tra Torino e Chambéry per dare il via al progetto Corpo Links Cluster, sostenuto dal programma europeo Alcotra (Alpi Latine Cooperazione Transfrontaliera) che coinvolge Espace Malraux ‐ scène nationale de Chambéry et de la Savoie (capofila), Teatro Stabile di Torino ‐ Teatro Nazionale / Torinodanza festival, Associazione Dislivelli di Torino e Université Savoie Mont Blanc. Sono stati invitati artisti di diverse generazioni a raccontare la montagna, spingendoli ad uscire da schemi e processi consuetudinari per costruire una modalità creativa che coinvolgesse le comunità, intercettasse temi e pensieri che la montagna esprime, incontrando le persone, condividendo idee e progetti.
La Val di Susa e la Val Chisone sono al centro del lavoro di quest’anno e gli spettacoli che verranno presentati alle Fonderie Limone di Moncalieri, nel programma di Torinodanza, nascono nei territori di Bardonecchia e di Pragelato e coinvolgono tre artisti, la danzatrice/acrobata francese Chloé Moglia che presenterà La Spire (13 e 14 ottobre – prima nazionale), i coreografi italiani Michele Di Stefano con la sua compagnia mk con Parete Nord (12 e 13 ottobre – prima nazionale) e il giovane Marco D’Agostin con First Love (12 e 14 ottobre – prima nazionale). Nell’ambito di VERTIGINE #1 verranno inoltre organizzati due incontri fra artisti e sportivi: il primo il 13 ottobre con Michele Di Stefano, Alessandro Gogna e Alberto Re e il secondo il 14 ottobre con Marco D’Agostin e Stefania Belmondo.
VERTIGINE #1 è la fase conclusiva di un percorso che inizia durante l’estate con un laboratorio (con esito pubblico) di Marco D’Agostin con gli atleti del Centro Olimpico del Fondo di Pragelato, due residenze a Bardonecchia di Michele Di Stefano e la sua compagnia mk, cui si aggiunge la performance Orografia (4 agosto) alla Baita Chesal nella frazione Melezet. Sempre a Bardonecchia, in piazza ad ingresso gratuito, si presenta l’anteprima nazionale di La Spire di Chloé Moglia (28 luglio) che in quell’occasione sarà protagonista di un incontro con l’arrampicatrice torinese Federica Mingolla’.
NOTA (2) CALENDARIO ASTEROIDEO
Se non avete ancora visto ‘Asteroide’ segnatevi le prossime occasioni per recuperarlo:
12 marzo a Verona, Teatro Camploy;
26 marzo Genova, Teatro della Tosse;
10 maggio Roma Teatro Palladium;
16 maggio Udine, CSS.